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Omicidio al Ciglio. Raffaele Napolitano: “Sono innocente. Io sottoposto a continue vessazioni verbali”

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Raffaele Napolitano, 39 anni (a maggio ne compirà 40), è rinchiuso dalla notte scorsa nella casa circondariale di Napoli Poggioreale con la gravissima accusa di omicidio preterintenzionale. Per aver stroncato la vita, secondo gli inquirenti, della sua convivente, la quarantatreenne polacca Renata Czesniak. Il sostituto procuratore della Repubblica Sica ha confermato il fermo di polizia giudiziaria disposto nella immediatezza dei fatti dai militari del Nucleo operativo della Compagnia e della Stazione di Barano, che si sono recati in via Ciglio a Serrara Fontana, ove i due convivevano e per accertare che si era consumata una tragica conclusione di un rapporto che è stato costellato da alti e bassi. Soprattutto da continue sfuriate tra le quattro mura domestiche, tant’è vero che il Napolitano è attualmente imputato in un altro processo per maltrattamenti in famiglia nei confronti della vittima deceduta. Nei suoi confronti vennero adottati una serie di provvedimenti del giudice per le indagini preliminari con il divieto di avvicinarsi e frequentare gli stessi luoghi. Violando tale provvedimento, la Procura ottenne l’aggravamento della misura con gli arresti domiciliari, ove il Napolitano è rimasto fino a qualche mese fa e tornato libero a seguito di una richiesta di revoca del suo difensore di fiducia, Daniele Trofa. Motivando che nella circostanza durante alcuni controlli dei carabinieri affinché non venissero violati i domiciliari, rinvennero all’interno dell’abitazione la stessa vittima polacca che era andata a trovarlo in più di un’occasione e per accudirlo.

RAPPORTO BURRASCOSO.Napolitano si dichiara innocente. E lo ha fatto durante il lungo faccia a faccia a notte inoltrata con il pubblico ministero di turno Sica. Dichiarando di non averla sfiorata neanche con un dito. Ed entrambi si trovavano nell’abitazione in una situazione alquanto particolare. Avevano dato fondo alle bottiglie di vino ed erano ubriachi. E la sera tra domenica e lunedì c’è stata una discussione, come peraltro avveniva già da diverso tempo. Cristallizzando un amore-odio, ma nessuno dei due a quanto pare era così determinato a troncare definitivamente il rapporto. Seppur la donna era stata protagonista di un’altra storia sentimentale con un altro uomo, Ciro Scotti, con il quale il rapporto anche qui era turbolento. Fino a denunciarlo per maltrattamenti, di averla costretta ad avere un rapporto sessuale, a provocare una serie di lesioni. Tanto da costringere l’autorità giudiziaria ad emettere anche in questo caso misure coercitive sempre più gravi. Fino a condurlo in carcere per essersi allontanato dall’abitazione per incontrare la donna polacca. La quale a sua volta aveva di fatto ritrattato parte delle accuse, tra cui quella più grave di violenza sessuale. Per questa storia alquanto vivace, lo Scotti è stato condannato sia in primo grado che in Corte di Appello a due anni e sei mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole di maltrattamenti e lesioni. I carabinieri sono sicuri che il Napolitano abbia in qualche modo spinto la giovane, che certamente non era nella pienezza delle sue capacità ed aveva un equilibrio approssimativo. E la caduta è stata rovinosa e soprattutto fatale. Per essere caduta con la testa conducendola rapidamente alla morte per arresto cardiocircolatorio. Qualche dubbio sulla dinamica c’è e le indagini non sono affatto concluse, tant’è vero che lo stesso magistrato inquirente Sica ha già predisposto l’autopsia chiedendo ai consulenti di accertare le cause del decesso. Dall’esame del corpo si riuscirà in qualche modo a trovare una risposta sulle diverse ricostruzioni che sono emerse in questa vicenda che, come abbiamo scritto anche nella ricostruzione dell’anno giudiziario scorso, dimostra un aumento spropositato delle denunce e processi per stalking e maltrattamenti in famiglia.

I RILIEVI DELLA SCIENTIFICA.Di fatto Napolitano era tornato libero solo il 15 novembre scorso e si ritrova neanche a due mesi di distanza nuovamente detenuto per questo rapporto che non è stato mai solido, ma molto ballerino. Tant’è vero che alle due di notte di ieri i carabinieri hanno ricevuto una segnalazione dai sanitari del pronto intervento giunti sul posto, in cui hanno accertato che una donna di appena 43 anni era di fatto deceduta. Rinvenendo il cadavere della Renata, che si trovava in quel momento all’interno dell’abitazione ove domiciliava. E’ diventato indispensabile per gli investigatori capire la causa della morte, per evento naturale o perché causata molto probabilmente dal convivente. Al tempo stesso la Scientifica ha provveduto ad eseguire tutti i rilievi tecnici per descrivere esattamente la conformazione dell’abitazione ove è stato rinvenuto il cadavere, se vi sono state delle colluttazioni con oggetti riversati un po’ ovunque che davano la certezza di una violenza consumata. Al tempo stesso i carabinieri hanno provveduto ad ascoltare alcune persone che vivono nel vicinato e che comunque hanno potuto assistere anche nel passato alle violente discussioni. Trovando delle ricostruzioni niente affatto simili e concordanti. Anzi, hanno evidenziato delle evidenti contraddizioni su ciò che realmente era accaduto di tragico nelle ore precedenti. E queste dichiarazioni sono state di fatto “confrontate” con gli accertamenti della Scientifica che hanno dato una ricostruzione non conforme in tutto a ciò che riferivano alcuni testimoni e soprattutto con quanto ha spiegato il Napolitano. Tant’è vero che è stato necessario richiamare questi testimoni per stringere ulteriormente il cerchio ed approfondire alcune aspetti che sembravano non in linea con ciò che la logica impone in questi casi. Messi alle strette, alcuni testimoni hanno riferito che vi è stata partecipazione del Napolitano nella caduta di Renata, che si è dimostrata fatale e che l’ha condotta alla morte in poco tempo.

GELOSIA FORSENNATA.Il movente di questa storia? E’ sempre presente nella stragrande maggioranza dei casi nei delitti. Per i carabinieri, siamo in presenza di una gelosia forsennata che avrebbe attanagliato l’indagato. E come accade in queste discussioni ove ad un certo punto vengono scagliate accuse reciproche e anche alquanto vibranti, dalle parole si passa ai fatti. Per gli investigatori il Napolitano avrebbe perso la testa e avvicinandosi alla donna, l’avrebbe spinta facendola cadere in terra e l’urto con una zona dura, ha provocato conseguenze irreparabili. Quindi la gelosia movente centrale. E ciò sarebbe emerso anche nelle ultime discussioni che si sarebbero consumate tra le parti. Per aver mostrato la donna polacca una certa attenzione per gli uomini maturi e che le offrissero qualche bicchiere di alcol. Sostanza alcolica che guarda caso trova appassionati anche coloro che si sono innamorati, hanno allacciato una relazione e per questo sono finiti in manette e processati. Questi sono gli elementi raccolti dagli investigatori e che ritengono che sia l’unica pista giusta per dimostrare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per omicidio preterintenzionale che il pubblico ministero ha contestato a conclusione dell’interrogatorio che si è svolto alla presenza del suo difensore di fiducia Daniele Trofa a Napoli prima di essere accompagnato in carcere. Napolitano respinge questa ricostruzione. Afferma di aver sì avuto una discussione con la sua convivente e di essere stato lui sottoposto a continue vessazioni verbali, per dire di non essere capace di intrattenere con lei un rapporto che non fosse di continua discussione e reciproche accuse. Ed individuando le cause nel vizio di bere troppo vino da parte della donna e che anche lui si trovava solo in questo senso d’accordo con lei nel dare fiato alla bottiglia. E poche ore prime che accadesse l’irreparabile, ha inviato un breve filmato dove si nota la donna seduta sul divano tenendo la testa china sulle ginocchia e le braccia intorno alle caviglie. Mentre lui continuava a dire «guarda qua, ora mando l’immagine all’avvocato». Più una serie di altre foto che ritraevano la donna nella medesima posizione ed altre ancora allorquando lei modificava la postura. Ma senza mai mostrare il viso.

LE DICHIARAZIONI DEI TESTIMONI.In una sola circostanza il Napolitano è riuscito a ritrarla in viso. Allorquando la quarantatreenne polacca in tuta nera era all’interno della cucina, quasi sdraiata su un mobile tenendo gli occhi quasi chiusi e mostrando una certa mancanza di elasticità nell’essere vigile. Anche in questo caso l’indagato ha voluto avere la prova di trovarsi di fronte una convivente che non era nella pienezza delle sue facoltà a causa di aver ingerito molta sostanza alcolica. Non tralasciando che anche lui si era dato da fare. Come si vede, da questa ricostruzione già vista e scritta nel passato, finisse in modo del tutto diverso, tragico. E’ lui stesso che al sostituto procuratore conferma che la caduta sia stata accidentale e non causata da una sua spinta. Tant’è vero che la difesa ha voluto che venisse messa in risalto una circostanza: sul corpo non si appalesano segni classici della colluttazione, di essere stata attinta da schiaffi, pugni o calci. Mostrandosi solo una piccola ferita alla fronte, ma questa risalente a qualche tempo fa. Una escoriazione alla spalla che è l’unico elemento sul quale è necessario che l’esame autoptico faccia chiarezza. Per l’indagato la morte è avvenuta per cause indipendenti dalla sua volontà. Di essere prontamente intervenuto quando è caduta in terra, cercando di aiutarla, ma subito dopo si è accorto che dalla bocca fuoriusciva una sorta di liquido denso di colore biancastro e subito dopo perdere la vita. Tant’è vero che l’intervento dei sanitari del 118 non è servito a nulla. A convincere i carabinieri sulla presenza dei gravi indizi di colpevolezza e dichiararlo in stato di arresto ci sono delle dichiarazioni di alcuni testimoni che avrebbero riferito di aver visto sostanzialmente il Napolitano dare una spinta alla donna. Mentre qualche altro testimone si è “astenuto” dal riferire il particolare, dichiarando di non aver assistito alla scena.

ESSENZIALE L’ESITO DELL’AUTOPSIA.Siamo in presenza di un omicidio preterintenzionale basato su elementi gravi e circostanziati, ma che hanno bisogno essenzialmente di ulteriori verifiche e accertamenti. Tutto potrebbe cambiare nel caso in cui l’esame autoptico riferisca qualcosa di diverso e cioè che l’elemento letale non è stato la possibile spinta, ma un qualcosa legato ad un evento naturale. Qualcuno propende per un infarto o un’emorragia cerebrale. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi e come abbiamo detto poc’anzi solo l’autopsia scioglierà ogni nodo. Mentre lui è rimasto fermo sulla sua posizione iniziale, negando l’addebito. Raccontando che vi sono state delle discussioni, delle gravi frizioni, ma da qui a volere la morte, anche se non voluta, ce ne passa. Nelle prossime ore Raffaele Napolitano comparirà dinanzi al giudice per le indagini preliminari per la convalida nel carcere di Poggioreale. Il giudice dovrà soprattutto convalidare il fermo di polizia giudiziaria, un provvedimento che viene adottato allorquando vi è il fondato sospetto che l’indagato possa darsi alla fuga. E subito dopo ascoltare le argomentazioni del difensore di fiducia, avv. Daniele Trofa, e decidere sulla misura cautelare del carcere che il pm ha già sottoscritto e trasmesso all’ufficio gip. Anche se la difesa propende per una concessione degli arresti domiciliari, dato che in primis non sussiste affatto il pericolo di fuga avendo il Napolitano atteso senza allontanarsi l’arrivo dei soccorritori e dei carabinieri. E che comunque non c’è stata alcuna volontarietà nel commettere il delitto, che lui stesso respinge. Tutte condizioni sulle quali vi sarà una riflessione complessiva di tutte le parti interessate a far luce su questa ennesima storia di violenza, sopraffazione o discussione animata nell’ambito delle quattro mura domestiche. Diventa sempre più luogo di violenza e basta.

2 Commenti

  1. Certo siete proprio degli investigatori….se come “scrivete” il movente fosse la gelosia, vi sembra logico che invece di picchiarla sto tipo la spingeva??? Giornalai.

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