Distruggono l’autocarro del rivale, arresti domiciliari per Vittorio Verde e Alberto Della Gatta

L’accusa che il gip ha formulato ai due indagati è di incendio doloso
Il provvedimento cautelare è stato notificato dai carabinieri a Vittorio Verde e Alberto Della Gatta, che questa mattina dovranno comparire dinanzi al giudice per essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia. I due sono accusati di aver distrutto l’automezzo per motivi di rivalità. La causa era la presenza di una ditta di Casal di Principe che riceveva i favori dei privati che le affidavano lavori di trivellazione a prezzi più ragionevoli rispetto a quelli praticati dai presunti responsabili

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Paolo Mosè | Due piccoli imprenditori isolani sono finiti agli arresti domiciliai su decisione del giudice per le indagini preliminari. Si tratta di Alberto Della Gatta e Vittorio Verde. Per avere, in concorso tra loro, appiccato un incendio doloso all’autocarro Iveco Eurotech. Distruggendo la proprietà di una ditta di trivellazioni di Casal di Principe, avvenuto il 12 marzo scorso nel parcheggio sito nel comune d’Ischia.

A scoprire la ingiustificata azione criminosa sono stati i militari del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Ischia coordinati dal capitano Angelo Mitrione e dal luogotenente Sergio De Luca, che dopo una serie di accertamenti, verifiche e recuperato immagini di alcune telecamere di sicurezza hanno consegnato al pubblico ministero gli elementi necessari per indagare il Della Gatta e il Verde. Nel ricostruire il mosaico che ha indotto i due ad un’azione così spericolata, ha indotto il pubblico ministero a procedere senza alcun indugio a richiedere una ordinanza di custodia cautelare. Accolta in brevissimo tempo dal giudice per le indagini preliminari.

La storia si incentrerebbe nell’avere l’impresa di Casal di Principe strappato lavori sul territorio isolano, mentre le loro attività messe da parte e questo avrebbe provocato una reazione intimidatoria. Al fine di far “capire” che non era aria per trovare lavoro sull’isola d’Ischia e che tutto ciò che si verifica sul territorio nell’ambito di lavori di edilizia privata e pubblica, questa debba appartenere in particolar modo soprattutto alle aziende presenti.

«… un fascio di luce, probabilmente proveniente da una torcia portatile, illuminava parte dell’autocarro in sosta e, dopo pochi attimi, si notava una fiamma all’altezza dell’abitacolo…»

In quel 12 marzo le fiamme si propagarono rapidamente, tanto da distruggere l’attrezzatura della ditta concorrente e danneggiando pesantemente un altro autocarro parcheggiato nelle vicinanze. E mandando quasi in cenere un bagno pubblico prefabbricato che era stato realizzato da poco tempo. Un’azione imprevedibile che nessuno si aspettava, in quanto nel passato non si sono registrate grosse azioni estorsive. Tant’è vero che gli uomini dell’Arma avevano escluso un incendio “naturale” e non voluto da una mano ignota. Un’operazione investigativa che si è articolata per alcune settimane al fine di consentire di recuperare tutti quegli elementi utili affinché venissero consegnati alla giustizia i responsabili. Scoprendo che l’incendio era collegato ad rivalità concorrenziale tra preesistente nel tempo tra uno dei due arrestati e il proprietario della ditta di trivellazioni. Con il passare delle settimane questa contrapposizione, questa voglia di “fargliela pagare” è aumentata in misura crescente. Gli indagati avrebbero assistito ad una volontà di alcuni privati di affidarsi a questa ditta di Terra di Lavoro che si dimostrava particolarmente attrezzata nella trivellazione e a prezzi più modici rispetto a quelli praticati dalle altre aziende comunque presenti costantemente sul territorio isolano. L’aver scelto la ditta della parte offesa, ha quindi generato una rivalità insanabile e da qui la decisione di lanciare un messaggio ben preciso che si è dimostrato inutile, in quanto nulla è stato modificato.

LE INDAGINI DEI CARABINIERI

Nell’ordinanza si legge che dopo le prime richieste di intervento «i militari giunti sul posto constatavano la presenza dei Vigili del Fuoco impegnati a estinguere l’incendio le cui fiamme avevano avvolto completamente la cabina di guida di un autocarro Iveco di proprietà della società “La Fontana Italpozzi srl” con sede in Casal di Principe, il cui rappresentante legale si identifica in Caterino Luigi. Le fiamme divampavano a tal punto che anche un altro veicolo parcheggiato nella suddetta area ne veniva coinvolto (in particolare, l’incendio interessava l’autocarro Fiat Iveco di proprietà della società “Fiam srl” rappresentata legalmente da Antonio Abbondante)».

E ancora si legge in uno stralcio dell’ordinanza cautelare che «nell’immediatezza i Vigili del Fuoco riferivano che le cause dell’incendio erano di natura dolosa in quanto l’ispezione del veicolo faceva escludere un eventuale corto circuito poiché la batteria risultava isolata dall’impianto elettrico mediante il sistema di sicurezza “stacca-batteria”».

La disamina del mezzo meccanico è stata particolarmente accurata da parte degli inquirenti e l’aspetto anche della propagazione dell’incendio è stato ritenuto meritevole di attenzione da parte del giudice: «L’origine dell’incendio era stata individuata all’interno della cabina del veicolo lato passeggero Iveco, modello Eurotech. L’immediata ispezione dei luoghi non consentiva di individuare eventuali tracce e/o materiali utilizzati per innescare l’incendio poiché le fiamme avevano distrutto ogni traccia. In data 13 marzo 2019, veniva acquisito il filmato estrapolato dal sistema di videosorveglianza a circuito chiuso installato in quella zona, ossia nell’adiacente parcheggio privato denominato “Parcheggio Guerra”».

Tale attività si dimostrava particolarmente utilissima alle indagini, in quanto si poteva notare la presenza di una o più persone che si aggiravano nel parcheggio. Anche se in quella zona l’impianto di illuminazione è scarsamente efficiente. Comunque da rilevare informazioni capaci di dare una svolta all’inchiesta: «Dalla visione del filmato emergeva che, alle ore 21.51 dell’11 marzo 2019, un fascio di luce, probabilmente proveniente da una torcia portatile, illuminava parte dell’autocarro in sosta e, dopo pochi attimi, si notava una fiamma all’altezza dell’abitacolo dell’autocarro. L’incendio divampava verso le ore 21.55. Da tale filmato emergeva verosimilmente che l’autore dell’azione delittuosa aveva utilizzato un innesco artigianale che aveva dato origine alla fiamma pilotata che, a sua volta, raggiungendo un notevole quantitativo di liquido infiammabile posto all’interno dell’abitacolo provocava l’incendio dell’autocarro, poi propagatosi ad altro veicolo e, come evidenziato nella scheda di intervento dei Vigili del Fuoco, ad una struttura prefabbricata».

IL RIFORNIMENTO DI BENZINA

Ed ancora il gip a sottolineare altri aspetti interessanti di questa vicenda: «La polizia giudiziaria operante, al fine di ricostruire la dinamica dei fatti e risalire all’autore della condotta delittuosa, visionava le telecamere di sicurezza rinvenendo elementi interessanti e soprattutto il carburante utilizzato per compiere l’incendio. Venivano visionate le telecamere di videosorveglianza poste sui vari distributori di carburanti presenti sull’isola».

In modo da immortalare colui che si sarebbe recato in uno dei tanti distributori con una lattina per riempirla di benzina. Quella utilizzata per distruggere un bene di una società di trivellazioni di Casal di Principe. Questa intuizione investigativa dava i suoi frutti: «In particolare, la visione della telecamera installata sul distributore “Esso” ubicato in piazza Capitiello di Lacco Ameno consentiva di verificare che, alle ore 21.35 dell’11 marzo 2019, un’autovettura di colore scuro, probabilmente una Fiat Punto, effettuava, sull’area di parcheggio pubblico, una fermata a motore e fari accesi. Il passeggero suddetto sul lato anteriore di detta autovettura, si avvicinava al distributore automatico con una tanica di colore azzurro; giunto alla colonnina dell’erogazione di benzina versava, quindi, al suo interno 20 euro di carburante (come emerso dalla visione della telecamera posta sulla cassa automatica). L’uomo, al termine del rifornimento, ritornava verso l’autovettura e, dopo aver riposto la tanica all’interno del portabagagli posteriore, saliva a bordo dell’auto».

CON IL VOLTO COPERTO

Ed è stato a questo punto che il cerchio si è stretto intorno ai responsabili ed a questo punto i carabinieri iniziavano a seguirli utilizzando possibilmente tutti i sistemi di videosorveglianza presenti. Scrivendo appunto il gip: «L’autovettura suddetta, alle ore 21.37, si allontanava in direzione Casamicciola Terme Ischia. L’uomo, che aveva effettuato il rifornimento di benzina e che veniva immortalato dalle telecamere dell’impianto, era di corporatura robusta, di altezza tra i 170 cm e i 175 cm, indossava un giaccone verde, una maglia scura, blue jeans, scarpe basse ed aveva il capo ed il volto coperti da un cappello di lana e da una sciarpa, verosimilmente di colore grigio. L’uomo trasportava a mano una tanica di colore azzurro di oltre 10 litri».

«… si avvicinava al distributore automatico con una tanica di colore azzurro; giunto alla colonnina dell’erogazione di benzina versava, quindi, al suo interno 20 euro di carburante»

E si passa all’identificazione del proprietario del mezzo distrutto: «L’autocarro dato alle fiamme è di proprietà della società Eurotech e della società La Fontana Italpozzi srl con sede in Casal di Principe. Tale autocarro era stato utilizzato per trasportare sull’isola d’Ischia materiale per trivellazioni occorrente per taluni lavori che la società suddetta doveva effettuare».

Una intimidazione bella e buona, di come se ne fanno tante in terraferma, ma il più delle volte vengono poste in essere da determinate organizzazioni malavitose. Quelle telecamere di sicurezza hanno dato la possibilità alle forze dell’ordine di poter individuare almeno uno dei presunti responsabili in modo certo ed inequivocabile. Colui che riempì la tanica di benzina: «La visione di tale filmato consentiva di appurare che le fattezze fisiche e l’abbigliamento indossato dal Della Gatta Alberto coincidevano con il soggetto che, dalle successive ore 21.34 alle ore 21.37, effettuava, con volto travisato, rifornimento di benzina con una tanica presso il distributore “Esso” di Lacco Ameno. Occorre evidenziare che la distanza tra il distributore “Esso” di Lacco Ameno ed il luogo ove si trovava l’autocarro incendiato l’11 marzo 2019 è pari a km. 5,100, ovvero ad una distanza compatibile con l’orario dell’evento delittuoso. La polizia giudiziaria procedente ha evidenziato che per percorrere con un’autovettura, in orario serale, la distanza innanzi indicata, si impiegano circa 10 minuti; pertanto il tempo di percorrenza è perfettamente compatibile con gli orari estrapolati dalla visione delle telecamere installate presso il distributore “Esso” (21.37 orario di partenza dal distributore; 21.51 orario in cui si nota il bagliore di una torcia nei pressi del camion poi incendiato). Dalla visione delle immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza del distributore “Esso” è emerso che ad effettuare il rifornimento è il passeggero del lato anteriore della vettura che, con volto travisato, riempiva la tanica di benzina: ciò può far ipotizzare che l’azione delittuosa sia stata compiuta da almeno due persone occupanti l’autovettura. Il tutto si svolgeva in orario notturno e all’interno di un’area di parcheggio».

INCENDIO DI VASTE PROPORZIONI

Ed ancora: «Peraltro, il travisamento del volto del Della Gatta – risultante in modo piuttosto evidente dalla visione delle immagini registrate della telecamera ivi posizionata, si spiega, evidentemente, soltanto nell’ottica della programmazione di un’attività criminosa che di lì a poco sarebbe stata posta in essere e, quindi, dell’esigenza di non farsi riconoscere, sapendo di correre il rischio di essere immortalato dal sistema di videosorveglianza ivi presente».

L’ultimo passaggio evidenziato e che trova evidente sottolineatura del gip, che «si è trattato, poi, di un incendio di vaste proporzioni: le fiamme si sono palesate alte, divoratrici e si sono propagate con potenza distruttrice in modo da porre in pericolo la incolumità di un numero indeterminato di persone. Difatti, condivisibilmente con l’assunto del pm, l’incendio è divampato in un parcheggio pubblico ove le fiamme hanno avvolto ben due autoarticolati ivi parcheggiati e un casotto prefabbricato adibito a bagno pubblico. Ne deriva, dunque, anche a parere di questo gip, che la fattispecie criminosa in questione può essere sussunta sotto l’alveo normativo del prefato art. 427 cp., trattandosi inoltre di un reato che, secondo la concettualizzazione della giurisprudenza di legittimità che questo gip condivide, non abbisogna, per la sua configurabilità, della dimostrazione di un concreto pericolo per l’incolumità pubblica, giacché tale pericolo si desume quando nel fatto ricorrono le oggettive caratteristiche di un incendio come avvenuto nel caso di specie. Si tratta, poi, di un reato punibile a titolo di dolo generico, distinguendosi, perciò, da quello di danneggiamento seguito da incendio».

Il giudice per le indagini preliminari ha anche stabilito che Vittorio Verde e Alberto Della Gatta siano trasferiti nella giornata di oggi a Napoli al centro direzionale per essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia come prevede la legge. E in quella fase potranno difendersi e respingere le accuse, con argomentazioni credibili. E dimostrare che quel giorno si trovassero in tutt’altra parte. Ma dovranno anche confrontarsi, almeno per Della Gatta, con le immagini delle telecamere del distributore “Esso” di Lacco Ameno.

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