fbpx

Incontro al Ministero, garantiti i cancellieri mentre i giudici latitano

Il primo faccia a faccia del sottosegretario alla Giustizia Sisto con la delegazione composta dal presidente dell’Assoforense Gianpaolo Buono, dal rappresentante del Consiglio nazionale forense avv. Francesco Caia, dal presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, avv. Antonio Tafuri, dal presidente dell’Associazione delle Isole Minori, nonché sindaco di Forio, Francesco Del Deo. Subito dopo l’incontro con il capo Gabinetto Piccirillo e il presidente del tribunale Garzo. Ad Ischia verranno due nuovi cancellieri vincitori di concorso, mentre per i giudici nessuna garanzia. Chi sostituirà i togati Polcari e Pizzi? Non si sa

Must Read

Paolo Mosè | E’ stata una giornata calda e ricca di incontri, il viaggio nella capitale del nostro Paese per trovare la quadra e le soluzioni ai problemi che attanagliano atavicamente la sezione distaccata di Ischia. Un palazzo di giustizia oggi come oggi più in crisi di prima. E lo spiegheremo di qui a qualche istante. Un incontro voluto fortemente dal presidente dell’Assoforense dell’Isola d’Ischia, avv. Gianpaolo Buono. Le sue sollecitazioni sono state immediatamente recepite dal rappresentante del Consiglio nazionale forense avv. Francesco Caia,dal presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, avv. Antonio Tafuri, e dalla presenza importante, per le sue entrature nei palazzi romani, del presidente dell’Associazione delle Isole Minori, nonché sindaco di Forio, Francesco Del Deo.

PRIMA LA RIFORMA

Due incontri importantissimi che si sono entrambi svolti all’interno del Ministero della Giustizia a Roma in via Arenula. Per discutere delle condizioni comatose della giurisdizione sull’isola d’Ischia e per chiedere a gran voce che si giunga in tempi rapidi alla stabilizzazione delle tre sezioni insulari che hanno retto allo tsunami del governo Monti, che ha stravolto radicalmente la geografia giudiziaria. Ischia, Elba e Lipari sono le superstiti e in questi anni sono andate avanti grazie alle proroghe che il ministro della Giustizia ha concesso solo dopo fortissime pressioni giunte nella capitale dalle Amministrazioni locali, ma soprattutto dall’avvocatura, che ha marcato a uomo il guardasigilli. E per l’intervento, infine, di numerosi parlamentari o responsabili del settore giustizia nei partiti che siedono in Parlamento. I quali in questi anni hanno avvertito la necessità di salvaguardare le popolazioni delle isole, che con la chiusura degli uffici giudiziari avrebbero subito gravi contraccolpi. Ma ora è il momento di una sintesi, o meglio di una stabilizzazione che al momento non appare del tutto praticabile, come ha osservato il sottosegretario alla Giustizia, l’on. Avv. Francesco Paolo Sisto. Il quale ha chiarito che al momento tutte le energie del Ministero e dello stesso guardasigilli sono impegnate nel far approvare in Parlamento la parziale riforma della giustizia italiana, che, dobbiamo dirlo, in queste settimane è stata al centro di un aspro dibattito politico perché rivede sostanzialmente la prescrizione, che con il ministro Bonafede era stata quasi del tutto cancellata. Creando malumori negli addetti ai lavori per un motivo molto semplice: un cittadino sarebbe rimasto sottoposto al giudizio dei giudici per un tempo indefinito. Una scelta capestro che era stata già bocciata nel passato, finanche dall’Alta Corte Europea, che aveva bacchettato e sanzionato il governo italiano per la lunghezza dei processi.

GLI IMPEGNI DI SISTO

Nella sostanza vi sono delle buone notizie che possono emergere da questi due incontri, ma ce n’è un’altra che non fa altro che ripetere una emergenza che è stata in questi decenni la palla al piede che ha impedito il regolare svolgimento delle attività sia nel campo civile, ma soprattutto in quello penale. Salvo per una parentesi fortunata, quando a presiedere il tribunale di Napoli vi era un giudice di livello, quale è sempre stato Carlo Alemi. Impegnandosi al massimo per consentire agli uffici di cancelleria di funzionare al meglio, ma soprattutto con una massiccia presenza di giudici. Con il suo pensionamento lentamente si è ritornati al punto di partenza e oggi, possiamo dire, siamo in emergenza.

Temi scottanti che sono stati affrontati a viso aperto anche con spunti abbastanza critici, che hanno visto i rappresentanti dell’avvocatura porre sul tavolo problematiche che sono e si dimostrano complesse e che rallentano i processi. La delegazione ha chiesto al sottosegretario Sisto una parola chiara sui tempi sulla stabilizzazione dei tre uffici giudiziari isolani che sembrano dei sopravvissuti in un’isola deserta. Bacchettando in quella sede quella riforma geografica della giustizia che di fatto ha allontanato il cittadino da un ufficio pubblico determinante e indispensabile per un Paese civile. Per la verità il sottosegretario ha parlato in modo chiaro e franco, senza tatticismi e senza quel parolaio politichese che non dice nulla per prendere tempo. Ha comunque garantito che dopo l’approvazione della riforma (per molti parziale) della giustizia si interesserà personalmente e l’intero Ministero per dare risposte chiare alle numerose problematiche della insostenibile condizione dell’amministrazione della giustizia sulle isole. Sarà lo stesso ministro ad intervenire per rendere più efficace in sede di Consiglio dei ministri e in Parlamento il varo della legge necessaria per la introduzione, stabilizzandole, delle tre sezioni distaccate. Per non rompere quel rapporto che lega il cittadino agli interessi per chiedere una risposta soprattutto veloce ed efficiente da parte degli operatori che hanno il compito di sentenziare. Perché vi è un malessere di fondo che si palpa a causa della impossibilità di accedere alla giurisdizione, che sia la più snella possibile perché le isole hanno estremamente bisogno di avere, oltre alla giustizia presente sul territorio, una sanità che risponda, una pubblica istruzione che serva da guida per i giovani che in futuro dovranno portare avanti le sorti delle isole e a queste si aggiunge il servizio trasporti, che è essenziale per ritenersi parte integrante del Paese Italia.

LA POSIZIONE DELL’ASSOFORENSE

La riforma della giustizia che si vuole approvare in tempi rapidi per ottenere i famosi finanziamenti europei non può tralasciare e tenere in un angolo ciò che accade nelle rimanenti parti del territorio che sono tra le più disagiate. Nel comunicato diramato dall’Assoforense, guidata in questo momento particolare dal presidente Gianpaolo Buono e dal segretario generale Francesco Cellammare, si evidenzia proprio questo aspetto che non è affatto secondario: «Inoltre, i nostri delegati hanno evidenziato come il mantenimento di tali Presidi Giudiziari sia in linea con le previsioni del PNRR che si inseriscono (si devono inserire) in un processo di integrazione europea. Infatti, Bruxelles condiziona l’utilizzo dei soldi del Recovery Fund al rispetto dei principi dello Stato di diritto e, nelle “linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria” (2013), l’Unione Europa ha detto a chiare lettere che lo stato di diritto esige come valore fondamentale la giustizia di prossimità. Parlare ancora di accentramento dei tribunali è in antitesi con i principi ispiratori del Next Generation EU. Proprio nel citato documento del 2013 viene anche segnalato il problema dell’inefficienza dei grandi Tribunali e auspicato un riordino territoriale, con sedi giudiziarie di medie dimensioni. Quindi l’accentramento, nella visione europeista, oltre ad allontanare la giustizia dal cittadino e deteriorare lo Stato di diritto, non produce neppure buoni risultati in termini di efficienza».

La delegazione ha posto l’accento al rappresentante del governo che vi è un problema di fondo e che forse al Ministero non conoscono in tutte le sue sfaccettature. Raccontando cosa accade nelle tre sezioni distaccate isolane, le quali sono prive di personale di cancelleria e tutte le richieste sono cadute sistematicamente nel vuoto. Mancano soprattutto giudici esperti e competenti in materia e che abbiano quella dimestichezza e prontezza per affrontare le complesse domande di giustizia che provengono dalle realtà isolane. Il problema dei cancellieri, in qualche modo c’è una possibilità di rafforzamento di alcune unità. Comunque il sottosegretario, dopo un’ora di franco confronto, si è impegnato personalmente per risolvere anche questo aspetto non secondario. Investendo direttamente il ministro Marta Cartabia dopo la maratona che inizierà tra qualche giorno in Parlamento per approvare la cosiddetta riforma.

COSTANTE EMERGENZA

Subito dopo c’è stato il secondo incontro programmato al Ministero della Giustizia. Un faccia a faccia con il capo Gabinetto Raffaele Piccirillo, il suo vice Guido Romano e i responsabili del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi. A questo incontro hanno partecipato in collegamento telematico il presidente del tribunale di Napoli Elisabetta Garzo, il direttore generale del personale e della formazione del Ministero Alessandro Leopizzi. Un per così dire faccia a faccia per confrontarsi sulle croniche disfunzioni, in particolar modo dei due uffici giudiziari ischitani, vale a dire quello del Giudice di Pace e della sezione distaccata. Rimarcando l’insostenibilità di una situazione costantemente in emergenza per la palese e cronica carenza di personale di cancelleria e di giudici. Una discussione durata oltre due ore, soprattutto per la disponibilità del capo Gabinetto Piccirillo, che ha ascoltato con molta attenzione gli interventi dei componenti della delegazione per poi procedere ad approfondimenti su alcuni temi per accertarsi di persona sulla drammaticità delle condizioni degli uffici isolani. Lo stesso direttore generale del personale e della formazione Leopizzi è intervenuto per ricordare che moltissimi uffici giudiziari minori, a partire da quelli abruzzesi, sono in una condizione di criticità non più sostenibile e aggiungendo, rendendo la situazione un po’ tesa, che gli uffici isolani di Lipari e Portoferraio sono in una sorta di coma, tant’è vero che i capi dei tribunali competenti sono dovuti intervenire. In particolare di fatto la sezione distaccata di Lipari si trova in una sorta di “commissariamento” avendo il presidente del tribunale disposto la trattazione dei processi presso la sede centrale per mancanza di personale e giudici. E che dire? Certamente siamo dinanzi ad una coperta corta, che viene tirata nei sensi opposti a seconda dei momenti e delle esigenze.

QUELLA DELIBERA DEL CSM

Per la verità il rappresentante del Consiglio forense Caia non è stato affatto tenero, sia nei toni che nella esposizione polemica di un episodio che risale a qualche mese fa. Richiamando soprattutto la delibera del Consiglio superiore della magistratura che nell’affrontare le vicende legate al giudice Polcari si è sbizzarrito toccando argomenti che non erano in tema con la delibera approvata. Con espressioni e giudizi negativi sulla litigiosità della classe forense ischitana, che non aveva nulla a che spartire con il procedimento disciplinare verso un giudice. Caia ha voluto rimarcare agli alti vertici del Ministero che il Csm invece avrebbe dovuto fare autocritica su come ha gestito il lavoro dei giudici, preferendo adottare provvedimenti nei confronti di alcuni togati spedendoli al confino ad Ischia e guarda caso erano magistrati già sottoposti a procedimenti penali e disciplinari e anche con reati di una certa gravità. Tutti hanno ascoltato in religioso silenzio e di fronte a delle contestazioni precise ed articolate, non vi era obiezione da sottoscrivere.

TEMPI BIBLICI

Gianpaolo Buono ha rimarcato le disfunzioni della sezione di Ischia, focalizzando i ritardi sempre più biblici nell’evadere i carichi di lavoro dando la dimostrazione che siamo in presenza di una macchina giudiziaria ad Ischia al limite dello sfascio. Tant’è vero che per la sola fissazione delle prime udienze passano mediamente tredici-quattordici mesi. In particolar modo per i procedimenti di esecuzione mobiliare. Pur in presenza di uno sforzo dell’avvocatura di tentare di tamponare le falle. La notizia positiva, se così vogliamo definirla, è che almeno due unità saranno assegnate alla sezione di Ischia. Attingendo all’ultimo concorso di cancellieri, che vede ben quattro isolani aver superato la prova. Il Ministero, dal canto suo, ha promesso che in tempi rapidissimi si porterà a compimento il concorso nazionale di funzionario per andare a coprire il ruolo mancante al Giudice di Pace.

Quello che non si potrà risolvere, allo stato, sono i giudici che sono stati trasferiti o assegnati ad altro ufficio. Polcari, come si sa, è stato assegnato a Santa Maria Capua Vetere dal Csm, mentre il giudice Pizzi ha vinto il ricorso e ritornerà a Napoli ad occuparsi del civile. Chi li sostituirà? Ad oggi neanche il Ministero, né il presidente del tribunale hanno il potere di rispondere a questa semplice domanda.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

In evidenza

E’ morto mons. Regine, la chiesa di Ischia perde un suo pilastro

A 93 anni, Don Giuseppe Regine, parroco della Chiesa di San Vito è deceduto. Un lutto che colpisce l'intera...