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Una “vrancata” di pillole di 4WARD

Politica nazionale – Ci siamo quasi! Dopo due mesi di stallo, sembra che il Presidente Mattarella stia per arrivare ad una decisione. Certo, la colpa non è sua, ma la gente comune (la stessa che vota acriticamente per un presunto cambiamento di un modus operandi nazionale a cui non intende rinunciare manco morta a livello locale) anela ad un nuovo Governo che, di qui a poco, dovrebbe arrivare.

L’ipotesi più probabile è quella di Salvini premier con il centrodestra sostenuto in aula da buona parte del PD, ma l’arte del possibile non esclude affatto l’eventualità di nuove elezioni entro fine anno, dopo un esecutivo “del Presidente” che traghetti il Paese verso una nuova legge elettorale. E a proposito di legge elettorale, è inevitabile porsi un quesito: ma secondo Voi, dopo la sonora batosta rimediata dal PD alle politiche del 4 marzo, Renzi e compagni si saranno riusciti a convincere che il Rosatellum sia stato per loro un vero e proprio suicidio volontario? Io non ne sono convinto, perché ancora oggi è troppo difficile per tutti i partiti (anche per il Movimento Cinque Stelle, che pur non avendo votato questa legge elettorale non ha disdegnato affatto di attingervi a piene mani per giocare con i listini proporzionali) rinunciare al privilegio di scegliersi il personale politico preferito, facilitando il compito a tanti soloni che non saprebbero neppure da dove cominciare una campagna su territori da 250.000 (Camera) e 500.000 (Senato) abitanti. E poi c’è il problema del premio ai partiti e non alla coalizione, che in tutta onestà, visti i risultati più recenti, terrebbe banco anche in casa centrodestra, dove in molti sono a preoccuparsi, dopo anni di percentuali altissime, dell’effettivo portato del proprio simbolo e del proprio leader. Comunque vada, di qui a poco dovremmo riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel.

Politica locale – Tra otto giorni vanno presentate le liste a Forio e anche stavolta, come e più di sempre, il panorama sembra oltremodo frastagliato. Le logiche paiono sempre le stesse e, a differenza del solito, quel che trapela ha fondamenti di certezza particolarmente vacillanti. Del resto, lo sappiamo bene: Forio, politicamente parlando, è patria di grandissime contraddizioni e di assurdità, in barba a qualsiasi logica. Come dire, è vero tutto e il contrario di tutto. C’è però un particolare tutt’altro che trascurabile, quest’anno: dopo l’autostrada creata cinque anni fa (chissà se per vero errore o volutamente) a favore di Francesco Del Deo, lasciandolo di fatto senza competitor verso la vittoria finale, a meno di sorprese quest’anno dovrebbe esserci almeno un minimo di mordente e non sembra affatto scontato che il Sindaco uscente, insieme ai suoi, possa vincere a mani basse nonostante si trovi pienamente in carica. Non faccio il tifo per nessuno, convinto come sono che la necessità del Comune Unico debba spazzare via con la massima urgenza le troppe vergogne campanilistiche di cui siamo ostaggio da ormai troppo tempo. Tuttavia, al momento, mi incuriosisce la figura di questo Ignazio Di Lustro. Non lo conosco e, di conseguenza, non ho idea di quanto possa essere capace di catalizzare consensi e, soprattutto, di operare una sorta di selezione del personale politico da candidare in lista. Ma se tanto mi dà tanto, in questa fase sembra l’unico vero elemento di rottura tra i soliti noti del Torrione e la necessità di sovvertire certe logiche che, oggettivamente, frenano il potenziale di un territorio meraviglioso e strategico per l’intera Isola. Anche in questo caso ci sarà poco da dover aspettare, prima di valutare se a Forio c’è qualche possibilità di guardare al futuro o se, anche stavolta, ci sarà ben poco in cui sperare.

Prima si vince, poi si recrimina – La cosa che mi ha dato più fastidio, al di là della sonora sconfitta subita a Firenze, è la più banale delle motivazioni addotte alla débâcle del Napoli contro la Fiorentina e al conseguente svanire, al di là della matematica, delle chances-scudetto: “La vittoria ingiusta della Juve contro l’Inter ci ha tarpato le ali”. Fu detta la stessa cosa anche quando i Gobbi vinsero all’ultimo minuto contro la Lazio e noi, poco dopo, beccammo i quattro palloni al San Paolo contro la Roma. Per favore, siamo seri! Al di là delle innegabili nefandezze di Orsato a Milano, se il Napoli avesse saputo vincere a Firenze, o quanto meno pareggiare, oggi avremmo messo a tacere tutti i catastrofisti, restando pienamente in corsa per la vittoria finale nonostante i soliti piacerini arbitrali filo-bianconeri. Non si cresce accampando scuse, cari amici: tutti conosciamo i limiti del Napoli e, nonostante tutto, siamo arrivati a un passo dalla meta, ma diventare grandi e forti passa anche dal saper rispondere “presente” agli appuntamenti che contano. Così come la logica di chi vuole vincere necessiterebbe di confermare l’ossatura base della squadra partenopea, allenatore compreso, per rafforzarsi adeguatamente e, in seno a un progetto di altissimo livello (top players, stadio, centro sportivo e settore giovanile), lanciarsi con decisione verso gli obiettivi di stagione. Ma quella logica, fino a prova contraria, non sembra appartenere al Presidente De Laurentiis, che invece pare proprio non voler andare oltre la società super virtuosa e costantemente presente in Europa che è stato in grado di mettere su nei suoi quattordici anni di proprietà e conduzione del Napoli. Attenderò con ansia, da tifoso, il termine del campionato, per poi capire cosa sarà di noi. Perché è vero che oltre i presidenti, gli allenatori e i giocatori resta sempre la maglia, ma è altrettanto vero che vederla utilizzata come semplice strumento imprenditoriale è un’onta non sopportabile a lungo.

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