Avvocati, riunione carbonara per scegliere il candidato presidente. Brunella Baggio in pole position

La scelta è caduta sull’avvocato di Forio Brunella Baggio, che già da qualche tempo svolge anche altre mansioni. Nel segreto della stanza vi erano perlopiù i grandi elettori, quelli soprattutto che svolgono attività prevalente al Giudice di Pace. Coordinati e guidati come tante pecorelle dall’avv. Gianpaolo Buono. E’ certo che Francesco Cellammare sarà il nuovo segretario dell’Associazione. Anche in questo passaggio ci sono state pugnalate e promesse non mantenute. Come avvenuto nel passato

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Paolo Mosè | Si sono riuniti come tanti carbonari nello studio dell’avv. Pasquale Pacifico. Sede ideale e consumata dove abitualmente si predispongono riunioni per così dire riservate. E lo è da tantissimi anni. una decina di “teste pensanti” per chiudere la quadra in vista delle candidature che dovranno pervenire entro domani. Per chi vorrà aspirare alla carica di presidente e chi ha un posto nel direttivo.

Un incontro che ha escluso molti avvocati, anche di una certa esperienza e spessore professionale, ma che ha visto invece la partecipazione di coloro che si ritengono in grado di poter raccogliere i maggiori consensi. Una mossa che alla fine si è dimostrata estremamente infelice, perché quando si è saputo cosa ha partorito questo amplesso “carbonaresco” molti si sono incavolati, altri sono rimasti increduli, sbigottiti. E non si è fatto altro che ricreare quella situazione di spaccatura che sembrava rimarginata dopo le dure contrapposizioni che si sono registrate tra giugno e luglio scorso.

Queste “menti pensanti” hanno scelto quale candidato presidente l’avv. Brunella Baggio. Una donna che ha sempre avuto modi gentili, capacità professionali indiscutibili, ma che negli ultimi tempi ha messo un po’ da parte la professione e se venisse eletta si troverebbe sulle spalle un macigno per nulla quantificabile. Forse quelle “menti pensanti” (Gianpaolo Buono, che ha partorito questa idea, e ne spiegheremo nei dettagli i tempi e i modi) hanno tralasciato un aspetto fondamentale. Tra un anno e qualche mese scadrà la proroga e da ciò che scrisse il guardasigilli è già stabilito che il 1 gennaio del 2021 venga a cessare ogni attività di natura giudiziaria sull’isola d’Ischia. Che vuol dire? Che se non si arriverà ad un’azione a trecentosessanta gradi, le chance per ottenere una nuova proroga o la tanto sospirata stabilizzazione non arriveranno mai. Rimarranno sogni e chi oggi commette gli errori ne pagherà le conseguenze in futuro. Perché in questo modo si è già rotto il giocattolo. Le scelte debbono essere condivise, dicono i saggi, ma coinvolgendo tutti. Indistintamente. Il buon padrone di Piazza San Rocco crede di cucire e disfare la tela come Penelope, come meglio crede, senza interessarsi degli altri. Eppure dovrebbe ricordare che quando fu eletto presidente dell’Assoforense ciò avvenne da un’idea partorita dal compianto avv. Nello Mazzella, il quale prima di proporlo sondò a fondo la base. E solo dopo aver avuto il consenso della stragrande maggioranza degli avvocati, si procedette alla sua elezione e anche in quella occasione si scontrò con il solo avv. Alberto Barbieri. Ottenendo un buon risultato. Di quella lezione poco o nulla ha imparato.

PESO ELETTORALE E SPARTIZIONI
Infatti nella riunione carbonara nello studio dell’avv. Pasquale Pacifico ad essere presenti vi erano molti rappresentanti del cosiddetto Giudice di Pace, che è lo zoccolo duro, perché da lì escono molti voti che vengono gestiti disciplinarmente. Quegli avvocati che non hanno mente pensante votano ciò che gli viene suggerito nell’orecchio. Senza farsi troppe domande, impegnati come sono a scaraventare in cancelleria o negli altri uffici del palazzo azioni contro l’Agenzia delle Entrate, che è diventata una vera e propria banca per alcuni di essi, alla “vecchia” Equitalia, senza dimenticare ovviamente i tanti tozza-tozza. E finiamola qua, per rispetto ovviamente di quella famosa indagine che va avanti da parte della Guardia di Finanza del Comando tributario regionale che sta ancora elaborando i numerosissimi atti che hanno scandalizzato il pubblico ministero. E comprende Napoli e provincia, beninteso.

In quella riunione si è fatto quindi il calcolo più del peso elettorale che sulla rilevanza di ogni singolo avvocato: per esperienza, carisma, autorevolezza nel presentarsi ed esporre i problemi e di essere in grado di trovare quelle strade o quelle amicizie per raggiungere chi governa questo Paese e in particolar modo la giustizia. Per strappare questa benedetta proroga che non sarebbe male. Tutto questo è stato tralasciato e si è pensato a come chiudere il cerchio e proporre una candidatura. Queste “menti pensanti” hanno escogitato l’idea di imporre la candidatura a consigliere di Francesco Cellammare, presidente uscente, per ricollocarlo nel ruolo di segretario. In modo che il buon Cellammare (salvo esaurimenti nervosi) dovrebbe continuare tranquillamente a svolgere di fatto le funzioni di presidente. Questa è la scenografia che emerge in questa riunione carbonara, che a detta di qualche presente doveva rimanere segreta e nulla doveva trapelare sul nome del presidente prescelto. Il segreto proprio dagli avvocati? Non è bastata neanche una nottata e già tutti sapevano. Alla faccia della riservatezza. E qualche altro, presente alla riunione, ha detto senza tanti peli sulla lingua che «nella spartizione noi abbiamo avuto tre membri del direttivo». Alla faccia della elezione alla luce del sole. In sostanza il nostro avvocato ha voluto dire: un presidente e un consigliere a te e i rimanenti a me. Con un ruolo primario e decisivo per Cellammare. Tutti accontentati.

LA PROPOSTA A ROSSETTI
E tornando alle scelte che si fanno oggi, non bisogna dimenticare che già nel passato per riuscire a convincere il ministro della Giustizia a concedere la proroga gli avvocati di Ischia si sono dovuti recare decine di volte a Roma. Per incontrare il sottosegretario, il direttore generale del Ministero della Giustizia, i diversi parlamentari delle forze politiche presenti a Montecitorio e a Palazzo Madama. E in un caso specifico furono anche invitati alla Commissione giustizia di Montecitorio, trascinando con sé alcuni sindaci dell’isola d’Ischia per dare più forza politica alla richiesta. Essere presenti a determinate manifestazioni per riuscire a contare qualcosa. Ebbene, in quel tempo era solo il presidente o il segretario a presenziare agli incontri romani, ma portando con sé quegli avvocati carismatici e capaci di affrontare discorsi molto impegnativi per trovare una soluzione al caso Ischia. Quanti degli eletti garantiranno la loro presenza sistematica a tutti gli incontri napoletani e romani che si dovranno per forza di cose programmare per ottenere quantomeno la proroga? La speranza è poca e ci riporta alla mente un vecchio adagio che diceva: “armiamoci e partite”. Quello che è accaduto sistematicamente nel passato, che non bisogna mai dimenticare. Visto e considerato che tutti bramano di essere eletti nel direttivo e fanno una caccia sfrenata al voto e una volta eletti, quasi scompaiono dall’orizzonte. Che senso ha tutto questo movimentiamo e bramosia di raggiungere un traguardo, che sostanzialmente non è tra quelli più significativi. Di un’associazione di fatto che ha dei compiti ben precisi, ma che non ha poi di fatto un peso tale da smuovere i palazzi di potere.

Il buon Gianpaolo ha ufficializzato questa scelta con qualche giorno di anticipo rispetto alla consuetudine e ad una nostra precisa domanda sulla scelta del presidente, ha detto che «è stata condivisa da tutti. Non è una scelta mia».
Allora bisogna fare un passo indietro di qualche ora, o meglio di un giorno. Nella mattinata di martedì il buon Gianpaolo, con telefonate insistenti, ha centrato di convincere l’avv. Cristiano Rossetti a candidarsi alla presidenza dell’Assoforense. Garantendo la sua elezione. Contatti telefonici che avvenivano mentre il buon Gianpaolo era nella sua dimora baranese e il Rossetti all’interno del palazzo di giustizia al centro direzionale di Napoli. Ove era presente anche il cronista che firma questo servizio. Il past president ha cercato in tutti i modi di convincere il collega, non riuscendo nell’impresa. Infatti il buon Rossetti era più preoccupato di ciò che sarebbe accaduto dopo, dovendo avere a che fare con i suoi colleghi che certamente sono assillanti nelle istanze, nelle richieste e con quell’incarico avrebbe dovuto tralasciare buona parte dell’attività professionale. Allora ci chiediamo e si chiedono in molti: quando il Richelieu dell’avvocatura ha fatto quella proposta, era stata già convocata una nuova riunione di carbonari per trovare un candidato all’altezza? Per poi uscire con una proposta ufficiale? Non è così. Quella proposta è arrivata su un ragionamento proprio del buon avvocato di Barano. Respinta al mittente con determinazione. Quanto è accaduto martedì va nettamente in contrasto con quanto ha dichiarato nella mattinata di ieri al tribunale di Ischia dopo che era ormai di dominio pubblico la candidatura di Brunella Baggio a presidente dell’Assoforense.

IL PRESIDENTE IDEALE
E le “menti pensanti” della riunione nello studio di Pacifico hanno scelto anche i candidati del direttivo? Si presume proprio di sì. E a quanto pare i possibili papabili non sono tra quelli che possono definirsi i più autorevoli, forti per dire nella “globalizzazione” dell’esecutivo di aver proposto ed ottenuto il consenso per il varo di un presidente e di un direttivo forti, autorevoli, prestigiosi e capaci di portare avanti una battaglia difficile. Vedremo quali saranno i nomi che saranno scelti dagli avvocati che operano prevalentemente nell’ambito del Giudice di Pace. I quali a loro volta non hanno alcun interesse a risolvere i problemi che si accumulano e si aggravano costantemente al tribunale, al civile e al penale, dove sono in gioco veramente interessi importanti per i cittadini. Altro tozza-tozza o la cartella non pagata all’Agenzia delle Entrate.

Ci sentiamo di sottoscrivere il pensiero dell’avv. Carmine Passaro su queste elezioni: «L’identikit del mio Presidente ideale. Mi inserisco nel dibattito sulle possibili candidature a presidente dell’Associazione forense che – con tutta evidenza – si svolge nel chiuso delle stanze (al di là di quello che si dice e, al netto di illazioni, in modo significativo, in una sola!), a gruppo ristretto che vorrebbe determinare (rectius: imporre) la candidatura (contrabbandata come condivisa).
Ebbene, ritengo che il momento imponga di considerare la giustizia, la sezione ischitana del tribunale un po’ come un “figlio” agonizzante; da tale incontestabile premessa discende il nostro ineludibile dovere – come faremmo per un nostro figlio – di scegliere non il “chirurgo” più simpatico, disponibile o “condiviso” (?) bensì quello che in termini di 1) competenza 2) esperienza 3) autorevolezza e (cosa che non guasterebbe) 4) voglia di recuperare dignità alla categoria possa garantire il miglior risultato possibile.

I tempi, gravi, nel pieno rispetto di tutti, suggeriscono di rifuggire scelte di candidati “di bandiera” o privi dei requisiti illustrati.
Si faccia pure avanti chi ritiene di possedere quelle qualità».

E sapete perché tutto questo? Per fottere ogni velleità a Gino Di Meglio di ricevere la carica di presidente dell’Assoforense, che gli era stata promessa e non mantenuta. Ed è ciò che era già accaduto quattro anni fa con l’avv. Alberto Barbieri. Quando si dice che qualcuno è inaffidabile.

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