E se il problema fosse proprio il calcio?

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IL COMMENTO di Lello Montuori

Non fa niente che il mio articolo sarà largamente impopolare.
Mica si può piacere sempre a tutti.
In fondo, della popolarità non ci dovrebbe importar molto.
Per carità, non è che dispiace esser popolari.
Ma non al punto di farci cambiare idea, quando ne abbiamo una.
Il problema non è l’insulto di Sarri a Mancini.
Nemmeno se è un insulto omofobo.
Nel calcio lo sono in parecchi. Omofobi, intendo. Certo non tutti. Ma parecchi.
Il problema forse è proprio il calcio.
Sì, il calcio.
Ciò che è diventato.
Per colpa di chi non so.
Forse anche nostra.
Magari anche mia, che non l’ho mai seguito.
Un mio limite. Non è che me ne vanti.
Penso sia diventato un anestetico o forse solo un’evasione, che svela l’assenza di una coscienza collettiva, civica o civile se preferite.
Quella che il Paese ha perso da parecchio.
Ammesso che l’abbia mai davvero avuta.
Il calcio che ogni domenica di campionato richiede migliaia di uomini delle Forze dell’ordine negli stadi e fuori per garantire l’incolumità di tifosi e giocatori, il calcio di molti cori indegni degli ultrà e dei fumogeni lanciati dagli spalti, il calcio di chi aspetta un’intera settimana per sfogarsi allo stadio, in un rito collettivo spesso violento che legittima l’uso di epiteti e persino di un modo di esultare per un goal, che sarebbero considerati reati dappertutto, tranne che allo stadio. Appunto.
Il calcio giocato e il calcio parlato. Dal barbiere, per le strade, nelle scuole, in piazza, al bar del campo, alla TV.
Un calcio che divide. Che alimenta gli sfottò. Gli insulti. Le ironie. Le accuse di truffa. Di campionati rubati. Di arbitri cornuti. Un calcio che fa uscire fuori dalle persone, i più volgari istinti. Le espressioni peggiori. Trasformando in un coatto persino il commercialista di paese, l’avvocato cittadino, il medico in corsia, il cameriere al ristorante e il portiere nell’albergo, di solito gentile. Gentile almeno per mestiere.
Allora, forse, bisognerebbe fermarlo questo calcio.
Magari finirebbero gli insulti. Almeno quelli in campo e negli stadi.
Perché non è vero che da qualche parte bisogna pur sfogarli, i propri istinti.
Forse bisognerebbe fermarlo questo calcio, avendone il coraggio.
E se davvero gli italiani sono così sportivi, potrebbero concentrarsi sull’atletica.
Magari praticarla e perdere pure qualche chilo, visto che parecchi sono obesi.
Gli sport, qualunque essi siano, andrebbero vissuti, anziché parlarne al bar del campo, in ogni piazza di paese.
E forse bisognerebbe smetterla di riempire d’oro dei ventenni imberbi -molti dei quali non hanno neanche il diploma- che collezionano mogli e fidanzate come fossero orologi e finiscono per rappresentare il meglio che un padre premuroso possa augurarsi per il figlio promettente. Col pallone.
Forse finirebbe pure quel ridicolo odio per la Juve.
Un odio che è più di un’antipatia sportiva. Una voglia di riscatto magari motivata, ma pur sempre esagerata. Una rivincita su chissà quali soprusi.
Addirittura un modo per riparare i torti della storia.
Chissà! Forse finirebbero pure gli insulti per il Napoli, quelle pietose invocazioni alla bocca del Vesuvio, quei conflitti ridicoli che animano le piazze e le strade di ogni comune di provincia o di città, degenerando persino in rissa, qualche volta.
Senza differenza di cultura, posizione sociale, provenienza e religione per chi vi prende parte.
Molti dicono che proprio per questo il calcio unisca.
Ma io credo che sbaglino.
Unisce negli insulti, nel disprezzo all’avversario, nelle chiacchiere inutili su trattative inutili, di società inutili, che ingaggiano per milioni di euro giocatori inutili.
Forse bisognerebbe davvero fermarlo questo calcio. E le bollette. Con l’idea che se si vince può cambiare la vita o solo un mese o solo un giorno.
Un’idea sbagliata. In una nazione che insegue gratta e vinci e bingo e lotterie.
Si potrebbe invece provare a riempire i cinema e i teatri e le sale di concerto, e a dire agli italiani di correre in bici o con i piedi, di andare in piscina o a fare tennis, a cavallo o col go kart, fermando il calcio se fa male.
Magari uno non se ne accorge. Ma forse davvero ci fa male.

2 Commenti

  1. Il pezzo è bellissimo, Lello, oltre a contenere tante verità. Il problema a mio avviso è estremizzare tutto: gli aspetti dannosi del calcio come quelli del gioco autorizzato pronto a sfociare in ludopatia, al pari dell’inciviltà diffusa che ci accompagna ogni giorno nel modo in cui guidiamo, inveiamo e… non salutiamo, o la prontezza con cui aggrediamo il prossimo che ostacola il nostro cammino, la stessa antipolitica. Parimenti posso pensare della spasmodica ricerca dell’omofobia in ogni dove. Un fenomeno, questo, che onestamente trovo piuttosto puerile. Lode al Presidente di Arcigay Napoli, il quale pur non abbassando la sua soglia d’attenzione sull’argomento, ha sottolineato la necessità di non strumentalizzare alla causa l’episodio Sarri-Mancini. Perché -Te lo assicuro da persona che segue il calcio da un po’- queste situazioni in campo sono sempre esistite: gli improperi tra tesserati di squadre opposte, gli scontri -anche fisici- nei sottopassaggi e negli spogliatoi, i “vaffa” agli arbitri non sempre sanzionati non sono mai mancati nella storia del calcio, ma sono sempre storicamente “rimasti in campo” e quasi mai oggetto di un’immeritata quanto noiosa ribalta mediatica. Con tutto il rispetto per tutti (e sottolineo TUTTI), fermiamo certe mode del momento e i subdoli tentativi di imporre ad ogni costo e con tutti i metodi -anche quello legislativo- le pseudo-culture in voga, piuttosto che il calcio! Perché TUTTI siano liberi di seguire le proprie passioni, senza per questo volerle imporre ad ogni costo.

  2. Molto piacevole il tuo scritto ma ho una riserva . In questi giorni abbiamo assistito ad una ennesima esasperazione mediatica de caso Sarri. Purtroppo dopo tanti giorni , c’è chi ancora considera normale che un signore di 60 anni apostrofi un suo collega con aggettivi rozzi ed indegni. Dovrebbe essere chiaro a tutti che anche se furibondo nessuno da , dello sporco negro o del frocio a caso, o comunque se non ce lo hai nel tuo background. Così come penoso è il concetto che certe cose non vadano denunciate . La mia riserva è che se come ben dici il calcio e tutto quello che gli gira intorno è materia davvero tristissima, ed il calcio finisce per essere una valvola di sfogo, un diversivo che allontana la gente dai reali problemi di questo paese , cosa succederebbe se tu portassi via questa possibilita’ di sfogo. Una volta andai da un grande dermatologo, perchè avevo un problema alla pelle dovuto allo stress. Il dottore mi visitò è mi disse ; Signor Di Meglio, questo problema posso toglierglielo in 2 giorni , ma se non ne curiamo la causa ripartira’ piu’ grave in un altro organo del suo corpo. Togliere il calcio credo sarebbe molto pericoloso perchè una certa violenza ripartirebbe piu’ forte e pericolosa altrove, e forse ancor meno controllabile.

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