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mercoledì, Giugno 12, 2024

Il Commissario Legnini “La fantasia di Ischia va oltre ogni tipo di Codice della Ricostruzione”

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Il commissario è intervenuto al convegno "Calamità: nuovi percorsi per la ricostruzione" tenutosi presso il Dipartimento di Protezione Civile. Dall’esigenza di dare ordine e integrare la fase emergenziale con quella ricostruttiva, alla necessità di integrare e modificare diversi aspetti del testo in discussione per migliorarne l’impatto sulle future ricostruzioni ma anche su quelle in corso. È possibile fare in modo che lo stato di ricostruzione si avvii nel mentre si svolge lo stato emergenziale? A mio modo di vedere sarebbe la soluzione migliore!

Agli “stati generali” della Ricostruzione in Italia è intervenuto il commissario Legnini al convegno “Ca-lamità: nuovi percorsi per la ricostruzione” tenutosi presso il Dipartimento di Protezione Civile. Nel corso dell’incontro, promosso dal Ministro della Protezione Civile e delle politiche del mare, on. Nello Musumeci, aperto dai saluti del Capo Dipartimento della protezione civile, ing. Fabrizio Curcio, e dalla relazione del capo Dipartimento Casa Italia, Luigi Ferrara e dello stesso Ministro, si sono svolti gli interventi dei commissari straordinari attualmente impegnati nelle ricostruzioni post calamità in Italia, ma anche dei tecnici, giuristi ed esperti del settore per un confronto aper-to sul disegno di legge di iniziativa governativa in discussione in Parlamento e su quelli di inizia-tiva parlamentare, oltre che sui tanti temi connessi alle ricostruzioni post calamità.

L’intervento del Commissario Legnini ha sottolineato diverso punti focali ma, soprattutto, è stata l’occasione per rimarcare ai soggetti istituzionali deputati, quanto la condizione di Casamicciola e dell’Isola d’Ischia sia davvero particolare. Così particolare da doverne fare un case study a parte. Le parole del Commissario, ancorché espresse con un senso di simpatia, ci fanno capire quanto sia alto il livello di complessità della nostra ricostruzione. Dai suggerimenti di Legnini, inoltre, emerge anche quanto abbiamo sempre rivendicato: emergenza e ricostruzione non possono essere due segmenti che si inseguono nel tempo, ma serve una loro sovrapposizione. E’ questo l’unico modo per tagliare i tempi della ricostruzione, permettere ai territori di ripartire e, soprattutto per dare risposte veloci e certe ai cittadini che si trovano a fare i conti, in prima persona, con le calamità.

L’INTERVENTO
Ringrazio tutti, in particolare il Ministro Musumeci che ha organizzato questo incontro nel momento giusto, quando il Parlamento sta per concludere l’esame. Saluto il Presidente Rutelli e apprezzo molto Fabrizio Curcio e Luigi Ferrara, i due capi dipartimento che ci hanno guidato e ospitato qui oggi.
Condivido totalmente, come ho già avuto modo di dire, la finalità, l’ossatura e l’impianto di questa pro-posta legislativa. La struttura e l’impostazione di questa proposta legislativa sono molto adeguate, anche considerando la competenza elevata dei partecipanti. Per questo, accolgo volentieri la richiesta che ci ha fatto il ministro di fornire osservazioni precise, o se preferiamo chiamarle suggerimenti o sollecitazioni di approfondimento.

LA “FANTASIA” DI ISCHIA VA OLTRE IL CODICE
Possiamo chiamarlo come preferiamo, ma l’impianto che si va delineando richiede un parametro di riferimento esperienziale, diciamo così, non tanto per il ruolo che attualmente svolgo di commissario irco-cervo, come si diceva, un po’ per la ricostruzione, un po’ per l’emergenza, un po’ per le sovrapposizioni tra le due cose nell’isola di Ischia, perché in quel caso la “fantasia che si esercita su quel territorio”, lo di-co con simpatia, supera la realtà. E la realtà concreta è talmente complessa e frammentata da non per-mettere nemmeno al legislatore più scrupoloso di predisporre le soluzioni per tutto. Quindi, non posso assumere l’esempio che il ministro prima richiamava dei fiumi tombati e dei canali tombati. Con l’Ing. Loffredo siamo diventati esperti di alvei tombati e di sanatorie edilizie. Non assumo quel caso che è davvero complesso, ma anche le due esperienze, con le quali, a diverso titolo, mi sono misurato: quella del 2009 dell’Aquila, a cui prima faceva riferimento il consigliere Fiorentino, che ringrazio, e quella del 2016, vissuta pleno iure per un certo periodo di tempo, con il lavoro prezioso che ora sta facendo il Commissario Castelli, che sostanzialmente si svolge in uno scenario di temi, problemi e approcci sostanzialmente analogo. In questo intervento, vorrei esprimere la mia opinione personale sulla proposta di legge che introduce il Codice della ricostruzione, basandomi su quanto ho capito dalla relazione del ministro e dal testo stesso. Se l’obiettivo è quello di dotare il nostro Paese di uno strumento efficace come il Codice delle ricostruzioni con le finalità che sono state scritte, e se questo obiettivo è possibile raggiungerlo, innanzitutto basandoci su due pilastri ricavabili dal testo dell’iniziativa legislativa, allora arti-colo le mie osservazioni attorno a questi due pilastri: riordinare il passaggio e l’integrazione tra le attività emergenziali e quella ricostruttive, a fronte di un quadro di esperienza l’una differente dall’altra;

EMERGENZA E RICOSTRUZIONE
Ogni evento calamitoso che abbiamo vissuto ha avuto una modalità propria di transizione tra l’emergenza e la ricostruzione, a volte molto problematica. I dirigenti della Protezione civile possono darne testimonianza. Se vogliamo dare ordine a questo processo e stabilire una staffetta tra la gestione dell’emergenza e l’avvio e poi l’implementazione del progetto di ricostruzione, un approfondimento su questo aspetto lo dobbiamo fare. Se vogliamo evitare che, in particolare come è successo negli ultimi due grandi eventi a L’Aquila nel 2009 e nel Centro Italia nel 2016, e più tardi a Ischia, la ricostruzione parta con tre o quattro anni di ritardo, dovremmo fissare un termine più breve per lo stato di emergenza, come diceva Luigi Ferrara, e far seguire subito lo stato di ricostruzione, magari dopo due anni.

Ma, come ha sottolineato Castelli e condivido, alcune scelte fondamentali destinate a segnare la tempestività dell’avvio e la qualità del processo ricostruttivo, devono essere assunte necessariamente durante la prima fase dell’emergenza. Quindi, come stabilisce il legislatore, abbiamo due opzioni: o queste fasi sono assunte dalla gestione emergenziale, il che richiederebbe però una modifica del Codice di protezione civile, oppure quella consecuzione logica e cronologica va modificata. Ricordo quella staffetta che si muoveva con grande sacrificio e impegno tra Fabrizio Curcio e Vasco Errani nel Centro Italia, con quella sequenza di eventi sismici, tre terremoti uno dietro l’altro, eccetera. È possibile fare in modo che lo stato di ricostruzione si avvii nel mentre si svolge lo stato emergenziale? A mio modo di vedere sarebbe la soluzione migliore. La scheda AEDES deve costituire l’atto, il contenitore del programma di ricostruzione, le manifestazioni di volontà, adesso il generale Figliolo si sta cimentando, se hai una scheda che ti racconta tutto ciò che è successo e non è affatto semplice. Per fortuna il sistema di Prote-zione civile disposizione di una rete di rilevatori molto professionalizzati e attrezzati per far sì che quella scheda possa evolversi, ed essere l’atto fondativo del processo di ricostruzione. Se vogliamo affrontare anche le innovazioni che la scienza e la tecnica ci offrono oggi.

GLI ALLOGGI E LA DELOCALIZZAZIONE
In merito al tema degli alloggi provvisori, perché dobbiamo duplicare volte case e casette? E l’esperienza dell’Aquila quella del Centro Italia sono alcune. Questo è un altro punto delle scelte delocalizzative si dovrebbero assumere immediatamente dopo l’evento. Si può decidere dopo uno studio della situazione idrogeologica delle faglie attive e capaci. Ci abbiamo impiegato anni non certo per responsabilità dei commissari a studiare le faglie attive capaci.
Ma se in sei mesi studi il quadro del dissesto idrogeologico dei territori colpiti e delle faglie attive e ca-paci sei in grado di stabilire, con una decisione forte, se delocalizzare o no. E quindi anche il tema degli alloggi provvisori è condizionato da questa decisione, è dentro la prima fase della gestione emergenziale.

Così come il tema dell’approccio urbanistico, il professor Mantini ne ha fatto un punto centrale del suo impegno professionale, va rivisto. Anch’esso è un tema che precede il decollo della ricostruzione in sen-so pieno. Se dipendiamo dai piani per ricostruire, impieghiamo anni per fare i piani e intanto l’obiettivo della ricostruzione si allontana. È sempre necessario un piano? No, non serve sempre questo. A volte serve, come nel caso di Ischia.

I TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE
Il secondo obiettivo, molto ambizioso, riguarda la durata della ricostruzione da 5 a 10 anni.
Sarebbe un sogno, ministro, nel nostro Paese. Come si può rendere più solido il testo legislativo per far sì che quell’obiettivo diventi un obiettivo realistico? Non che non lo sia nelle intenzioni, ma rischia di scontrarsi con difficoltà oggettive. Lo voglio dire in modo esplicito, a costo di attirarmi delle inimicizie, come è già successo nelle esperienze passate.

Il ruolo delle professioni tecniche nostro Paese è cruciale. Non possiamo esitare o dobbiamo dare una soluzione chiara a questo tema con una norma primaria oppure i Commissari saranno in ritardo. La causa principale del rallentamento delle ricostruzioni non dipende dalla procedura amministrativa, dalla buro-crazia o dalla disponibilità di risorse finanziarie, ma dai tempi di consegna dei progetti da parte delle professioni tecniche. Io non voglio attribuire responsabilità ai professionisti che lavorano, non è certo colpa loro, ma quando si è in presenza di un processo ricostruttivo molto impegnativo, la platea delle professionalità, il ruolo e la funzione anche pubblica dei professionisti, deve essere riconosciuto e questo riguarda il principio di sussidiarietà. Il ceto dei professionisti che supplisce una parte delle funzioni pubblicistiche che altrimenti richiederebbero soldi, risorse e strutture molto pesanti. Per questo occorrerebbe fornire una risposta sul limite del numero degli incarichi sull’emersione degli incarichi professionali. Spesso giacciono i fascicoli negli studi professionali e non è possibile tracciarli.

Il secondo punto riguarda i soggetti attuatori. Dall’Aquila al centro Italia a Ischia a Catania all’Emilia noi leggiamo per la ricostruzione pubblica l’elenco dei soggetti attuatori. Un elenco che si potrebbe an-che ampliare, ma quei soggetti attuatori: le Regioni, il Demanio, le Sovrintendenze, i segretariati, le Università, ecc. Quei soggetti attuatori non ce la fanno. Ministro mi creda, se i progettisti non consegnano i progetti e i soggetti attuatori non vengono dotati di strumenti e di strutture efficaci non è possi-bile di conseguire un obiettivo sacrosanto come quello della durata della ricostruzione e che ci siamo posti con questo disegno di legge.

IL LIMITE DEI 10 ANNI
Riguardo ai dieci anni per la ricostruzione non possiamo stabilire questo termine in sede legislativa. So-no sicuro che la Commissione lo discuterà. Che succede se al decimo anno non tutti hanno completato la ricostruzione, come è accaduto per la gran parte dei casi, persino in Friuli, che il Presidente ha ricordato come la ricostruzione più efficace, rapida e veloce, dopo 14 anni? Succede che si perde il diritto al contributo?
Se il legislatore avesse la determinazione di dire questo, fornirebbe un contributo significativo anche all’apporto delle professioni tecniche. Questa sarebbe una misura molto efficace: un termine entro il quale se non presenti il progetto o non richiedi il contributo, poi scade.

IL FONDO UNICO
Io mi sono sentito importante quando facevo il Commissario per la ricostruzione del Centro Italia, per-ché disponevo di un conto corrente di 2 miliardi di euro liquidi. Un eccesso di liquidità e un difetto di capacità di impegnare le risorse. La legge dovrebbe favorire questo meccanismo del fondo. È un meccanismo interessante, ma attenzione, se poi il passaggio diventa il CIPESS, i ministeri, il concerto, le intese, si rischia molto. Ottima idea il fondo unico, con l’obiettivo di riequilibrare liquidità, debito pubblico e programmazione, ma occorre un meccanismo diverso per realizzare questo obiettivo. Non so quale, bi-sogna studiarlo con la ragioneria.

Sulla legalità, la trasparenza, lo sviluppo, la copertura assicurativa, condivido l’approccio l’idea del ministro di fare una cosa progressiva, ma con un credito d’imposta altrimenti la polizza assicurativa diventa una scommessa sulla casa, e questo è il problema storico che impedisce di farla, ma bisogna superarlo. L’impianto di questo disegno di legge c’è e mi auguro che il Parlamento, avvalendosi anche di queste riflessioni, voglia approfondire e sviluppare un confronto che un obiettivo così ambizioso merita”.

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