Coronavirus, allarme taxi e bus turistici: “Senza aiuti dallo Stato il settore non ripartirà“

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Ida Trofa | Esclusi dagli aiuti di Governo per emergenza Covid, protestano autisti bus turistici e Ncc ma è un grido che dall’isola d’Ischia si alza contro un governo che resta sordo! La categoria, in grave crisi, lamenta una situazione catastrofica dei bus turistici e degli Ncc isolani che, rispetto ai colleghi della terraferma, con il limite intrinseco della insularità, vivono la tragedia nella tragedia. Collegamenti ridotti, norme stringenti e domande e richieste ferme da mesi.

Un quadro drammatico per un settore che rischia di soccombere perché è escluso dalle misure di sostegno varate dal Governo per la ripresa dell’economia e in ginocchio a causa dell’epidemia Covid 19. Non solo gli autisti dei veicoli da noleggio con conducente e dei bus turistici, ma le imprese stesse rischiano di chiudere le porte dei loro garage.

Un settore, il loro, completamente fermo e il cui futuro è legato alla ripresa degli eventi, allo sport, alle trasferte di squadre e società sportive, alle gite scolastiche ed al turismo. Ma tutto questo è ovvio per tutti eccetto che per i nostri decisori politici. Fatti e criticità che ripetiamo da tempo e che appare quasi pleonastico ripetere ancora.

Il comparto sciopera con forza anche se Ischia non ha avuto rappresentanze di peso. I lavoratori, aderenti alle varie sigle sindacali e alle associazioni di categoria, hanno presidiato Piazza del Plebiscito per ottenere un incontro con il prefetto di Napoli a cui presentare le proposte, utili al sostegno della categoria, da portare all’attenzione del Governo.

Le voci degli isolani conto l’azzeramento totale del lavoro per il settore autobus operator (turismo e servizi scuolabus), riduzione di oltre l’80% dei servizi per NCC e taxi: “E’ drammatico l’impatto economico del coronavirus per il settore trasporto persone a Napoli ed in provincia ma soprattutto qui ad Ischia. Abbiamo le nostre flotte ferme – ci dice un operatore – ed i dipendenti a carico. Non sappiamo più dove sbattere la testa. Ci serve  aiuto e soprattutto sostegno economico e politico. Il nostro è un settore strategico per l’economia dell’isola. Eppure questo non sembra interessare a nessuno. Come me, sono decine le aziende e isolane piegate da questa emergenza”.

L’annullamento o lo slittamento degli eventi culturali, sportivi, delle manifestazioni e la stessa scuola chiusa fisicamente, con le gite di istruzione faceva girare il settore. Tutto questo è stato un colpo durissimo da digerire. Ora le previsioni affatto incoraggianti  per la stagione turistica stanno mettendo in evidenza , purtroppo, come non ci sia luce in fondo al tunnel per i mesi a venire e per tutto questo 2020, orami gravemente ed irrimediabilmente compromesso. Sono fermi per decreto i trasporti scolastici e ad esempio nei comuni terremotati come Casamicciola per molte aziende NCC e Bus rappresentavano un canale di introiti certi. Paradossalmente l’emergenza rappresenta un risparmio del 100% per l’ente locale, per la gestione Commissariale della ricostruzione   ed un danno del 100% per l’impresa. Ma questo è solo un aspetto per una categoria che ora ha bisogno di portare le sue istanze sui tavoli istituzionali che contano. Di dar voce al proprio dramma imprenditoriale. Servono interlocutori autorevoli in grado di far pesare le difficltà e le richieste del settore Bus ed NCC.

Il danno è certo e non recuperabile. Indistintamente, tutti gli operatori del settore, legati al turismo business, agli eventi, all’incoming turistico e alle gite, registrano disdette e quasi nessuna prenotazione fino alla fine del mese di giugno, se non oltre. Le imprese stanno perdendo anche tutte le prenotazioni per il periodo delle ferie estive.

“Il danno è certo e non recuperabile. Paradossalmente – continua -, le ordinanze della Regione di sospensione dei servizi atipici, dei servizi di noleggio con conducente con autovettura ed autobus, salvi quelli atti a garantire spostamenti ammessi, ha inciso poco in questa situazione di mancanza di lavoro. Ora però le difficoltà di passare tre l’emergenza ci stanno dicendo definitivamente che senza che arrivino per noi aiuti economici, siamo morti, finiti“ conclude l’operatore scoraggiato e sfiduciato.

Le imprese del settore si trovano in grave difficoltà. Con loro anche il personale dipendente, con le rate dei mutui e dei leasing da pagare per l’acquisto mezzi, per il pagamento delle scadenze fiscali e contributive, per la sussistenza stessa delle famiglie dei titolari, che vivono del lavoro nell’impresa.

Una brusca frenata che no ha evitato l’incidente al settore trasporti privato che non può accontentarsi della sospensione dei versamenti fiscali, contributivi e delle utenze, oltre all’estensione degli ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito, ma che  invece ha bisogno di un’azione forte che intervenga ed incida sulle problematiche legate ai fabbisogni di liquidità immediata e su un sistema di indennizzi legati al blocco delle attività.

Questo è ovviamente un problema globale che investe tutta la nostra economia. Serve ben altro, oltre la lamentela e la richiesta di SOS,  servono proposte e provvedimenti concreti. Ma almeno le imprese provano a lanciare il proprio grido di dolore.

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