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Paolo Cirino Pomicino: “I partiti sono in terapia intensiva. Draghi deve molto all’Italia”

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Gaetano Di Meglio | Paolo Cirino Pomicino non ha bisogno di presentazioni. I più anziani lo ricordano per chi è stato, i più giovani lo vedono in tv e mercoledì mattina, il giorno di Draghi, sarà su la7 a “L’aria che tira” per commentare la politica nazionale. Ieri, nella sala del Regina Isabella ha presentato il suo libro “Il grande inganno. Controstoria della seconda repubblica” dialogando con il giornalista Gianni Ambrosino.
Lo abbiamo incontrato poco prima e siamo partiti subito in quarta.

“Nei 28 anni della seconda repubblica abbiamo avuto 16 governi della durata media di un anno e sei mesi e in più 7 volte la maggioranza parlamentare è cambiata. Nella Prima Repubblica le maggioranze parlamentari erano maggioranza nel paese. Nella Seconda, le maggioranze parlamentari non sono mai state maggioranza nel paese, ma sempre minoranza nel paese. Ecco perché ha determinato poi che tutti i referendum dei vari governi per lui Renzi, soltanto puntualmente fatto, a testimonianza della manipolazione. Per la quale si scelse il sistema maggioritario che aveva un altro obiettivo che era quello di spaccare la Democrazia Cristiana. Nei primi quarant’anni i partiti democratici vivevano il loro congresso dove c’era una maggioranza che si formava e decideva la linea e di alleanze e la seguiva.”

Possiamo dire che tutta la narrazione da paura fatta su partiti e correnti era sbagliata?
“Ma non solo era sbagliata, era dolosamente sbagliata. La domanda che bisogna farsi è perché il partito comunista, mentre cancellava nel Congresso di Rimini del 91, il termine comunista dal suo simbolo dopo aver chiesto e ottenuto da Bettino Craxi l’iscrizione al Partito socialista europeo, perché in Italia non superò la scissione di Livorno dando al paese finalmente un grande partito socialista che potesse essere alternativa alla democrazia cristiana? Che cosa impediva al partito di fare quella scelta per la quale aveva chiesto di essere iscritto al partito socialista europeo? Non lo fece perché in realtà ebbe un’altra proposta più avventurosa ma anche e più gratificante, quello di fare insieme al salotto buono del capitalismo italiano un’alleanza che poteva cambiare gli assetti democratici del paese. Ed è quello che mi venne a chiedere nel 91 De Benedetti, ovvero partecipare a questo tipo di disegno, non un complotto, un disegno politico chiaro. Naturalmente io la presi un po’ a scherzo. Altri della democrazia cristiana, guarda caso la Provvidenza, accettarono e non hanno mai avuto un avviso di garanzia, anzi sono stai eletti senza contributi elettorali, ma soltanto dal nulla, con l’applauso popolare.

Negli esempi della narrazione falsa e omissiva, per non parlare poi della narrazione sotto il profilo giudiziario, basta pensare a quello che è accaduto a Lillo Mannino e poi a Giulio Andreotti. Altro mantra che accompagnava questa falsa narrazione è che, azzerata la cultura politica del comunismo, dovevano essere azzerate tutte le altre; infatti, sono scomparse grazie anche alla complicità dell’informazione. Una volta azzerate le culture politiche bisognava aspirare ad altro. E dire che ora arrivava gente nuova e il cambiamento mentre nei primi quarant’anni l’Italia era stata amministrata da corrotti. E allora Milano, Napoli e Palermo si sono messi all’opera e hanno determinato quello che avvenne nella Domenica delle Palme del ’93: Giulio Andreotti, io e Scotti ricevemmo l’avviso di garanzia per associazione camorristica. Dopo trent’anni siamo stati assolti, addirittura in istruttoria, però chi emise l’avviso di garanzia, è diventato deputati e quadro politico del Partito Democratico. Questo è una delle tante cose che sta scritto nel libro, Un libro di fatti e i fatti non possono essere smentiti”.

Questo libro arriva nel momento in cui la politica si vive fuori, nel senso. Abbiamo vissuto l’elezione di Mattarella bis live. Diversa da altre elezioni: tutto davanti alle telecamere o con i social. Che direzione sta prendendo questa “repubblica” e quale deve prendere la prossima repubblica. Ci siamo resi conto che abbiamo sbagliato perché i partiti servono. Cosa serve per poi affrontare le sfide di domani? Davvero serve un tecnico? Questa paura di andare a votare? Come lo affrontiamo?
“Nel libro c’è una parte dove si indicano le grandi sfide del nostro mondo. La politica di oggi non avverte le grandi sfide. I tecnici non possono fare un mestiere che non è il proprio. La speranza, in realtà, c’è. È legata alla necessità che i partiti abbiano un sussulto. Quelli che oggi si chiamano partiti e che non sono partiti ma sono comitati elettorali di tizio, caio e sempronio. Non sono partiti, non per un’opinione, ma perché per essere partito hai bisogno di una cultura e di una democrazia interna, dove il reclutamento della classe dirigente è fatta in maniera darwiniana. Dove si discute, si litiga…

Le Sezioni?
Le sezioni o un’altra forma, ma deve essere collegiale che è il contrario del personalismo che invece si è imposto in questi 28 anni. Avere un sussulto e spero che le forze politiche lo possano comprendere. Ma ti sembra possibile che in Italia non esiste un partito socialista come in tutto il mondo? Finanche nel Partito Democratico americano c’era un’aria socialista. Da noi non c’è più nessun rappresentante delle grandi famiglie politiche. Non c’è più un partito socialista, un partito popolare, non c’è un partito liberale, non c’è un partito verde. E’ che questo determina la mancanza di visione e poi al governo arriva una classe dirigente totalmente inadeguata, perché in realtà non c’è la selezione darwiniana. In questi 28 anni abbiamo avuto un raddoppio del tasso di disoccupazione, la perdita dei 500.000 posti di lavoro con la scomparsa di qualunque iniziativa. Un disordine ordinamentale dello Stato per cui, in realtà, alla fine della giostra, questa difficoltà si è trasferita nel Parlamento e la dimostrazione di questo fallimento c’è dato dall’ultima legislatura in cui la politica non è stata capace né di eleggere un proprio parlamentare alla guida del governo con tre governi fatti e tre maggioranze, né di eleggere un Presidente della Repubblica. Dinanzi a questo, cos’altro dovremmo aspettare per dire che questa politica è fallita?

E i partiti o si danno una mossa o si danno un sussulto di orgoglio e recuperando democrazia e cultura. è questo è il binomio da recuperare, o il paese va alla deriva”.

Nella prima Repubblica sarebbe accaduto qualcosa come è successa in questi in questa legislatura. Nella Democrazia Cristiana forse c’erano più correnti che partiti oggi…
“Un partito che raccoglie 14 milioni di voti è difficile immaginare che la guida di quel partito possa essere fatta da una sola persona e gli altri in fila per due. E’ più che normale che in un grande partito ci fossero delle correnti di pensiero che poi naturalmente avevano contrasto sul terreno del potere, perché la politica senza il potere è una predicazione. Noi abbiamo avuto l’azzeramento delle correnti, si fa per dire, ma avevamo delle culture alle quali si faceva riferimento. E non bastare il solo definirsi “democratico.” In tutti i 28 Stati dell’Unione non c’è nessun partito che si chiama “Partito Democratico”. Noi noi giochiamo in una nuvola virtuale, in una sorta di Disneyland, dove abbiamo partiti dal nome sportivi, faunistici, floreali e 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Forza Italia. Abbiamo una frantumazione non solo numerica ma culturale e politica di quelli che pensano di essere partiti e che non lo sono”.

Si torna spesso parlare in questi anni dei piccoli partiti e li vediamo come un fastidio, un rumore e non invece una ricchezza.
La lezione che possiamo prendere e lo spiego nel libro, dice chiaramente che il personalismo della politica ha trasformato le forze politiche in piccoli partiti. Avere un partito piccolo significa avere il rimborso elettorale e il partito piccolo finisce per avere una sua autonomia finanziaria, però son partiti al 2% di una volta. Il partito liberale, ad esempio, che era intorno al 3%, aveva una sua visione e una sua cultura politica. Lei ha mai sentito un concetto politico da questi al 2%”
Come possiamo ricucire lo strappo tra politica e cittadini
Lo abbiamo detto, la speranza vera per l’Italia è che ciascun partito, possa recuperare l’identità che ha smarrito. Se non c’è l’identità, la gente non va a votare. Prima ognuno aveva una propria identità in relazione al partito cche votava. Oggi nessuna identità. I parlamentari cambiano gruppo parlamentare con troppa semplicità ed era quello che avveniva anche nello stato prefascista che portò poi al disastro.

Un democristiano non sarebbe mai passato con il movimento sociale o con il partito socialista?
Il vero democristiano della prima repubblica non è mai passato e non hai mai pensato di passare da un partito all’altro e siamo stati l’unico partito che non ha avuto neanche fenomeni politici di scissione, ad esempio, come il partito socialista che erano due, si unificarono e ne divennero tre.

Come si gestiva tutto quel potere?
Attraverso le correnti. Le correnti sono un’invenzione emocratica. Diciamo così, gli amici di Donat Cattin avevano una sensibilità diversa, ad esempio, dalla corrente liberal democratica di Gava e di Andreotti ma avevano possibilità culturali diverse ma complementari. Ognuna delle correnti intercettava un pezzo di società e naturalmente il tutto veniva legato dal fatto che tutti erano democratici cristiani e tutti avevano l’ispirazione della dottrina sociale della Chiesa. Il discorso delle correnti era una esigenza legata alla capacità di unire pensieri diversi, ma compatibili rispetto all’unità del paese. Oggi diciamo che i tempi sono cambiati e che ci sono gli algoritmi, ma la tavola pitagorica vale lo stesso. In politica i fondamentali non mutano. Oggi abbiamo due grandi problemi e lo dico per illustrare come la politica non mette al fuoco le urgenze. Uno è il saccheggio del pianeta frutto di un liberismo selvaggio e di una crescita e di un consumo, possedere, possedere e possedere sempre di più determinando dall’altro compagno di viaggio, pericolosissimo, il capitalismo finanziario, che è quello che abbiamo conosciuto nell’economia di mercato, ma quello che ha trasformato la finanza in una industria a sé stante. Il che significa grandi ricchezze di poche e grandi povertà di molti. Oggi un manager guadagna 650 volte di più rispetto allo stipendio di un operaio. Ai tempi nostri si arrivava a 10, 15 volte di più se parliamo degli amministratori delegati. C’è una rabbia sociale che cammina sottotraccia che rischia di esplodere. Non a caso è esplosa con le elezioni di Trump, con Johnson in Inghilterra e da noi con i “5 Stelle”.

Con chi farebbe oggi un’alleanza Pomicino?
Abbiamo visti allearsi tutti. Le alleanze non hanno senso se non sul piano programmatico, però attenti, la politica non è solo amministrazione, non è solo programma, ma il soffio vitale di un programma è la forza di poter rivendicare la propria identità e avere una visione
Identità e coerenza, potrebbe essere questa la chiave di lettura che vede Fratelli d’Italia crescere in maniera esponenziale..
Fratelli d’Italia ha raccolto un elettorato moderato che si è annoiato di atteggiamenti incomprensibili e, in bene o male, ha un minimo di coerenza. Certo, la coerenza non è un valore assoluto però la Meloni ha una sua coerenza politica e questo l’ha portata nei sondaggi dal 5% al 21. La domanda che ci dobbiamo porre, però, è qual è la visione del nuovo partito della Meloni? È vero che ha cominciato da un cosiddetto conservatorismo, ma è ancora incerta. In più, nel partito della Meloni non c’è una classe dirigente in condizioni oggi di governare. Se per questo neanche nei 5 Stelle Infatti. Abbiamo visto, ma errare è umano, perseverare diabolico.

Buoni e cattivi della Democrazia Cristina?
Eravamo tutti buoni e tutti cattivi. Ma avevamo la forza della visione programmatica e della cultura che ci mantenevano uniti. Andreotti e Fanfani non è che si sopportassero molto, però nessuno dei due ha mai immaginato di lasciare il partito e nessuno dei due impediva all’altro potesse governare. Come disse Fanfani “il nostro è un partito libero e ci sono le Pasque e le Quaresime”. Alcune energie possono essere in prima linea, altre secondarie e viceversa.”

Ma esiste un uomo per tutte le stagioni?
“No. Io di personaggi così li ho visti nei manicomi quando c’erano. È impensabile che l’avvocato Conte giri intorno a Palazzo Madama, intorno a Montecitorio, e la televisione ce lo faccia vedere da una parte e dell’altra. Ha portato al disastro generale non solo il suo partito, ma sta portando anche il paese. La politica è una cosa maledettamente seria e nessuno può immaginare che dalla sera alla mattina possa fare il ministro solo perché noto”.

C’è però un fenomeno che non possiamo non vedere, Silvio Berlusconi.
Berlusconi ha avuto un merito importante, ha fermato la famosa macchina da guerra di Occhieto. Non so quante volte gliel’ho detto “non puoi immaginare che un partito potesse essere guidati da una persona”. Io gli dicevo sempre “tu hai creato un’azienda che ti sopravviverà e un partito che non ti sopravviverà”, perché il partito ha bisogno di configurare i personaggi in grado di governarla, di innovare, di suggerire nuovi orizzonti, nuovi obiettivi. Se invece è sempre la stesa e sola persona… Abbiamo visto in questi anni il personalismo. Berlusconi è al 7%, Renzi era al 40%, Salvini dal 32% al 15%., Grillo dal 33% al 12% però scisso. Il personalismo è facilmente deteriorabile. È un partito che non avendo una cultura di riferimento e un profilo identitario dato dal Leader di turno rappresenta un’identità che non è nelle condizioni di resistere all’usura del tempo. Poi c’è la volatilità del consenso e quindi torniamo alle origini del nostro disastro. In Europa ci sono altri governi in difficoltò, ma il governo vero non nasce soltanto dall’attività delle istituzioni, ma dalla capacità delle istituzioni di creare coesione e la capacità di portare il paese verso obiettivi precisi. La forza della Democrazia Cristiana, erano i leader periferici che garantivano che le realtà locali seguissero le indicazioni del partito nazionale Noi avevamo tre gruppi, il sottoscritto, Gava e De Mita.”

Un ricordo di Enzo Mazzella?
“Un mio avversario di ferro, come si suol dire. La cosa bella è che all’interno della DC lo scontro poteva anche essee durissimo ma si concludeva sempre con un accordo. Nella politica le energie o vengono guidate da una identità e da una cultura e da un senso etico della vita e delle azioni o diversamente si arriva, come si dice dalle nostre parti, a una sorta “di palla fa tu” e si corre il rischio di vivere in questa fase dove nessuno è nelle condizioni di sapere che cosa accadrà?”

Quindi parliamo di Draghi…
Mario Draghi deve avere anche un suo senso di responsabilità. Draghi ha avuto moltissimo dal paese. Ha ricevuto la nomina a governatore della Banca d’Italia dopo aver scelto di fare il vicepresidente di una banca d’affari discussa. Ha avuto l’indicazione dell’Italia per fare il Presidente della BCE e c’erano contrasti anche nel Parlamento Europeo perché non venivano riconosciute le sue qualità, ha avuto la possibilità di essere candidato alla Presidenza della Repubblica e un presidente della Repubblica deve essere un politico, non può essere un tecnico. Draghi dovrebbe interessarsi in un partito o l’altro come avvenne con Guido Carli, ma deve avere un bagno elettorale. È una personalità, ma senza politica è solo l’espressione dell’élite finanziaria ed oggi è essenziale avere un politico del genere perché i partiti sono in terapia intensiva”

1 commento

  1. A distanza di 30 – 40 anni si rimpiange la grande balena come veniva definita la DEMOCRAZIA CRISTIANA. Da democristiano doc POMICINO ha detto una cosa ovvia della cosi detta prima repubblica. Negli esami per il conseguimento della laurea in legge c’era anche un studio sulla storia dei Partiti Politici Italiani. E’ evidente che la Politica di oggi si è trasformata in un arrivismo di potere , un vero castello di sabbia.
    Lo vediamo nel piccolo, ossia nel nostro territorio isolano, mancanza di dialettica, senso della misura , personalismo sfrenato, senso del pudore, guai tu Cittadino a contraddirmi. Le leggi sono carta straccia !!!!!! ed a continuare. pietro

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