Giovanni Micallo saluta Procida e si accasa al Plajanum

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Giovanni Sasso | «A Procida solo Crisano e Muro, con progetti diversi, possono fare calcio. Ognuno a modo loro, con i propri intendimenti, ma nessun altro. Il presidente Cesarano è inadeguato». Giovanni Micallo, neo acquisto del Plajanum Chiaiano, società napoletana di Promozione che cerca il rilancio dopo la stagione scorsa a dir poco tribolata, saluta l’Isola di Graziella ma non proprio bene il suo ex presidente. Trentotto anni a ottobre, il difensore napoletano ha fatto una scelta di vita. «A settembre parteciperò al corso allenatori, il mio futuro potrebbe essere in panchina – attacca Micallo –. Il calcio giocato non sarà più la mia priorità, ho altre cose in mente per rimanere agganciato a questo ambiente. Al Plajanum c’è il mio amico Marzocchi col quale siamo in sintonia per progetti futuri. Ho conosciuto la società, i calciatori ed entro a far parte di un sodalizio composto da persone serie che interpretano il calcio come una famiglia. Al primo posto c’è il divertimento. Ho l’occasione per giocare un altro anno, forse due, dipenderà dalle circostanze. Programmerò il mio futuro anno dopo anno. Per me è stata la soluzione migliore. Il “Landieri” di Scampia per giunta è poco distante da casa».

Micallo non nega di aver ricevuto delle offerte dall’Eccellenza. «Sono arrivate, ma un’altra soluzione, più impegnativa, non mi avrebbe permesso di abbinare la voglia di giocare con quella di seguire il corso allenatori. Con qualche presidente e allenatore sono stato chiaro, ho spiegato qual era la mia situazione. Non avrei mai preso un impegno che poi non sarei stato in grado di mantenere».

Giovanni Micallo ha dunque spiegato il motivo per cui in questa nuova stagione non indosserà la maglia dell’Isola di Procida. Quasi una seconda pelle. La prima esperienza, dieci anni fa, gli consentì di rilanciarsi e di guadagnarsi l’ingaggio all’Ischia in D nell’annata successiva. Gli ultimi campionati parlano per il difensore, il quale in quello terminato anticipatamente causa Covid-19, si è distinto per prestazioni e gol. Bello per scelta di tempo ed esecuzione quello che valse i tre punti a Lacco Ameno. «Non avrei potuto restare a Procida, per motivi che esulano da aspetti tecnici. La pandemia ha causato tanti problemi anche a livello lavorativo», aggiunge Micallo.

La parentesi biancorossa non si può dimenticare. Tuttavia la stagione scorsa non è stata vissuta da Micallo in maniera spensierata. «Non avrei potuto proseguire, per me si sono aperte altre opportunità. In tutta sincerità, sull’isola mi affascinava e mi affascina ancora il discorso della scuola calcio. Tre anni fa dissi che si poteva fare ma non si è mai concretizzata. In ogni caso, non sarei rimasto con Cesarano alla presidenza. Al di là delle mie cose personali, sarei andato via. Il progetto della scuola calcio mi affascinava, ma avevo già comunicato ai dirigenti la mia decisione».

La presidenza Cesarano a quanto pare non ha convinto Micallo. Per usare un eufemismo… «Cesarano non è all’altezza, non ha le giuste competenze per fare calcio. E mi fermo qui per non andare troppo nei dettagli – puntualizza il difensore –. Posso assicurare che all’interno del Procida, sia a livello dirigenziale che dei giocatori più rappresentativi, nessuno ha stima e rispetto nei suoi confronti. A mio parere, il calcio a Procida o lo si fa come lo ha fatto Nicola Crisano per tanti anni o come lo ha fatto Luigi Muro, un grande sia a livello calcistico che amministrativo. La gestione Crisano è finalizzata ad un calcio di vertice, coinvolgendo una serie di sponsor e persone ambiziose. Queste ultime desiderano primeggiare e dunque bisogna rivolgersi al mercato della terraferma per acquistare sei-sette calciatori per innalzare il livello della squadra. Questo tipo di discorso tuttavia a Procida non va bene. Procida ha bisogno di valorizzare al massimo il prodotto locale. Il modo di fare calcio di Crisano secondo me è giusto ma oggi come oggi a Procida non può trovare applicazione. Un altro modo di fare calcio – continua Micallo – è quello di Luigi Muro di tre stagioni orsono. Con calciatori ritornati sul campo dopo anni o che non avevano mai giocato, sfiorammo il ritorno in Eccellenza. Per me esistono questi due moti di intendere il calcio. Luigi Muro è il più grande amministratore che abbia avuto l’isola di Procida, calcisticamente e non. Ripeto, il calcio di Crisano va oltre quelle che sono le naturali aspirazioni di Procida, con maggiori possibilità di applicazione ad esempio a Ischia dove le aspettative sono diverse. Procida ha bisogno di una squadra fatta di elementi locali, di giovani e qui si inserisce a pennello il discorso affascinante della scuola calcio».

SIMONE PER IOVINE – Giovanni Iovine ormai è un ex. La squadra biancorossa è stata affidata al giovane Simone Lubrano, cresciuto sul piano tecnico nell’Academy Procida. «La migliore soluzione per me è sempre quella di affidare la squadra a Iovine, l’unica persona che ha esperienza e che conosce i calciatori sia esperti che giovani. Poteva garantire una continuità, perché il Procida ne aveva e ne ha bisogno. Non c’è una mentalità calcistica come altrove e in questo contesto, il mister riusciva a creare un tutt’uno, facendo per giunta bella figura. Però non nascondo che, visto il progetto in atto per questa stagione, Simone è un ragazzo preparato, che ha tanta passione e che può migliorare tantissimo. Alla fine se proprio bisognava fare a meno di mister Iovine, credo che Simone sia la persona giusta».

«ISCHIA MERITA» – Impossibile non allungare lo sguardo alla vicina Isola Verde. «In tutta sincerità, Ischia ha il giusto serbatoio per affrontare un campionato di Eccellenza, in maniera positiva. Ischia ha tanti calciatori validi, anche per disputare la categoria superiore. E’ ritornato Gianluca Saurino che per me è un giocatore importante, forte – sottolinea Micallo –. L’Ischia secondo me può fare bene, battersi per le posizioni nobili della classifica, anche se ci sono delle squadre tipo Frattese e Pomigliano che si sono attrezzate diversamente, avendo la possibilità di muoversi sul mercato in maniera più libera e disponendo di budget superiori. Sono convinto che l’Ischia dirà la sua. La società è sana e ambiziosa, la piazza abituata ad un certo tipo di calcio, ben diverso dall’Eccellenza».

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