Ripartono le crociere. L’isola tira un sospiro di sollievo

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Leo Pugliese | I mille che partiranno domenica dalla Stazione Marittima di Genova saliranno a bordo di Msc Grandiosa da una comoda passerella e non da uno scoglio come quelli salpati 160 anni fa da Quarto. Eppure, per certi versi, anche questi crocieristi sono destinati a fare la storia del settore. Le compagnie sono rimaste ferme nei porti per sei mesi per colpa del Covid, ma ora possono ripartire. E lo faranno da Genova, dove sono puntati gli  occhi dell’intero settore. Sara e Francesco sono appena arrivati alla Stazione Marittima del capoluogo, lasciano i bagagli che saranno sanificati prima di entrare a bordo e affrontano la prima di sei tappe che servono per ottenere luce verde all’imbarco: il controllo della temperatura.

Msc ha messo in piedi una macchina organizzativa imponente per ripartire «in grande sicurezza – spiega Leonardo Massa, country manager della compagnia – Siamo i precursori del settore». E’ una prima mondiale: i due giovani membri dell’equipaggio della nave sono stati scelti per mostrare come avverranno tutte le operazioni. Dopo il modulo di autocertificazione, iniziano le soste nella sala d’attesa. Pochi minuti prima di arrivare al cuore della procedura, nella sala superiore dove ci saranno 14 postazioni con altrettanti medici e infermieri che effettueranno i tamponi.

Poi l’operazione si svolgerà dentro le tre pareti plastica montate come una cabina elettorale: una specie di sottile cotton fioc viene infilato per pochi secondi nel naso e spedito con tutte le precauzioni alla macchina che legge i risultati del test di immunofluorescenza. In mezz’ora arriva il risultato. I mille non arriveranno contemporaneamente a Genova. I primi passeggeri saranno accolti in mattinata, poi gli scaglioni impegneranno gli uomini della compagnia e del terminal per tutto il giorno. In serata infine la partenza di Grandiosa.

LE PERDITE DI QUESTI MESI

Nel secondo trimestre 2020, le prime tre compagnie crocieristiche globali hanno perso in tutto 6,7 miliardi di dollari: è il risultato delle ultime trimestrali, da quella di Carnival (perdita netta 4,4 miliardi, già licenziata dal consiglio di amministrazione a giugno come la peggiore di sempre) ai conti formalizzati a inizio settimana dai gruppi Royal Caribbean (Rcg) e Norwegian Cruise Line Holdings (Nclh). Specchio rappresentativo, perché i tre gruppi controllano oltre il 75% del mercato. La musica non cambia a Oriente, dove il principale operatore asiatico, Genting (Ghk) ha annunciato una perdita semestrale di 600 milioni. Sommando questo ultimo dato ai risultati degli altri tre gruppi, nella prima metà dell’anno la perdita è di 11,3 miliardi.

È l’effetto delle navi fermate dal virus. Per far fronte all’emergenza, Carnival (nove marchi – compresa Costa Crociere – oltre 100 navi gestite, 18 in ordine, la maggior parte in Italia) all’ultimo bilancio aveva liquidità disponibile per 7,6 miliardi, più 8,8 miliardi di credito all’export a sostegno delle navi in costruzione, e crociere prenotate per la seconda metà del 2020 per un valore di 475 milioni. Rcg (sei marchi per oltre 60 navi, 16 in ordine) ha chiuso il secondo trimestre lunedì con una perdita netta di 1,6 miliardi, contro i 472,8 milioni registrati lo scorso anno. Il consumo di cassa previsto dal gruppo Usa per la sospensione dell’attività è di 250-290 milioni al mese.

I ricavi si sono contratti del 93% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, per 175,6 milioni. Ora la strategia di Rcg, che al 30 giugno aveva in cassa 4,1 miliardi di dollari, non può che essere orientata sulla difensiva. Questo salvagente va ad aggiungersi a una linea di credito di 11,3 miliardi di dollari per finanziare le nuove costruzioni originariamente programmate fino al 2025. Ma a tal proposito il Rcg ha annunciato importanti ritardi nella costruzione di almeno cinque nuove navi. A 715,2 milioni è stata invece la perdita per Nclh (tre marchi, di cui due clienti fissi dei cantieri italiani, per 28 navi di cui in ordine nove) contro l’utile di 240 milioni dell’anno precedente, a fronte di un fatturato di 16,9 milioni contro gli 1,7 miliardi registrati nel 2019. Al 30 giugno 2020 la compagnia aveva 1,2 miliardi di vendite di biglietti anticipati che comprendono circa 800 milioni di dollari di crediti per crociere future.

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