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La Soprintendenza delle baracche

Vincenzo Acunto | Il 22 febbraio di 18 anni fa, in piena frenesia di edilizia abusiva, pubblicai, sull’allora unico quotidiano isolano “Il Golfo”, un pezzo dal titolo provocatorio “La Soprintendenza motore e stimolo dell’abusivismo edilizio”.
Nel ridotto spazio giornalistico, sintetizzavo la evoluzione del fenomeno nella nostra isola ove (già vigenti i vincoli urbanistici) i più grossi manufatti edificati in aree privilegiate erano assistite da regolare “licenza edilizia” comprensiva del parere paesaggistico, mentre tante abitazioni, anche molto modeste, sorte per esigenze di alloggio, ne erano sprovviste. Conseguenza è stata che, chi aveva concretamente offeso il paesaggio, era coperto dalle cartule e chi aveva seguito la strada della necessità era dovuto ricorrere al condono che dal 1985 non ha dato ancora i suoi esiti. Pur se lo Stato ha incassato denari in quantità. Come al solito, nessuno se ne “fregò” del mio scritto. Gli abusi, coperti dalle cartule degli uffici di piazza del plebiscito, sono continuati. Con altra, apparente veste e nello stesso indirizzo. Atte cioè a procurare ricchezze a taluni privilegiati. Pensiero comunista qualcuno direbbe? Niente affatto. Semplice constatazione di uno stato di fatto. Le Soprintendenze sono uffici periferici del nostro Stato, preposti alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico di cui l’Italia è ricca. Ricchezza rinvenuta o donataci e non per meriti delle attuali generazioni. Esiste una legge che qualifica l’isola d’Ischia come “territorio a protezione integrale” per la quale ogni modifica di esso è impedita se non previo rilascio di un “nullaosta paesaggistico” del quale sono custodi i funzionari degli uffici delle soprintendenza, deputati a tutelare il territorio da modifiche che determinino offesa al paesaggio, al bello o altro. Concetti empirici che non avendo una precisa catalogazione regolamentare lasciano, nella valutazione del funzionario di turno, il potere enorme di decidere cosa un cittadino può fare o non fare nella sua proprietà o, anche, in quella non sua. Come ad esempio sui beni demaniali. E’ noto che “nell’indeterminatezza delle regole, l’arbitrio è dietro l’angolo. Sanzionarlo non è agevole anche per magistrati agguerriti come quelli della procura napoletana, nelle occasioni (sempre meno frequenti) in cui vengono notiziati di reato dagli uffici di polizia territoriale. Le brillanti menti dei funzionari della soprintendenza napoletana che osservano le bellezze della nostra isola, hanno escogitato il criterio secondo il quale, tutto ciò che vede l’impiego di mattoni o cemento è abuso. Si erge o no dal livello del suolo: è abuso. Tutto ciò che invece si impianta nel suolo senza l’utilizzo di detti materiali consente di dire che è opera “transitoria” e quindi possibile. Nel concetto della transitorietà non c’è offesa e non c’è danno al paesaggio. E così anno dopo anno assistiamo “rimbecilliti” al balletto che su aree private o demaniali, privati montino e smontino (dopo sei mesi) manufatti enormi di legno e ferro allo scopo di creare stabilimenti balneari o aree per la ristorazione. Si bucano scogli, si conficcano rotarie, si avvitano tavole, compensati, pagliarelle che poi, a stagione finita, vengono poi smontati per rimontarli l’anno successivo. E così, estate dopo estate, un intero panorama di costa isolano (come le foto che allego mostrano) è modificato nell’ottica dello sfruttamento privato. Chi viene ad Ischia per ammirare il paesaggio è costretto a guardare aree, di altissimo pregio ambientale, devastate da una crescente baraccopoli che definire indegna è esercizio di stile. Un vortice di denaro gira per confezionare relazioni tecniche e collaudi (che si ricopiano anno dopo anno), per marche da bollo, per montare o smontare e portare in deposito. E tutto questo perché qualche solerte funzionario dell’ufficio di piazza del plebiscito ritiene, con una interpretazione singolare, che il territorio non lo si devasta per un tempo limitato e il paesaggio non viene offeso. Consegnando, nell’immaginario collettivo, una interpretazione paradossale del concetto di vincolo paesaggistico e dell’abuso, in virtù del quale la realizzazione di un servizio igienico, di un pollaio o la modifica di una finestra è un abuso ma una diffusa baraccopoli, per sfruttamento commerciale, su coste, scogli, arenili, alle foci di alvei o aderenti l’eliporto, non lo è. Siamo nella follia assoluta o resto un visionario di una legalità applicata e non filosofeggiata? Dove è andato a finire quel funzionario della soprintendenza napoletana che, sfiorando il ridicolo, verbalizzò come abuso l’ancoraggio dei pontili nella scogliera di S.Angelo, per il fatto di aver rinvenuto una piastra bullonata nello scoglio, per fissarci le catene dei pontili, che non era disegnata nel progetto? I bulloni no!!, gridava il solerte funzionario. Erano, purtroppo, tempi in cui il funzionario faceva gli accertamenti scortato dalla polizia di stato. Lo metterei a confronto con i colleghi di oggi esperti in baracche. Specialmente con quelli che hanno esaminato la pratica per lo stabilimento balneare al lato dell’eliporto tra casamicciola e Lacco Ameno. Appena qualche anno fa, fu ritenuto un azzardo lo spostamento del distributore in quanto, in caso di incidente aereo, incendiandosi i depositi di benzina era messa in pericolo la vita umana. Oggi per lo stabilimento balneare non sussiste analogo pericolo? O gli incidenti possono succedere solo nel comune di Casamicciola, come i terremoti di Natale in Casa Cupiello? Buone ferie a tutti. Ci ritroviamo a settembre

acuntovi@libero.it

4 Comments

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  • mha che dire in un paese ove le norme sono tante e sopratutto soggette ad interpretazione dai vari soggetti politici e ministeriali nonché da magistrati di turno chiunque dotato di un minimo di cultura può fare il gallo sulla merda. Forse è per questo motivo che dall’ Italia scappano le migliori menti?

  • Dalle foto vedo l’imponente struttura che si trova a località capo grosso nel comune di Barano, come fa una struttura completamente abusiva a fare ristorazione? E chi mai quale scellerato ha poi autorizzato quella struttura? Invito alle forze dell’ordine ha verificare se e in regola con il parere paesaggistico,e con quale autorizzazione lavora se ma glie stata rilasciata.

  • Be’! Non si preoccupi,tanto poi arriva l’incaricato del governo che assolve tutti ed eroga soldi pubblici x sistemare le cose…….finché’ dura…….