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L’isola di nessuno. O degli scarti

“Penneralli a spirito scagati che sporcano i fogli delle vite dei casamicciolesi”

Come tante cose, Ischia ha reso zero anche l’impatto del web. I nuovi media, la nuova politica, le nuove frontiere della nostra società e l’incremento di alcune brutte storie del passato, anche da noi, restano relative. E continuiamo ad essere l’isola di nessuno.
E’ interessante pensare che tra 20 giorni si presenteranno le liste per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Casamicciola Terme. Tra un anno e mezzo per quello di Lacco Ameno ma siamo sempre allo stesso punto.
Siamo al punto zero. Con le rispettive parabole, Domenico De Siano e Giosi Ferrandino, che tornano a guardare all’isola come rifugio e “cosa fatta”. Tornano a valutare, con fin troppa calma, che comandano ancora loro e che possono decidere, senza farsi troppe domande.
Qualcuno li accusa di aver tenuto tutti sotto lo schiaffo. Qualche altro che hanno potere e che “minacciano”. Certo, nessuno dice che in molti gli vanno a leccare il culo fino alla fine del mondo, ma la verità che viene fuori da questo quadro è un’altra.
L’isola di Ischia, non so da quanto tempo, ha smesso di pensare alla “cosa” pubblica. Lasciamo che insulsi personaggi (evito la lunga lista) cresciuti all’ombra di Giosi e Domenico grazie alla “nostra” (non mia!) assuefazione e predisposizione al corrompere, al mercificare il diritto e al tacere in pubblico riducano l’isola e i nostri comuni a ricettacoli di brutta gente.
Lasciamo che gruppetti di malfattori politici (non più di due per volta) condizionino le scelte che riguardano tutti perché è morta quella parte di orgoglio della nostra comunità sotto il peso dell’interesse, di questa strana resilienza pubblica e del vivere “cujet”.
Casamicciola va al voto e, come tutti gli altri comuni dell’isola che arrivano dopo la modifica della legge Del Rio, senza un’alternativa. Non c’è reazione. Non c’è credibilità. Non c’è nulla che, in qualche modo, dia pensiero a Giosi Ferrandino e Domenico De Siano. Se non loro stessi.
Dall’altro lato c’è solo chi è stato scartato. Pensiamoci. L’alternativa che, nella migliore delle ipotesi, verrebbe fuori a 3 giorni dalla presentazione delle liste (sempre in tempo per saltare, però, sul carro di Domenico e Giosi) trova fondamento e unione solo sulla base dello screzio ricevuto da Giosi o Domenico per non dire che si è stati scartati.
E in questo panorama ci avviamo alle elezioni post terremoto, non una elezione qualsiasi, dove non abbiamo nessuna alternativa. Una Valentina Nappi, una Lorella Cuccarini o una Virginia Raggi o una Chiara Appendino.
Siamo l’isola di nessuno.
Dopo il terremoto, evento che avrebbe potuto essere culla della peggiore demagogia, della più squallida strumentalizzazione e della più giusta rivendicazione e ribellione, ci troviamo con un paio di sgallettate dal non senso evidente, gentucola in quiescenza che cerca un po’ di visibilità non essendoci riuscito in una vita intera avendo promulgato cazzate ripetute senza sosta, arzilli decrepiti usi a schifi vari e a lettere minatorie e un gregge di invasati dai sussulti dimaieschi. Ma siamo senza alternativa.
Non c’è. Non si è creata e, quelle che verranno fuori nei prossimi giorni potranno anche evitare di scomodarsi e restare in disparte.
La lezione di Forio con Ignazio Castagliuolo e quella di Ischia con entrambe le coalizioni (sia quella di Gianluca Trani sia quella di Enzo Ferrandino) espressione sia di Giosi, sia di Domenico non ha insegnato nulla. Neanche a perdere con onore.
E’ scomparsa l’opposizione. E’ scomparso il dibattito. E’ finita la carica per l’indignazione.
Fanno e sfanno indisturbati. Mettono e levano con facilità estrema e lo fanno a danno nostro. Ma oltre al post sui social, spesso senza nome e, con la certosina attenzione al like (per paura che la moglie del sindaco ti richiami all’ordine e ti imponga di togliere il like, metodo usato da Enzo Ferrandino e dai suoi nell’ultima campagna elettorale di Ischia) è troppo poco per Casamicciola e per l’intera isola di Ischia.
Ma c’è un senso di responsabilità pubblica che ogni tanto fa capolino. Ogni tanto penso, ora che l’età avanza lenta, che forse dovremmo darci una mossa per non arrenderci all’inesorabile pensiero: “mi vedo un po’ i fatti miei”.
Casamicciola ha un orizzonte triste e che dovrebbe essere rappresentato dal male minore: Giovan Battista Castagna. Sindaco pessimo che ha non ha saputo far nulla per il suo paese ma che, invece, ha saputo far accrescere sacche di corruzione e di clientela politica imbarazzanti per chiunque. Purtroppo non ci sono riflettori accesi, non c’è magistratura che indaghi, non c’è stato che si interroghi come sono trascorsi questi 20 mesi post terremoto.
20 mesi che sono serviti a pochi albergatori di arricchirsi con i 35 euro al giorno in pensione completa e che hanno trasformato le parole sisma in bingo grazie agli sfollati.
Gli echi nazionali dei disastri di questo governo continuano ad echeggiare. A L’Aquila, 10 anni dopo, ancora piangono per la cessazione dell’emergenza. Qui da noi, invece, ce ne fotte solo di vedere il bonifico del CAS. Ma se questa è la nostra massima espressione, come mai potremmo pensare di voler avere un’alternativa. La verità, troppo amara per essere accettata così com’è, è che ogni popolo si merita il governo che elegge. E Casamicciola ha eletto questo governo. E che cinque anni fa, come oggi, ha scelto il male minore. Ha scelto Giovan Battista Castagna e, volendo, si è salvato. Pensate al dramma se avessimo ancora, ancora una volta, Arnaldo Ferrandino. Sarebbe stata una ecatombe totale. Una zavorra per tutti. Una sciagura.
Ma cosa c’è oltre la mediocrità di Giovan Battista Castagna e lo squallore politico che lo circonda e lo caratterizza? Situazioni peggio. E, dopo 20 mesi da un terribile terremoto, pensare di dover scegliere per il male minore, ha tutti i colori della sconfitta. Saranno anche colori cupi, ma questi ci sono rimasti. Penneralli a spirito scagati che sporcano i fogli delle vite dei casamicciolesi e insozzano, a loro volta, quelli dove si incrociano con quelli degli altri comuni.
Altri cinque anni di pena? Altri cinque anni di dolori? La paura che questa sia la prognosi adatta ai sintomi di Casamicciola è alta. Dal nulla non si crea credibilità, non si crea proposta, non si crea l’alternativa.
Per ora, ed è la cosa peggiore, perché dimostra tutto il disinteresse di chi, poi, dovrà esprimere la propria preferenze, si parla del voto di Casamicciola come se non ci fosse stato nessun terremoto. Si continua a parlare di ingroppamenti misti, di accoppiamenti, di quello che sta con quello e di quell’altro che va con quell’altra e restano fuori, purtroppo, la proposta, i programmi, le idee, le soluzioni, la speranza che deve avere un paese.
Non si parla di nulla. Non c’è nulla all’orizzonte se non le solite storie di sempre: dal Pio Monte al Porto e tutto finisce nel solito scarabocchio.
Casamicciola è condannata al male minore e, anche questa volta, a fare un giro sulla ruota sbagliata. E non è quella panoramica di Natale, ma è quella della vita di un intero paese.

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  • Alle prossime elezioni avremo ancora il voto controllato con gente che voterà “giovan battista castagna”, altri invece “castagna giovan battista”, altri ancora “ing. castagna” di modo da poter contare i voti? Oppure ci si deciderà a pretendere una sola dicitura valida?
    I grillini dell’honesta’ cosa dicono a riguardo?