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L’Italia conquista gli Europei. Ischia si è messa la medaglia

Domenica sera, più per moda che per esigenza, Ischia ha deciso di scendere in piazza. Ha deciso si indossare la medaglia dei campioni conquistata dalla nazionale a Wembley e ha festeggiato. Piazze piene, auto in festa, bambini sulle spalle delle genitori. Alcuni adulti e meno adulti hanno potuto rivivere l’emozione del fumogeno tra le mani, assaporare il suo gusto marcato e maschio, e si sono potuti fatti avvolgere da quella nuvola di fumo che rende magica l’esultanza.

E’ stato così a Piazza degli Eroi, così a Forio, così a Procida, così in tante altre piazze. E’ stato così per molti di noi, fino a notte fonda.

Lungo le strade delle nostre isole, infatti, non sono mancati camion addobbati a festa, tricolori in ogni salsa, furgoni e bremack trasformati in vagoni viaggianti carichi di giovani con la voglia di festa. Lunghi caroselli che hanno tinto di tricolore il grande anello di asfalto che percorre il perimetro della nostra isola e i luoghi più caratteristici dei nostri sei comuni ischitani, come anche i belvedere e le marine di Procida. Scene allegre e di euforia, di speranza per un “ritorno alla normalità” tanto rincorso e che per una notte ha fatto dimenticare un po’ tutte le preoccupazioni.

Nel frattempo, tra condivisioni live e foto pubblicate sui vari profili web, nel racconto dei social che si è prodotto (e noi ci siamo stati con i soliti grandi numeri di sempre) non è mancato, però, il richiamo alla pandemia, al contagio, alla variante, all’assembramento.

Da una parte la realtà, la fobia creata da media distratti, da medici speculatori e dalla semplice e innata paura di ognuno di noi e, dall’altra parte, invece, la spavalderia, l’incoscienza e la necessità di fare “altro”, di chi aveva dimenticato la mascherina e, in alcuni casi, quando ne vedeva una diventava oggetto di scherno.

Ma questa è la storia di una società che trova in Fedez e moglie esempi a cui aspirare.

Però la cronaca di una domenica di festa, che ha avuto le dimensioni di una grande festa non può non essere raccontata. In questa fase della pandemia post vaccino (per molti) è il primo grande assembramento da tenere in considerazione. Non staremo qui a fare la predica a nessuno, dopo un anno ognuno pianga se stesso, ma prendiamo atto del grande evento e della grande gioia che questo evento ha sprigionato.

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