venerdì, Giugno 18, 2021

Affidamento del porto di Lacco Ameno, il giudice manda a processo tutti gli imputati. Da Pascale a Perrella

Nell’assegnare la sub concessione è stato violato il Codice degli Appalti, si è forzato il Codice della Navigazione. Otto imputati dovranno comparire dinanzi al tribunale per abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale e turbativa di gara pubblica. Avrebbero arrecato un ingiusto vantaggio patrimoniale alla “Marina di Capitello”. Il nono imputato risponde di abuso d’ufficio per non aver imposto alla società aggiudicataria di risolvere il contenzioso con la Capitaneria di Porto per alcuni verbali elevati nella gestione precedente

In primo piano

Paolo Mosè | Per il collegio difensivo nessuna procedura illegittima è stata realizzata nell’affidare alla società “Marina di Capitello scarl” la gestione dell’area portuale per il molo turistico di Lacco Ameno. Nessun concorso in abuso d’ufficio o falso ideologico e tutte le altre contestazioni elencate dal sostituto procuratore della Repubblica Antonio Ardituro emerge dalla valutazione della documentazione che è stata depositata all’atto della chiusura delle indagini preliminari. Atto prodromico per la richiesta di rinvio a giudizio. Tutte le argomentazioni che si sono basate sul fatto storico e guardando con altrettanta attenzione alla giurisprudenza costante della Suprema Corte di Cassazione che la difesa ha richiamato, non hanno convinto più di tanto il giudice dell’udienza preliminare, che ha disposto il rinvio a giudizio di Gaetano Grasso, Marcella Montesano, Giacomo Pascale, Giovan Giuseppe Zavota, Antonio Di Meglio, Domenico Miragliuolo, Maria Mugione, Giuseppe Perrella e Alessandro Dellegrottaglie. I primi otto rispondono in “solitaria”, oltre all’abuso d’ufficio e falso ideologico, anche del falso materiale e turbativa d’asta. Un maxi capo d’imputazione dove tutto viene concentrato in un’unica contestazione, particolareggiata, che va ad individuare le singole condotte e a ravvisarne la violazione di legge. Il nono imputato, invece, risponde in “solitaria” dell’abuso d’ufficio per un caso specifico che è stato anch’esso evidenziato, vivisezionato con altrettante argomentazioni fondate, dall’avv. Cristiano Rossetti.

PER LA DIFESA TUTTO LEGITTIMO

I difensori nel loro insieme ritenevano che vi fossero elementi per ritenere che le possibilità di evitare il vaglio dibattimentale fossero più che ampie e da convincere il giudice sulla “forzatura” della procura della Repubblica di spingere per il processo. Fatti che non hanno fatto altro che ripetere ciò che era stato già concesso in precedenza alla società “Marina di Capitello scarl” e che era stato frutto di valutazione a suo tempo da parte dell’autorità inquirente. Chiudendo l’attività investigativa non ravvisando alcuna violazione di legge; né vi era stata un’azione da parte della Pubblica Amministrazione di Lacco Ameno tale da arrecare un vantaggio patrimoniale al legale rappresentante della “Marina di Capitello”, Giuseppe Perrella. Una diversità di conclusioni che non hanno una logica ben precisa e che comunque in quest’ultima vicenda l’unica strada che avrebbero dovuto perseguire sia l’accusa che il gup è di disporre una richiesta di archiviazione da parte del primo e una sentenza di non luogo a procedere per il secondo. Una aspettativa che è rimasta tale ed il giudice ha valutato che ciò che si è materializzato nella fase delle indagini preliminari è più che sufficiente per giungere ad un processo pubblico, ove le parti avranno la possibilità di confrontarsi con l’esame dei testi che verranno chiamati a deporre e da ciò che potrebbero riferire eventualmente i consulenti.

E’ stata un’udienza preliminare molto particolareggiata, per essere stato il confronto dettagliato, per le udienze che sono state fissate per consentire a tutti di esporre nella massima chiarezza quali sono le circostanze che dimostrerebbero da un lato un’azione degli imputati su presupposti illegittimi e dall’altro invece per esporre cronologicamente gli avvenimenti per far emergere la piena legittimità di tutto ciò che è stato approvato.

L’ASPETTO POLITICO

E’ stato molto puntiglioso nella ricostruzione l’avv. Cristiano Rossetti, che nel suo intervento ha richiamato l’attenzione del giudice. Inizialmente per affrontare cronologicamente i fatti così come si sono succeduti temporalmente; le condotte soprattutto dei suoi assistiti, che si sono mossi con attenzione e scrupolo. Tenendo sempre come punto di riferimento la legge, senza tentare di favorire questo o quel possibile imprenditore che hanno avuto l’interesse di gestire il porto turistico, che certamente nei momenti di massima affluenza (escluso il periodo Covid), consente di poter offrire servizi ai numerosi yacht e anche panfili che hanno la necessità di fermarsi nel porto di Lacco Ameno.

Di questi nove imputati, il ruolo più significativo su cui la Procura ha svolto con il massimo scrupolo ogni accertamento, è stato nei confronti dell’ing. Gaetano Grasso, che all’epoca aveva stipulato un contratto di collaborazione con l’Ente comunale e che di fatto rilasciò la concessione alla società “Marina di Capitello”. Oggi quello stesso professionista è in forza al Comune d’Ischia con incarichi altrettanto impegnativi.

Sotto l’aspetto politico c’è una considerazione da fare, dopo la vorticosa spaccatura che si è creata tra l’attuale sindaco Giacomo Pascale e il gruppo facente capo al sen. Domenico De Siano. Ai tempi del via libera alla gestione del porto erano tutti “fratelli”, accomunati da un unico destino, andavano d’amore e d’accordo. E tutto passò liscio, senza forti contraccolpi nell’ambito della maggioranza. Tutto è mutato poi nel tempo con una traumatica spaccatura e chi era una volta favorevole a quella determinata gestione oggi ne è nettamente contrario. Il caso ha voluto, però, che oggi quegli stessi personaggi si ritrovino nuovamente riuniti, ma solo nell’ambito giudiziario. Cosa accadrà in questo processo, che inizierà il prossimo luglio? Sarà un’udienza interlocutoria, per poi ritrovarsi nuovamente in aula dopo la sospensione feriale e le cui attività riprenderanno con vigore dalla metà di settembre in poi. Un’incognita. E quelle stesse argomentazioni che sono state sviluppate dai difensori in camera di consiglio avranno sempre una valenza determinante per dimostrare – per la difesa – la insussistenza delle accuse.

Il primo capo d’imputazione comprende una serie di violazioni di cui ne abbiamo fatto cenno poc’anzi e che si conclude con la sottolineatura di un vantaggio patrimoniale alla società beneficiaria della gestione del porto, con un possibile danno allo stesso Comune di Lacco Ameno: «Per aver, in concorso fra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in violazione di legge e di regolamento ed al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte del Comune di Lacco Ameno, turbato fraudolentemente il procedimento amministrativo per la concessione di progettazione, costruzione e gestione relativa alla “riqualificazione del sistema di ormeggio per la nautica da diporto”, nonché turbato l’espletamento della procedura così procurando intenzionalmente alla Marina di Capitello scarl amministrata da Perrella Giuseppe un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel lucrare il prezzo dei lavori attribuiti mediante procedura che prevede il diritto di prelazione per il proponente la cui proposta viene qualificata di pubblico interesse».

LE VIOLAZIONI CONTESTATE

Per il pubblico ministero Ardituro vi è stata da parte degli amministratori che approvarono la famosa delibera in Giunta una colpa legata contestualmente a ciò che hanno sottoscritto i dirigenti presenti nella famosa commissione che poi ha dato il via libera al rilascio del bene pubblico che è finito nelle mani di una società privata: «Grasso Gaetano e Montesano Marcella quali componenti della specifica commissione di valutazione, con decisione del 5 novembre 2015, Grasso anche quale proponente la delibera di Giunta comunale, Pascale Giacomo, Zavota Giovan Giuseppe, Di Meglio Antonio, Miragliuolo Domenico, il primo quale sindaco e gli altri quali assessori componenti della Giunta comunale, con delibera numero 42 del 6 novembre 2015, attribuivano pubblico interesse ad una proposta in project financing per la gestione dell’approdo turistico di Lacco Ameno in contrasto con l’orientamento espresso dalla Giunta e dal Consiglio comunale, nonché dalla Regione Campania, che avevano indicato, quale possibilità di concedere in subconcessione lo specchio d’acqua, la procedura del concorso ad evidenza pubblica di cui all’articolo 18 registro del Codice della Navigazione e dell’articolo 30 del Codice degli appalti, nonché in violazione dell’articolo 153 comma 19 dello stesso codice che consente di utilizzare il project financing solo per l’effettuazione di lavori e non per l’espletamento di servizi, e dell’articolo 3 comma 1,4, 5 del decreto dirigenziale numero 133 del 5 ottobre 2010 dell’Area generale di coordinamento Demanio marittimo della Regione Campania che consente di agire in deroga esclusivamente per il periodo non superiore ad anni uno».

Per aver violato una serie di norme che prescrivevano, secondo l’accusa, un diverso percorso, in quanto quel bene era stato concesso all’Ente pubblico, che a sua volta decise di sub concedere. In particolar modo lo specchio d’acqua, così violando il Codice degli appalti. La stessa delibera di Giunta è stata passata al setaccio. Quell’atto non è stato ritenuto dal pubblico ministero sufficiente, dovendo essere valutato da organismi diversi come prescrive la legge: «Pascale Giacomo, Zavota Giovan Giuseppe, Di Meglio Antonio, Miragliuolo Domenico, Grasso Gaetano, e quest’ultimo per aver espletato i relativi atti quale responsabile dell’area tecnica e rup, di una procedura di affidamento di una concessione pubblica di valore di oltre 2.689.500 di euro, attività che doveva demandarsi ad una centrale di committenza, come da Codice degli appalti».

IL RUOLO DI GRASSO

Il ruolo di Grasso è ritenuto centrale, in quanto tutta la procedura è stata gestita, valutata e poi segnalata al potere politico che amministra il Comune, in quanto vi sarebbero state delle gravi violazioni. Non chiamando altri possibili concorrenti e di aver scelto una società che non avrebbe tutti i requisiti previsti per ottenere la gestione di un bene pubblico di primaria importanza: «Grasso Gaetano quale rup e responsabile dell’area tecnica, per aver scelto di utilizzare una procedura ristretta non adottabile nel caso di specie e comunque espletata con gravi violazioni in quanto priva dell’invito a partecipare entro 80 giorni ad operatori qualificati, priva della nomina della commissione che avrebbe dovuto verificare le diverse proposte, e conclusa con aggiudicazione a soggetto privo di requisiti richiesti.

Grasso Gaetano, nella qualità di rup dell’intera procedura di affidamento e responsabile dell’area tecnica, per aver omesso di nominare la commissione di gara per la procedura ristretta, omesso di effettuare la aggiudicazione provvisoria, atto propedeutico all’aggiudicazione definitiva, omesso di considerare che non era mai stata valutata la presenza in capo al promotore dei requisiti richiesti dall’articolo 95 del DPR 207/2010 (regolamento per l’attuazione del Codice degli appalti) e per avere conseguentemente attestato falsamente con determina 21/2016 relativa all’aggiudicazione definitiva alla Marina di Capitello scarl, la regolarità amministrativa della procedura, per aver attribuito, con determina numero 35/2016, efficacia all’aggiudicazione definitiva pur essendo a conoscenza dell’esistenza di una situazione debitoria e contenziosa, tra la Marina di Capitello scarl ed il Comune, situazione ostativa all’efficacia dell’atto.

Grasso Gaetano, evitando di astenersi dalla procedura e di chiedere di essere sostituito, essendo in evidente conflitto di interessi con Perrella Giuseppe, per effetto del decreto che dispone il giudizio emesso dal tribunale di Napoli ufficio gip nei confronti di entrambi per concorso in abuso d’ufficio nel procedimento 25027/15 proprio in relazione al precedente affidamento alla Marina di Capitello della gestione degli approdi del comune di Lacco Ameno».

IL CONTENZIOSO CON L’ENTE

Anche il ruolo del sindaco sarebbe stato superficiale: «Pascale Giacomo, quale sindaco pro-tempore e destinatario quale legale rappresentante del Comune persona offesa degli atti giudiziari, per avere omesso di attivare le procedure volte a sostituire Grasso Gaetano dall’incarico di rup e responsabile dell’area tecnica a cui era stato affidato di espletare le procedure di gara che vedevano partecipare la Marina di Capitello scarl».

Così come non attenta per le responsabilità di cui si imputa al responsabile dell’Ufficio finanziario: «Mugione Maria, quale responsabile dell’Ufficio finanziario del Comune di Lacco Ameno, per avere omesso di relazionare in modo completo e tempestivo sulla situazione debitoria e di contenzioso della Marina di Capitello scarl con il predetto, situazione ostativa alla dichiarazione di efficacia della aggiudicazione definitiva».

Ed ancora il legale rappresentante di “Marina di Capitello”, perché: «Perrella Giuseppe quale privato istigatore e destinatario dei vantaggi patrimoniali derivanti dalla procedura illegittima sopra descritta».

Una contestazione a parte per l’imputato Dellegrottaglie, che non avrebbe fatto nulla per indurre la società affidataria a pagare ciò che era in contenzioso con la Capitaneria di Porto: «Perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, in violazione di legge e regolamenti, nella sua qualità di responsabile dell’Ufficio finanziario del Comune di Lacco Ameno, omettendo di ingiungere alla Marina di Capitello scarl il pagamento di tre verbali elevati dalla Capitaneria di Porto ed in particolare: verbale U/48 del 15 giugno 2016, rapporto numero 12379/16, verbale numero U/2016 del 14 luglio 2016, rapporto 12466/16, verbale U/16 del 3 ottobre 2016, rapporto 543/17 del 17 gennaio 2017, intenzionalmente procurava alla predetta società l’ingiusto vantaggio di euro 9.000 con corrispondente danno dell’Amministrazione».

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2 Commenti

  1. La Marcella Montesano, dove va fa danni ora è al Comune di Cercola a guidare l’anticorruzione e, sembra essere anche coinvolta in concorsopoli ed altre casette

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