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Per il sottosegretario Sisto, la Giustizia a Ischia non ha più speranze

La battaglia. Il 31 dicembre quindi si chiuderanno i battenti alla sezione distaccata. L’incontro con il parlamentare Sisto al Regina Isabella sabato scorso non ha prodotto alcun risultato. Ha ribadito che è la volontà del ministro Cartabia che non intende indietreggiare, mentre ha annunciato che l’Isola d’Elba avrà la tanto sospirata proroga per il suo ufficio giudiziario. L’unica strada praticabile in questo momento è convincere i parlamentari a votare l’emendamento. Non è facile, visto che nessuno ha intenzione di mettere in crisi il governo per salvaguardare la pensione

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Paolo Mosè | Per il sottosegretario Sisto, oramai «non vi sono più possibilità che rimanga in funzione la sezione distaccata di Ischia». Il sottosegretario alla Giustizia è stato categorico nel ribadire che il Ministero ha preso la sua decisione. Soprattutto il ministro Cartabia non ha alcuna intenzione di dare il proprio assenso ad una proroga di almeno due anni in attesa che si approvi il nuovo riordino della giustizia.

Il paradosso nel fatto che lo stesso rappresentante del governo, durante il confronto con i vertici dell’Assoforense dell’Isola d’Ischia guidati dal presidente Gianpaolo Buono e dal segretario generale Francesco Cellammare (che non si è affatto accontentato dei 31 voti di preferenza raccolti nelle elezioni amministrative di Ischia), ha riferito una notizia che ha lasciato tutti i presenti di stucco. Il governo è intenzionato a concedere invece la proroga alla sezione distaccata dell’Isola d’Elba. Perché questa differenziazione? Forse perché i politici toscani hanno gli attributi migliori di quelli campani? O forse perché la stessa classe politica meridionale fa il tifo per eliminare dal territorio il presidio giudiziario? Comprendendo, ovviamente, anche la sezione distaccata dell’isola di Lipari. Il sottosegretario nel faccia a faccia con l’avvocatura ischitana ha candidamente giustificato questa decisione semplicemente asserendo che la sezione dell’Elba funziona. Come? Con quale personale? E quale è la differenziazione che passa tra l’ufficio ischitano e quello elbano? Su questo non si è soffermato per nulla. Si è mostrato, invece, particolarmente insofferente e “adirato” di rincontrare nuovamente esponenti della classe forense campana, che aveva già accolto non con le braccia aperte nel suo ufficio di via Arenula, sede del guardasigilli.

COLPA DEL MINISTERO
Questa volta l’incontro è avvenuto sabato scorso non a Roma, bensì nella più comoda sala dell’Hotel Regina Isabella di Lacco Ameno. Ove era in programma un convegno organizzato dal Collegio dei commercialisti italiani. Che ha visto la presenza di emeriti esponenti politici, imprenditori e diversi magistrati. Di fronte a questa diga insormontabile i rappresentanti dell’Assoforense hanno ribattuto ricordando a chi dovrebbe essere informato che la sezione distaccata di Ischia del tribunale di Napoli ha un carico di lavoro ragguardevole sia nel penale che nel civile e che se l’ufficio giudiziario non funziona come egli ha asserito, questa è colpa ovviamente del Ministero. Non provvedendo ad inviare magistrati e personale di Cancelleria. Cosa che non spetta né all’avvocatura, né alle Amministrazioni locali. Come il sottosegretario alla Giustizia dimentica che se c’è una struttura funzionante e che è stata letteralmente riammodernata, è frutto del lavoro delle autorità locali e della determinazione della stessa avvocatura ischitana. Lui dimentica, ma la documentazione parla chiaro e non è corretto far ricadere le colpe su chi non ha alcun onere per il funzionamento della macchina della giustizia. E’ stato ricordato al sottosegretario, che peraltro è un avvocato eletto, udite udite, nelle file di Forza Italia. Quel partito che sempre si dichiara vicino alle esigenze della popolazione, che si definisce garantista fino al midollo osseo, che ha sempre dichiarato che la magistratura ha un ruolo predominante e che di fatto comanda molto nel nostro Paese.

IL SUGGERIMENTO
Il presidente Buono e il segretario Cellammare hanno anche sottolineato che questa massa di fascicoli processuali, una volta chiusa la struttura al 31 dicembre prossimo, verranno obbligatoriamente trasferiti presso la sede centrale. Questo comporterà un costante trasferimento di una parte della popolazione interessata a quei processi, per dover raggiungere il centro direzionale. Per essere presenti all’orario stabilito. Insieme agli imputati, le parti civili, gli avvocati, i consulenti, dovranno essere precisi soprattutto i rappresentanti delle forze dell’ordine, i tecnici dei vari Comuni e i vigili urbani. Per non parlare degli oltre 4.000 disabili che sempre più spesso hanno bisogno di un’autorizzazione del magistrato per le loro particolari condizioni che rendono difficile la mobilità. Queste informazioni sono state poste all’attenzione del sottosegretario, ma a quanto pare senza grossi risultati. Solo ad un certo punto ed in presenza di alcuni sindaci dell’isola, di Lacco Ameno Pascale e di Forio Del Deo, Sisto ha avuto più una collaborazione. Molto probabilmente cercando di suggerire che tutto potrebbe cambiare solo in funzione di un intervento del Parlamento e con il sostegno dell’ottanta per cento dei partiti che siedono alla Camera e al Senato.

Con un voto compatto la proroga potrebbe divenire fattibile ed il Ministero costretto ad accettare la volontà popolare. Degli eletti dal popolo. I quali in questo momento sono impegnatissimi a cercare di non creare troppi scossoni al governo onde evitare che Draghi si rechi al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Perché molti attuali senatori e deputati alla prossima tornata elettorale non vedranno più il Palazzo. E tirano a campare per arrivare alla fatidica soglia di quattro anni, sei mesi e un giorno che consentirebbe di ottenere il vitalizio. Ciò che non è possibile in caso di anticipato scioglimento. Questi sarebbero capaci anche di votare capo del governo Mandrake pur di rimanere in sella. Bisogna pazientare fino ad ottobre, quando scatterà l’agognato traguardo. E in quel caso si potrebbe azzardare una forzatura per imporre la volontà parlamentare al governo e ottenere questa benedetta proroga che non fa male a nessuno.

PD CONTRARIO
L’altra storia che si è manifestata in queste ultime settimane è accaduta nella Commissione Giustizia, dove si è cercato di trovare un punto d’incontro tra le diverse dei partiti. I quali, come abbiamo detto, in questo momento storico preferiscono non andare mai contro la volontà del governo, a scontrarsi, per evitare una crisi dell’esecutivo. C’è stata una discussione sulle sezioni isolane. Il rappresentante della Lega ha proposto finanche la stabilizzazione. E’ un cavallo di battaglia del parlamentare toscano, che ha trovato qualche consenso negli altri membri della Commissione. Il deputato dei 5 Stelle ha fatto una proposta per cercare una mediazione, riproponendo la proroga per la durata di anni due. Si è messo di traverso in modo inspiegabile ed ingiustificabile il parlamentare del Partito Democratico. Che di democratico ha soltanto la parola per sciacquarsi la bocca. Ed è il partito di molti politici locali che hanno ricevuto consensi dal popolo. Sarebbe opportuno che questi iscritti al Pd intervenissero presso i propri referenti per chiedere al segretario Letta di capire come si pone il partito a livello nazionale su una questione così tanto delicata.

Ma il Pd sembra più votato a mantenere lo status quo senza grossi scossoni, guardando più verso la direzione di non scontentare il governo della magistratura, tant’è vero che hanno detto agli ultimi referendum di votare no, di salvaguardare gli interessi dei più ricchi a discapito dei più deboli.
In questo quadro di desolazione abbiamo ancora speranza di salvaguardare la permanenza di un servizio vitale per le sei comunità isolane? E’ difficile perché non c’è più la politica, vi sono dei rappresentanti che non hanno la stoffa, la capacità e l’intelligenza di fare delle scelte che siano tutte a vantaggio di quelle popolazioni che non hanno santi in paradiso.

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