Michelangelo Messina: “La mia mostra del cinema di Venezia ai tempi del Covid”

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Michelangelo Messina | Si è appena conclusa la 77a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il più antico e primo festival cinematografico al mondo, evento che frequento regolarmente per vedere opere inedite da portare alla prossima edizione dell’Ischia Film Festival.

Non avevo programmato di esserci quest’anno, ma nonostante tutte le restrizioni, le paure, e l’angoscia che persevera in ognuno di noi, ho deciso di partecipare. Paure mascherate dalla una forza di volontà di ricominciare a pensare che tutto prima o poi tornerà alla normalità.

Reduci dalla visibilità ottenuto sui media nazionali quale primo festival cinematografico nazionale ad aprire dopo il “lockdown” con presenza di pubblico e talents, (oltre che on Line), sono qui per condividere con gli altri l’esperienza dell’Ischia Film Festival in epoca Covid. A raccontare la nostra esperienza, la nostra storia, si perché abbiamo fatto storia (che piaccia o meno a qualcuno) rischiando e dimostrando che con i dovuti accorgimenti e con professionalità gli eventi culturali si possono svolgere anche in un momento terribile come questo. Sono stato invitato da Lario Fiere e alla Fondazione Ente dello Spettacolo all’Hotel Excelsior Lido (sede degli incontri del festival) per rappresentare il Cineturismo, quello che ormai da 20 anni vado illustrando in giro per il mondo, dove ovunque riscuote successo e introiti economici legati al fenomeno e che a mio avviso in Italia ancora stenta a decollare, nonostante le varie iniziative che sono nate nel corso di questi anni. Ma come tutti i presenti sono qui a respirare sotto una mascherina che fino all’anno scorso pensavo di vedere solo negli ospedali o nelle serie televisive di “Medici in prima linea”, e invece no, le mascherine sono il nostro abbigliamento quotidiano, la indossi come indossi al mattino l’orologio, il bracciale e la cravatta. Non la dimentichi più come magari facevi all’inizio, altrimenti non puoi uscire fuori dalla tua tana, il pericolo c’è e continua ad esserci anche se invisibile. Una mostra quasi semi deserta, negli incontri con gli altri operatori del settore non si parla di come é andata, ma si vocifera che dai 14.000 accreditati dell’anno scorso si é arrivati quest’anno ad un massimo di 5.000. Le poche star per la gioia dei fotografi, per la stampa del settore e per dimostrare che il festival si svolge, ci sono, senza mascherina agli scatti, ma appena anche loro sono fuori dalle conferenze, dai loro ruoli, la indossano, sono umani come tutti noi, non sono più quei personaggi immortali che abbiamo spesso idealizzato, il mostro attacca anche loro, le luci della ribalta non basta a proteggerli, neppure la statuetta di un premio.
Non è questa la mia mostra del Cinema di Venezia, dove ora gli incontri sono fugaci, solo quelli indispensabili. Mi mancano le file alle sale, le attese, le corse tra un film e l’altro, gli abbracci, gli incontri, le feste dopo le proiezioni, persino la folla di ragazzini e fans in attesa del red carpet, mi mancano. In questa piccola mascherina c’è raccolto tutto questo per me. Sembra di essere parte della frase di Pirandello “incontrerai molte maschere e pochi volti” e che camminiamo tutti su un grande set di un film di fantascienza, ma poi ti rendi conto che questo non è un film. Una protezione che togliamo solo quando ci sediamo in quel fugace momento per alimentarci, o per prendere una boccata tossica di fumo dopo un caffè, poi è sempre lì stampata sul nostro muso, che ci fa evitare gli abbracci, che ci nasconde i sorrisi che abilmente abbiamo imparato a sostituirli con l’espressione degli occhi e delle sopracciglia.
Solo la sera quando ritorno in camera, mi libero di questa maledetta maschera e respiro senza nella mia camera d’albergo, dove c’è sempre il condizionatore a palla, dopo che la cameriera ha rifatto la camera, dopo aver lavato per l’ennesima volta le mani, e sanificato per l’ennesimo volta il telefonino che per paura magari avrai appoggiato a qualche parte inconsapevolmente. In piazza davanti al Casinò non ci sono i botteghini con le lunghe code interminabili per i biglietti, tutto è rigorosamente “on line” e i protocolli di sicurezza sono tanti, dalla temperatura al controllo di zaini e borse, mentre dall’alto l’elicottero della polizia instancabilmente compie il suo ennesimo giro nell’area che sovrasta la mostra, quasi a controllare dall’alto se ci sono assembramenti o persone senza mascherina. Nei luoghi di aggregazione: bar, buvette e lidi il controllo sanitario è molto rigido. All’Hotel Excelsior il protocollo è ancora più rigido, controllo temperatura all’ingresso e all’uscita, alle sale dell’Industry o in quelle degli incontri si accede solo se accreditati per la contingenza posti, massimo 40 persone, la terrazza dell’albergo, immortalata nel passato da centinaia di servizi giornalistici, da attori e dagli addetti ai lavori e praticamente deserta.
Idem protocollo per le conferenze stampa, si accede dopo i controlli sanitari solo se accreditati con il posto a sedere, rigorosamente con distanziamento sociale, regole che valgono per tutti, fotografi e operatori compresi. Il cartellone della 77a edizione del festival è comunque di tutto rispetto, pieno di opere, tra cui quattro film Italiani in gara, si avverte comunque la non presenza dei film stranieri e della loro macchina promozionale che con quel pizzico di glamour riempiva l’attesa al red carpet: macchine con le star, ospiti in smoking e sfoggio di mise da parte delle attrici. Ora tutto questo non è più visibile all’occhio dei pochi passanti, un muro di legno che riporta il brand del festival ostacola la visione tra l’ingresso alla sala per le “prime” e il viale principale. Ne possono godere solo i fotografi collocati al loro interno. Non credo che ci siano state le feste di fine proiezione come per il passato, troppe pericolose. Si evita l’assembramento in qualsiasi luogo, ed è giusto cosi. Quest’anno a differenza del passato sono stato presente al festival solo tre giorni. Questa ridotta presenza non mi ha permesso di vedere nessun film, pertanto non esprimo nessun parere sul giudizio finale che la giuria ha emesso per l’assegnazione dei premi, voglio però riflettere sull’assegnazione a Pierfrancesco Favino con la coppa Volpi.
Favino è senz’altro il più bravo attore che abbiamo in italia al momento, ma non credo che fosse questa l’occasione di attribuirgli questo riconoscimento, meritatissimo, ma che avrebbe dovuto ricevere per altre interpretazioni. Favino è troppo intelligente per non stupirsi di una Coppa Volpi che va a un personaggio secondario (come è il suo) piuttosto che ai due veri protagonisti del film, a giudizio dei critici entrambi notevoli. Molte sono le polemiche oggi riportate dalla stampa nazionale sul verdetto di questa giuria composta dal Premio Oscar Cate Blanchett, l’attore Matt Dillon, la regista e sceneggiatrice inglese Joanna Hogg, la regista e sceneggiatrice Veronika Franz, lo scrittore Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, l’attrice Ludivine Sagnier e Il regista e sceneggiatore tedesco Christian Petzold. Ma come sempre sarà il giudizio finale del pubblico a decretare i veri vincitori al botteghino. Verdetto amaro anche per l’AD di Rai Cinema Paolo del Brocco sui tre film coprodotti da Rai Cinema presenti nel Concorso ufficiale – “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli, “Notturno” di Gianfranco Rosi e “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante che secondo l’AD non hanno ricevuto la giusta attenzione. Felice per come è andata l’intera manifestazione, il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Barbera un po irritato, ha cosi risposto “sulla delusione di Del Brocco“ per il cinema italiano, in particolare per Notturno di Gianfranco Rosi, non considerato nel verdetto. “Quando Paolo Del Brocco comporrà lui la giuria staremo a vedere. E’ una polemica inutile, ingiusta, inefficace, ogni volta è un copione che si ripete, c’è sempre scontento. La giuria è composta da 7 persone che esprimono giudizi soggettivi, non c’è nulla di oggettivo in un verdetto”.
E come sempre, cosi anche per la passata edizione, anche questa volta, covid o non covid al festival di Venezia non sono mancate le polemiche, fa parte del gioco. Personalmente do un plauso agli organizzatori che nonostante la pandemia ancora in circolazione hanno assicurato a tutti sicurezza sociale e mostrato un grande senso di professionalità.
Questa esperienza del covid deve farci riflettere su molti temi, bisogna essere comunque ottimisti e cercare di trarre dei vantaggi da questa assurda situazione, sopratutto nel dare una speranza all’intero comparto cinematografico che ha subito un notevole arresto di produzioni. Un danno non solo economico ma sopratutto culturale per tutti noi, ricordandoci che il cinema è stato uno dei nostri maggiori compagni nel periodo di “lockdown”. Ho voluto partecipare a questa edizione sopratutto per la mia memoria, a ricordarmi che non é servito pensare e scrivere “andrà tutto bene”, perché per ora no, non va ancora bene.

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