Anna Lamonaca: l’Arte e la Pittura come specchio dell’Anima

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Il suo sguardo, attento e romantico, cattura anche le più piccole sfumature del mondo che la circonda. Attraverso l’arte, sia essa in forma di scrittura che pittorica, riesce a dare forma alle emozioni e alle sensazioni che la Vita e la Natura ci suscitano… Parliamo di Anna Lamonaca, giovanissima mamma e talentuosa artista che abbiamo imparato a conoscere e ad amare sulle colonne di questo stesso giornale.

Anna, in queste settimane, è protagonista di uno degli eventi più belli dell’arte, il “Laboratorio” di “La Pagine” editore, e, con lei, abbiamo parlato un po’ non solo di Arte, ma anche di losckdown, di sogni e di progetti.

Innanzitutto parliamo della tua passione per la pittura. Da dove nasce e quale é la tecnica che preferisci e scelto per questo progetto?

“La mia passione nasce da bambina, un po’ ereditata da mia mamma che dipingeva con i colori ad olio. E’ una passione particolare che nasce dal mio amore per la scrittura. Mi spiego meglio: quando componevo una poesia o scrivevo qualcosa, sentivo che le emozioni che suscitavano non potevano restare incatenate ad una poesia. Allora prendevo pastelli, acquarelli, tempere, gessetti… la mia mano si muoveva libera su un foglio e ho iniziato a creare disegni astratti. Inizialmente non avevo una idea chiara di cosa rappresentassero e, anche un po’ per scherzo, iniziai a pubblicarli online chiedendo una interpretazione ai miei follower,ed anche un titolo. Ho iniziato quindi ad assegnare i titoli più votati e che piacevano di più al pubblico. Da qui mi hanno chiesto di fare una mostra, un passo successivo quasi dovuto perché molti mi dicevano che volevano vedere i quadri dal vivo. La prima mostra fu al Torrione, “Dipinti d’Anima”, che ebbe un discreto successo… non me lo aspettavo. Durante quella mostra venne a vedermi Pina Conte e mi disse che secondo lei avevo un talento nell’uso dei colori e non solo. Iniziai a studiare con lei e realizzammo, in stile Caravaggio, un cesto di limoni. Mi sono appassionata molto alle tecniche e soprattutto ai pastelli. Ho fatto due corsi con Maria Sibilio, appassionandomi ai carbotelli e ho iniziato a dipingere i volti delle donne, i loro sguardi e le espressioni. La donna, secondo me, possiede al suo interno forza e dolcezza. Anche la natura per me è Donna.”

Come arrivi ad essere selezionata per rientrare in questa raccolta?

“La casa editrice “Pagine” già nel 2017 ha indetto un concorso. Presentai varie opere in cui ritraevo donne di varie etnie. Venni selezionata e pubblicarono 7 miei opere con un commento di un critico molto importante, Plinio Perilli il quale mi fece una critica molto appassionata, soprattutto per quanto riguarda l’uso dei colori che avevo impiegato per realizzare le opere, mescolato con la fantasia. Nei miei ritratti lui trovava una forte esplosione di stati d’animo e immagini oniriche che io rappresentavo attraverso il colore. Quest’anno, quando hanno indetto un nuovo concorso, mi hanno contattata per inserirmi in questo catalogo “laboratorio” che serviva per promuovere l’arte anche perché durante il lockdown è stato impossibile fare mostre. Ho partecipato con opere in cui ho utilizzato varie tecniche. Ad esempio per l’opera “Mi innamorai di te” ho usato acrilici su tela e il critico Perilli ha affermato che “è una dichiarazione quasi gitana con chitarra sul far del crepuscolo” perché ci sono toni di chiaroscuro e un tramonto meraviglioso. Ho presentato “Ailen le notti di luna” un viso di indiana molto particolare. Ecco, a me piace la particolarità della donna, forse anche la stranezza della stessa, nel senso buono. Una opera fatta con carbotelli su carta. Un altro si intitola “Finzione” (misto anche collage su tela), ritrae una donna che sta per togliersi una maschera. Mi sono ispirata a Pirandello, che diceva che la società ci affida una maschera, che distorce quasi la persona. Togliendola emerge il vero volto della donna, con gli occhi verdi che guardano la realtà che si contrappone alle persone. “Un amore per sempre” è un acrilico su tela, ritrae una mamma che abbraccia il suo bambino: l’amore materno è quello che dura per sempre.”

Le opere, create in lockdown, cosa rappresentano per te?

“Le opere che ho realizzato nel lockdown significano molto. Il Covid ci ha costretti in casa e per me è stato proprio un “viaggio”, non solo artistico anche se mi sono dedicata all’arte e alla musica. E’ stato un viaggio interiore anche per dei cambiamenti che ci sono stati nella mia vita, la quarantena ci ha costretti a guardare dentro noi stessi, e ciò mi ha portato a tirare fuori dei lati che forse anche io non conoscevo. Sono stata posta davanti a tante situazioni anche non facili, ho dovuto riscoprire me stessa, andare avanti anche da sola e queste emozioni le ho convogliate nell’arte. Ho scritto, disegnato e dipinto tirando fuori quello che ho dentro.”

Sei sempre molto attiva sui social con la tua arte, sia con la scrittura che con la pittura. Anche molte opere d’arte hanno titoli scelti attraverso il web. Parlaci del tuo rapporto con i social e di come pensi l’arte possa essere veicolata attraverso i social, influenzata e influenzare i social stessi.

Hai avuto modo di soffermati su progetti che vuoi realizzare?

“Vorrei organizzare una mostra, parlare della Forza della Donna che si rialza anche dopo duri colpi della vita, l’arte di essere madre, la sensualità, l’ingegnosità delle donne… mi piacerebbe raccontare queste storie. Ad esempio, le donne che migrano su barconi per trovare un po’ di pace in una terra nuova, raccontare i sogni, desideri e incertezza. Parlare anche della violenza contro le donne, soprattutto perché i femminicidi sono ancora fin troppi. Appena vi sarà la possibilità, conto di realizzare questo progetto.”

Come vedi il futuro?

“Beh, è difficile conoscere il proprio futuro. In questo periodo mi sono resa conto che niente è facile, nulla può essere progettato. La vita si progetta giorno dopo giorno. Ecco il mio futuro è questo: scoprire me stessa e andare avanti nonostante tutto e i problemi della vita, continuare a credere nei miei sogni e credere nelle mie potenzialità che magari nel passato ci ho creduto poco. Fare forza su me stessa e progettare tassello su tassello. Ecco, una frase famosa diceva: “Costruisci qualcosa di bello anche con i sassi che trovi sul tuo percorso”. Il mio futuro sarà questo, andare avanti un passettino alla volta.”

Tu sei una giovane donna, una giovane madre. Attraverso la tua arte quale messaggio vuoi dare ai tanti giovani che ti seguono e che raggiungi attraverso vari canali?

“Non è facile essere madre al giorno di oggi, ma possediamo tutte le qualità per esserlo. Bisogna capire come fare la madre, seguire un bambino significa non solo crescerlo nella quotidianità, ma significa supportarlo per sempre. Essere madre significa amare il proprio figlio e non ritenerlo una proiezione di se stessi. Attraverso la mia arte voglio dare un messaggio ai giovani: credete in voi stessi, vivete la vita giorno dopo giorno in tutto quello che vi offre, anche nelle difficoltà e cercare di superarle, ma anche piangere, impegnarsi e non mollare mai, donate voi stessi e amate, perché l’amore torna sempre. E puntate su di voi stessi, sempre con l’aiuto di Dio, io credo che vi siano progetti che Dio ha per noi, scelti prima di noi. L’arte, la scrittura, la letteratura ci insegnano che bisogna rincorrere il valore positivo che c’è nelle cose, soprattutto il bene e il perdono. Spero che attraverso le mie opere riesco a raccontare uno stralcio del mio modo di vedere le cose, so che non arriverò a tutti, ma almeno a qualcuno comunicherò qualcosa. L’arte per me è un qualcosa di importante, è un modo di presentare e analizzare la vita.”

Hai un augurio che vuoi dare ai nostri lettori in questa fase di ripresa?

“Il mio augurio è di risorgere dalle nostre macerie, in questa fase di ripresa. Di continuare a pensare al futuro, che arriva giorno per giorno, anche per la nostra isola che pian piano si sta rialzando. Certo, in tutti i settori c’è una crisi e forse quello dell’arte è il più colpito. Forse in questa quarantena se non ci fosse stato il mondo dei social, che sono una finestra sul mondo, molti non avrebbero potuto esprimere la propria arte. Ad esempio per me è nato questo nuovo progetto. I social hanno negatività, ma anche positività, ognuno può usarli per raccontare se stessi.

Il catalogo si intitola “Laboratorio” editrice “Le Pagine” si può prenotare sulla pagine della casa editrice e nel web. Forse, se ci sarà, sarà presentato alla Fiera del Libro di Roma.

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