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mercoledì, Giugno 12, 2024

Le verità amare di “Albertosi”. Biagio Lubrano: “Questo è stato l’anno del grande inganno del Barano. Sono davvero dispiaciuto”

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Con Biagio Lubrano proviamo a tracciare un commento alla fine dei campionati di Ischia, Barano e Procida con un focus in particolare sui bianconeri del girone B di Promozione che hanno visto il mister in panchina fino a 4 gare dalla fine. Mister, un campionato di promozione misto tra gioia e delusione che, nonostante tutto, però, ha visto il Barano conquistare la salvezza diretta, mentre il Procida, nell’altro girone di Promozione, è retrocesso in prima categoria. Provando a fare un commento generale, qual è la sensazione che tu hai avuto quest’anno?
“Il mio affetto da tifoso e non solo, è diviso tra Ischia, Procida e Barano, tre formazioni che occupano un posto speciale nel mio cuore. Parlando della mia Procida, posso dire che è stata un’annata davvero sfortunata. Gli infortuni hanno colpito duramente, come nel caso di Tony Costagliola, costretto a saltare l’intera stagione. Anche le partenze di Quirino e Gadaleta, due promettenti giovani talenti che hanno lasciato per Ischia e Nocerina (facendo il doppio salto di categoria dalla Promozione alla Serie D, ndr), hanno lasciato un vuoto non adeguatamente colmato. Forse non tutti hanno compreso l’importanza cruciale che avevano per la squadra. Il ritorno di Cibelli, ostacolato dai daspo, ha aggiunto ulteriori complicazioni in una stagione già difficile, segnata da infortuni, squalifiche e prestazioni sottotono. Nonostante il girone non fosse tra i più difficili e alcune squadre avessero rapporti consolidati da anni, il tentativo di rimonta è arrivato troppo tardi, e la salvezza non è stata raggiunto. Tuttavia, rimango ottimista: confido nella capacità del Procida di rialzarsi, come ha già dimostrato in passato”.

E passiamo ad un’altra parte del cuore di Mister Lubrano, il Barano Calcio
“Voglio essere trasparente e sincero: mi sono dedicato anima e corpo a questa esperienza. Non ho nulla da nascondere. Il Barano, nella scorsa stagione, mi ha dato l’opportunità di rimettermi in gioco, e nonostante la classifica fosse disastrosa, siamo riusciti, grazie all’impegno dei calciatori che mi hanno seguito, a raggiungere una salvezza quasi insperata. Abbiamo totalizzato 40 punti insieme ad altre squadre e addirittura ci siamo piazzati al 6º posto in un’annata memorabile. Quest’anno, però, sia io che i calciatori siamo stati ingannati. Il merito di aver costruito la squadra del Barano va a loro, non a me. Non voglio magnificarmi, ma è grazie al successo dell’anno scorso che hanno potuto plasmare la formazione di quest’anno. E ora vi racconto un episodio curioso: il Barano si è iscritto all’ultimo minuto, dopo che il presidente aveva tentato di spostare il titolo anche sull’isola, come molti sanno, al Panza. Non so con quale astuzia o follia, ma un dirigente del Barano mi ha contattato. Ci siamo dati appuntamento in un bar del porto, e mi ha detto: ‘Mister deve rimanere con noi.’ Tuttavia, c’è un dettaglio importante: quest’anno abbiamo un budget molto limitato. Non vogliamo ripetere gli errori del passato, né mancare alle promesse. Non parliamo di stipendi, e credo sia giusto così. Prima del mio arrivo, il Barano aveva subito due o tre retrocessioni. Non navigava certo in acque tranquille.”

Un inizio abbastanza travagliato che tutti conosciamo. Poi il Barano nasce. Come nasce? Come si avvia?
“Sfortunatamente, abbiamo perso alcuni giocatori over perché erano insoddisfatti dell’andamento della società nell’anno precedente, e altri perché aspiravano a un rimborso più elevato; quindi, hanno scelto di non venire a Barano. Abbiamo tentato di contattare molti giocatori, ma ognuno aveva le sue ragioni per non aderire, spesso legate a pagamenti non effettuati o promesse non mantenute, situazioni delle quali non ero a conoscenza. Rispetto alla squadra dell’anno scorso, molti over se ne sono andati, come Cantelli e Trani, così come alcuni giovani promettenti, tra cui Salvatore Annunziata che ha deciso di iscriversi alla Bocconi. Di conseguenza, abbiamo dovuto ricostruire la squadra quasi da zero, mantenendo solo alcuni giocatori come Conte, Invernini, De Simone e pochi altri. Abbiamo integrato alcuni giovani provenienti dalla juniores di Ischia e Luca Pesce, precedentemente con l’Ischia anche se con poche presenze e non confermato in Serie D”.

BUDGET LIMITATO
“La società, rappresentata dalla persona che ci ha fatto le proposte, ha stabilito un budget limitato, con un rimborso massimo di 300€ per alcuni giocatori, garantendo che tutti avrebbero ricevuto il rimborso a fine campionato. Questi fondi sarebbero stati distribuiti durante la stagione, e i ragazzi hanno accettato queste condizioni. Personalmente, posso considerarmi fortunato perché, quando hanno deciso di sostituirmi, non sono stato formalmente esonerato, ma è stata una scelta tecnica. Leo, che mi ha sostituito, è stato molto cortese, contattandomi prima di iniziare gli allenamenti. Dopo la partita contro il Punto di Svolta, gli ho scritto per complimentarmi e lui ha risposto gentilmente. Tengo a precisare che Leo non ha alcuna responsabilità nel mio discorso e nemmeno nelle ultime cinque partite. Tuttavia, nel settore tecnico, sul mio profilo risulto ancora come allenatore del Barano. Quindi, sebbene Leo sia stato in panchina, almeno sulla carta, Biagio Lubrano è stato l’unico allenatore del Barano”

Ma perché ti hanno sostituito?
“Se analizziamo le statistiche, ho allenato il Barano per 25 partite, ottenendo 27 punti, praticamente due punti sopra la zona play-out. I calciatori non erano contrari a me; lo spogliatoio era tranquillo. Personalmente, ho risolto almeno sei o sette situazioni complesse. Ad esempio, mi hanno coinvolto per risolvere il caso Di Meglio (indicando l’intervistatore, ndr) e l’ho risolto come molti altri. Ho dovuto affrontare molte difficoltà per mantenere l’unità del gruppo. È normale che una squadra che lotta per evitare la retrocessione non abbia un percorso lineare”.

ALTRI INTERESSI
“Ci sono alti e bassi. Inoltre, quando una società non paga gli stipendi e altre squadre offrono condizioni migliori, i calciatori possono agire in modo indipendente. A Barano, alcuni giocatori sono andati alle Canarie per 15 giorni, altri hanno lavorato in Svizzera per guadagnare qualche soldo extra. Alcuni hanno persino seguito la partita di Champions League. Fuori casa, il Barano ha vinto tre volte con me, nonostante le sfide fossero impegnative. La media di un punto virgola sette ci ha garantito la salvezza. Anche nelle ultime cinque partite, la media è rimasta costante. Tuttavia, mi hanno sostituito. Perché? A Barano, circolano voci e c’è chi si arroga il diritto di giudicare. Ma io credo che, se non capisco il tuo mestiere, dovrei tacere e imparare. La scelta di cambiarmi non è stata determinata dalla sconfitta contro la Marchese; le manovre erano già iniziate a dicembre”.

Perché? Come mai? Quali erano le motivazioni?
“A Barano, alcune persone sembrano ancorate al calcio di trent’anni fa, quando si riteneva normale sottoporre i calciatori a tre ore di allenamento senza comprendere che i metodi di allenamento sono ormai cambiati. Se mi chiedi di spiegare la mia metodologia di allenamento, sono più che felice di farlo. Gli allenamenti moderni sono più intensi e brevi. Un calciatore, soprattutto se ha lavorato la mattina, mangiato tardi o è uscito da scuola alle 14:30, non può rimanere concentrato per due o tre ore consecutive. Bisogna considerare tutte queste variabili. A Barano e Procida, oltre ad allenare, ho anche svolto il ruolo di preparatore atletico, non per scelta personale ma per necessità. Se un preparatore atletico chiede di fare dieci giri, devi farli, perché è questo il suo compito. Tuttavia, se noto che al settimo giro i giocatori iniziano ad avere difficoltà, magari perché qualcuno ha mangiato di più, cerco di adattare l’allenamento per mantenere un equilibrio accettabile”

SOLITI LAMENTI DI CHI NON CAPISCE
“Quindi, hanno iniziato a lamentarsi dicendo che l’allenamento finisce troppo presto, alle quattro e mezzo. Ma se si osservano gli allenamenti delle squadre di Serie A, si nota che durano circa un’ora e mezza o 45 minuti, non certo tre ore come una volta. Se devo condurre un allenamento intensivo in uno spazio ristretto e mi servono trenta palloni, ma a Barano ne ho solo nove, devo adattarmi. Ringrazio Mimmo Esposito, il preparatore dei portieri, che li andava a raccattare ovunque. Se non ho gli strumenti adatti, cosa ci posso fare? Devo inventarmi esercizi alternativi, come quelli di forza. Se non ho abbastanza attrezzature, utilizzo le salite, così almeno nessuno si fa male. Comprendo la mentalità dei calciatori perché, avendo giocato per trent’anni fino a quarantuno anni in queste categorie, ho sempre cercato di tenere la squadra a galla. Quando esce il calendario, lo studio attentamente, mi informo sulle squadre e cerco di capire dove posso guadagnare punti e dove posso permettermi di perdere qualche partita, magari lasciando fuori qualche giocatore che non è in forma.

Ho detto che avremmo dovuto conquistare i punti contro le ‘costiere’, dato che quest’anno non hanno fatto investimenti e così è stato. Abbiamo ottenuto una vittoria a Vico Equense e, nonostante la sconfitta a Positano, abbiamo vinto a Massa Lubrense e a Sant’Agnello. Inoltre, in casa abbiamo ottenuto tre vittorie e un pareggio, quindi i punti li abbiamo guadagnati. A San Giorgio abbiamo giocato con otto under e con l’aiuto di Michele Buono, il farmacista che ha ricoperto i ruoli di massaggiatore, terapista, dottore e giocatore, e di Luigi Di Scala, vincendo 2 a 1. Quando hai un allenatore che supporta la società, risolvendo da solo molti problemi, come il caso Di Spaia oggi, il caso Formisano domani e il caso De Simone dopodomani, non dovresti essere messo alla porta. Non sono arrabbiato per l’esonero, ma per il fatto che sono stato utilizzato fino a quando sono stato utile, e poi, dopo aver preparato gli allenamenti di martedì e mercoledì per la partita di sabato mi chiama il direttore sportivo e mi dice ‘Mister ti devo dare una notizia, la società ha deciso di cambiarti’. Ma ti sembra normale?”

Qual è la cosa che più ti ha lasciato con l’amaro in bocca?
“Mi ha infastidito molto essere esonerato, soprattutto perché ritengo di non meritarlo. Innanzitutto, la squadra non si trovava nei play-out, il che dovrebbe essere un punto a mio favore. In secondo luogo, ho dato molto alla squadra e ho persino portato mio figlio con me. Mio figlio avrebbe potuto tranquillamente giocare a Procida, ma ho scelto di coinvolgerlo qui”.

LA QUESTIONE DI MIO FIGLIO
“A proposito di mio figlio, molte persone mi hanno chiesto se avesse continuato a giocare dopo che ho smesso di allenare il Barano. La mia risposta è stata sempre la stessa: ha 25 anni e fa quello che vuole. Abbiamo avuto alcune difficoltà logistiche tra Ischia e Procida, soprattutto con gli allenamenti serali a causa dei lavori di alcuni giocatori. Tuttavia, Leo non ha avuto bisogno che mostrasse il suo valore, anche perché lo conosceva già da un’esperienza passata con il Forio. Mi hanno detto che contro il San Giorgio è stato il migliore in campo. Ma davvero pensavano che giocasse solo perché io ero suo padre? L’importante è che i meriti di mio figlio siano riconosciuti per le sue abilità e il suo impegno, indipendentemente dai legami familiari.”

Lei era già stato con il Barano di Gaudioso?
“Riflettendo sui tempi passati a Barano tra il 2008 e il 2010, mi tornano in mente i giorni trascorsi con il professor Gaudioso e Beniamino Mennella, confrontandoli con il Barano odierno. L’unica vera società che ho avuto il piacere di conoscere era quella guidata dal professor Gaudioso, un uomo eccezionale con cui mantengo ancora oggi un rapporto di stima reciproca. Era una persona di parola, affidabile e coerente con quanto promesso”.

GAUDIOSO VERO UOMO E VERO PRESIDENTE
“Un ricordo particolare riguarda la fine del mio secondo anno lì, quando Beniamino Mennella si occupava dei rimborsi. Il professore, con grande generosità, decise di anticipare i pagamenti di aprile ai ragazzi, nonostante fossero dovuti solo per marzo, perché i fondi erano disponibili. La sua fiducia nel mio lavoro è stata incondizionata; non ha mai messo in discussione le mie scelte, nonostante la responsabilità e l’impegno richiesti. La categoria era la Promozione, ma era un livello di gioco tecnicamente molto elevato, e per questo gli sarò sempre grato. Non ha mai criticato le mie decisioni, come quella di far giocare Gaetano piuttosto che Francesco. Il professor Gaudioso mi incoraggiò a dare spazio ai giovani talenti di Barano, un consiglio che ho sempre considerato prezioso e che ho seguito, schierando sei giocatori under nella squadra. Queste parole e questi gesti hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia prima esperienza a Barano. Cose che non posso dire per la seconda”.

La società di oggi?
“La situazione della società attuale sembra piuttosto complessa. Da un lato, c’è l’Academy con la sua gestione e il Presidente Massimo Buono. Dall’altro lato, c’è la parte che si occupa della prima squadra, sempre sotto la guida del Presidente Massimo Buono, che ha sempre dichiarato di non voler avere nulla a che fare con l’altra parte della società. Tuttavia, nonostante questa divisione, la società sembra ancora unita ma divisa allo stesso tempo. Forse sarebbe necessario un cambiamento più radicale, come un nuovo Presidente. Solo così potrebbe esserci una rinascita. Altrimenti, portare avanti queste due realtà separate non porterà a nulla di buono. Spero di essere stato chiaro”.
E veniamo alla conclusione ti volevo chiedere, il tuo cuore è un po’ bianconero e un po’ biancorosso. Ma c’è anche un pezzo gialloblu.
“Seguo l’Ischia fin dai tempi del Nautico, quando ancora frequentavo la scuola e la sede del club si trovava in Piazza Croce, dove si acquistavano i biglietti lungo via Roma. Ricordo che ero sempre entusiasta di venire, perché negli anni ’70, a 18 anni, non era facile spostarsi per arrivare qui, e quindi mi presentavo la domenica senza sapere cosa aspettarmi. Il “Rispoli” era sempre pieno, ma grazie a Franco Impagliazzo, con cui mi sono diplomato, e a Peppe il custode, riuscivo a entrare, o da dietro, talvolta arrampicandomi sui muretti o affacciandomi dal balcone di qualcuno. Ci sono state volte in cui sono rimasto fuori e sono entrato solo nel secondo tempo. Da allora, seguo l’Ischia, da quando giocava in Serie C. Ricordo anche alcuni procidani come Ambrosino e Delle Cave. Il mio amore per la squadra non è mai svanito e ho sempre creduto che l’Ischia dovesse essere la squadra principale, e che tutti dovrebbero avere l’umiltà di riconoscere l’importanza di giocare per questo club”

Questo è un poco più complicato. La stagione appena terminata dell’Ischia?
“Assistere a un’altra impresa straordinaria dell’Ischia è sempre un piacere. Ho avuto l’occasione di vederla giocare più volte e ci siamo incontrati anche al campo. A mio avviso, l’Ischia avrebbe potuto tenere testa anche alla Cavese, che, nonostante qualche battuta d’arresto casalinga, rimane una squadra tosta. L’Ischia vanta una formazione di grande valore, con un centrocampo che brilla per le sue chiusure e una difesa praticamente impenetrabile. Le diagonali orchestrate dai giovani talenti come Arcamone e Patalano e la classe di Baldassi sono un vero spettacolo. Poi c’è Talamo, che nonostante alcune critiche, per me è un giocatore eccezionale: si impegna al massimo per la squadra e mette l’anima in campo. Se solo riflettesse un attimo in più prima di concludere a rete, segnerebbe con continuità. Il fatto che l’Ischia abbia sei giocatori locali è, a mio parere, il vero trionfo di questa stagione. E poi c’è la tifoseria, unica nel suo genere, che non ha nulla da invidiare a nessuno. Ho vissuto l’emozione degli spareggi con il Real Aversa e quello memorabile di Bacoli con Billone, e la passione dei tifosi è sempre stata incondizionata. Non ho mai visto tanti tifosi sostenere la loro squadra con tale fervore, al punto da rivedere la partita a casa perché durante il match erano rivolti verso la tribuna. Se questo non è amore, allora cos’è? L’Ischia, pur ripartendo dalla terza categoria, ha sempre mantenuto la mentalità di chi gioca in Serie C. Infine, credo che la società meriti un elogio e che sia giunto il momento per albergatori e imprenditori locali di riconoscere l’importanza vitale di sostenere una squadra professionistica”

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