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Navigazione & Norme. Dopo 80 anni, due ischitani tracciano la rotta per la modifica del codice della navigazione

Ida Trofa | Pronti ad una svolta normativa storica sulle vie del mare. Dopo decenni, dalla monarchia alla repubblica, il codice della navigazione si appresta a cambiare volto e ad affrontare il suo primo vero refitting. Per dirla alla Pettorino. A dettarne le linee guida e la rotta, sono due Ischitani doc, l’Ammiraglio Giovanni Pettorino e il Presidente di Federpiloti, Luigi Mennella. Ma siamo solo al primo approccio e la prudenza, spiegano gli esperti, non è mai troppa.

L’ammiraglio Pettorino: “Il Codice della Navigazione necessita di un refitting, non è al passo coi tempi”
“Un po’ tutto l’impianto del Codice della Navigazione, che risale al 1942, avrebbe necessità di un refitting, una messa a punto. Ricordo sempre che, ad esempio, non sono mai citate le Autorità di sistema portuale, essenziali per la vita di un porto”. Lo ha detto l’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale del corpo delle Capitanerie di porto intervenendo alla 74esima assemblea in streaming di Fedepiloti. L’Ammiraglio, ischitano doc, regge le sorti delle Capitanerie di Porto Italiano, sorta do sin dall’insediamento, capacità metodo e competenze tali da poter dettare gli indirizzi normativi.


Per Pettorino che ha parlato nel corso dell’assemblea tenutasi via streaming in ossequio alle limitazioni pandemiche ha spiegato nel dettaglio le necessità di un passaggio storico, una riforma necessaria che giunge ad 80 anni dalla promulga del testo.
“Il Codice della Navigazione risale al 1942. E’ ovvio quindi che un Codice di quasi 80 anni faccia fatica a tenere il passo coi tempi”. L’ammiraglio Giovanni Pettorino, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, rilancia durante l’Assemblea Nazionale di Fedepiloti la necessità di rimettere mano al Codice della Navigazione: “Ad oggi, non c’è una parola nel Codice sulle Autorità di Sistema Portuale (AdSP), e prima ancora sulle Autorità portuali, costituite con la legge di riforma ‘84/94. Ma sono soggetti essenziali per la vita di un porto. Il paradosso è che le stesse Autorità fanno riferimento ai principi del Codice della Navigazione quando rilasciano una nuova concessione oppure in tante altre attività amministrative. Risulta chiaro che questa situazione di emergenza ha fatto emergere la necessità di un refitting delle norme del settore, per il tempo trascorso e per le tante novità normative che ci sono state nel frattempo, in primis la modifica del Titolo V della Costituzione con la ripartizione delle competenze tra Regioni e Stato. Quindi, c’è la necessità di mettere mano al Codice della Navigazione, ma con tanta prudenza”.

Mennella (Federpiloti): “come Federazione auspichiamo un chiarimento normativo”
Parla di norme e chiarimenti auspicati anche l’altro ischitano ai vertici della marineria italiana, Luigi Mennella che parla nome della corporazione dei piloti. Ovviamente un discorso legato alla categoria.
“Nonostante le difficoltà, la Federazione ha lavorato, e sta continuando a farlo, alla revisione del nostro Statuto e all’introduzione di un codice Etico che ci auguriamo di poter presentare alla categoria il prossimo autunno”. Parte da qui Luigi Mennella, presidente di Fedepiloti, per spiegare i cambiamenti in atto all’interno della Federazione italiana più rappresentativa dei piloti del mare, ma anche della necessità di mettere mano al codice.

Un discorso fatto in termini di lavoro e di sicurezza. Novità che si prospettano ancora nel corso della 74° assemblea nazionale di Fedepiloti che si terrà il 28 aprile da remoto, causa Covid-19. L’evento è stato trasmesso in diretta sui canali ufficiali Facebook e YouTube della federazione. Per il secondo anno consecutivo l’assemblea si svolgerà dalla sede del Comando Generale, una scelta. Spiegano in una nota ufficiale gli organizzatori, che testimonia la forte e continua collaborazione tra i Piloti italiani e la Guardia Costiera, un legame indissolubile dal 1947 ad oggi. A testimonianza anche della grande importanza dei nostri concittadini, delle competenze Made in Ischia nel paese e non solo. Il titolo di quest’anno è stato “Professione Pilota – passato, presente e opportunità future”. La guida è tutta nostrana. “Un tema scelto per rilanciare l’impegno di una categoria che da 74 anni, pandemia compresa, non ha mai smesso di esercitare la propria professione attendendo con impegno e competenza al suo ruolo di servizio pubblico per il Paese”, puntualizza Mennella.

Il caso Suez ha messo a nudo la vulnerabilità delle infrastrutture portuali nei confronti del gigantismo cosi Mennella spiega come il nostro paese soffra: “L’Italia soffre, da sempre, di un deficit infrastrutturale importante, che diventa ancora più rilevante nel settore portuale. Abbiamo bisogno di torri pilota, dragare ed ampliare i porti affinché si possa essere al passo delle altre portualità mondiali. Ovviamente adeguare le infrastrutture esistenti non è una operazione di poco conto se si pensa che per costruire una nave occorre qualche mese di lavoro, mentre per un porto ci vogliono anni”. Al momento si parte cosi dalle risorse e dal codice della navigazione, ha spiegarlo è ancora Mennella: “Dopo un lungo stop provocato da un ricorso, finalmente i concorsi sono ripartiti. La sentenza di quel ricorso ha portato, però, purtroppo, alla disapplicazione del limite di età di accesso alla professione rispetto alla norma primaria del Codice della Navigazione, generando così un conflitto normativo. Questo, a sua volta, ha favorito la nascita di contenziosi che, inevitabilmente, rallentano l’azione concorsuale. Ecco perché come Federazione auspichiamo un chiarimento normativo proprio per minimizzare i contenziosi. Al momento, le corporazioni necessitano di circa 30 piloti per ripianare l’organico nazionale”. Una necessità in questo particolare momento di Emergenza Sanitaria che ha spinto anche i piloti a chiedere la vaccinazione della categoria oltre alle norme di tutela: “Salire a bordo di navi con equipaggi che provengono da ogni parte del mondo, accedendo ai nostri porti senza nessun tipo di controllo (la libera pratica si basa in concreto su una autodichiarazione), ci fa lavorare con preoccupazione. E questo vale non solo per i piloti, ma anche per gli stessi equipaggi, a loro volta timorosi. Per questo motivo molti piloti hanno chiesto di essere inseriti nelle categorie di accesso prioritario alle vaccinazioni. Il governo attuale ha scelto il criterio di vaccinazione a fasce d’età. Ne prendiamo atto e aspettiamo rispettosamente il nostro turno, ricordando che siamo le prime persone italiane ad accedere sulle navi in arrivo”.

Ecco la proposta di legge per modificare il Codice della Navigazione

E qualcosa in questo senso si sta già muovendo, come ha annunciato dall’assemblea Davide Gariglio, capogruppo Pd nella Commissione Trasporti della Camera. “Abbiamo presentato con alcuni colleghi una proposta di legge dal titolo “Modifiche il Codice della Navigazione” – spiega il politico -, già inserito nel calendario della Commissione, per semplificare la normativa e superare norme obsolete. Abbiamo provato a raccogliere alcune istanze venute dai cluster marittimi e abbiamo provato a tradurle in norma per andare a regolare istituti ormai vecchissimi. Può essere considerato uno strumento utile anche le modifiche legislative per il settore”. Il prossimo mese di maggio la IX Commissione avvierà l’esame della proposta di legge d’iniziativa parlamentare. Una proposta che intende tra l’atro superare norme obsolete risalenti al primo dopoguerra e in alcuni casi all’anteguerra. Sicuramente verranno svolte audizioni del Comando Generale delle Capitanerie, di Assoporti e delle associazioni del cluster marittimo come Fedepiloti. “Norme”, secondo Gariglio, che “sono a presidio della sicurezza del lavoro e nel lavoro portuale su cui il Parlamento è intervenuto nuovamente lo scorso anno con l’approvazione dell’art. 199 – bis adottato proprio alla luce di quanto sta avvenendo nei porti, in violazione delle leggi esistenti, e documentato in diversi episodi nei quali è avvenuto che i lavoratori portuali delle imprese art. 16, 17 e 18, sono stati sostituiti dai marittimi di bordo, ancorché al di fuori delle tabelle d’armamento e delle norme di sicurezza e di orario di lavoro”. Quanto è emerso dettagliatamente al tavolo tecnico è politico è ormai notorio e lo sto linea lo stesso Gariglio. Ovvero “Sono reiterati i tentativi di affidare concessioni nello stesso porto e per le medesime tipologie di traffici allo stesso operatore e, come è emerso dalla comunicazione dell’Autorità per la concorrenza si propone di modificare la legge 84/94 nelle parti in cui il legislatore ha previsto norme concorrenziali e antimonopoliste. Nello stesso tempo propone di abolire le norme che regolano l’autoproduzione del lavoro portuale”.
Gariglio pertanto avverte: “Imprese molto agguerrite e potenti e che godono di appoggi politici e istituzionali e che si servono anche di associazioni rappresentative e a volte di sindacati di comodo. I potentati torneranno all’attacco sfruttando anche la stupefacente posizione assunta dall’Autorità Garante che nel caso dei porti si è qualificata come Autorità per la garanzia dei grandi Monopoli e contro le misure a tutela della sicurezza dei lavoratori! Pertanto a mio avviso è necessaria una risposta unitaria, di un’ampia massa critica per resistere all’attacco alla dignità del lavoro, ad un attacco del peggior liberismo che stiamo vedendo nei tempi recenti. Una lotta che non può essere affrontata da una singola categoria ma insieme“.

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2 Commenti

  1. congratulazioni vivissime ai Nostri due concittadini che onorano la comune terra di origine con riflessioni di non poco conto nel campo della sicurezza navale in ogni suo aspetto indicando anche gli interventi e le infrastrutture necessarie per realizzarla

  2. Deve fare la riforma nelle capitanerie di porto,mandando un po’ di gente a casa. Ogni capitaneria è un governo a se’. Burocrazia infinita.
    Deve far ritornare il ministero della Marina mercantile,eliminare il doppio registro e togliere gli incentivi statali a certi pseudo armatori che si arricchiscono sulle spalle di quei pochi marittimi italiani rimasti
    Il resto è solo buffonaggine propagandistica insieme ai sindacati di categoria.

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