Ci hanno nascosto il primo morto con corona virus? Fate chiarezza

Lui muore giovedì. La moglie e la figlia lunedì sono positive al tampone Covid-19. La paura dei vicini e i dubbi di come sia stata gestita questa vicenda La visita di un’amica da Milano nelle settimane scorse? Il ruolo del medico di famiglia? Il ruolo dell’ASL Come sono state gestite le operazioni funebri?

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Gaetano Di Meglio | E’ da giovedì scorso che ho questo articolo pronto. Un articolo che merita di essere pubblicato perché attiene alla sicurezza di molti. Sono uno dei tanti, forse il meno influente, che si batte al fine di proteggere la privacy di quanti sono risultati positivi al test da Covid-19 e continuo ad esserlo, ma sento anche il dovere di chiedere lumi e certezze a chi pensa di poter gestire questa emergenza come un fatto elettorale o un fatto privato.
Durante tutta la settimana scorsa, sono stati diversi i messaggi e i racconti che mi sono arrivati da una zona del comune di Ischia. Racconti che, però, non suffragati dalla certezza dei fatti, ho tenuto solo per me in attesa di poter constatare la loro smentita dalla realtà.
Smentita che, però, non è arrivata. Anzi, ora ci troviamo con la patata bollente tra le mani, con una scottante verità.

Secondo molti, ma poi ci sono dei fatti che hanno una evidenza pubblica e chiara, in una zona del comune di Ischia alcuni vicini, giorni fa, hanno sentito litigare un medico con una famiglia. Un discorso molto animato, dai toni alti che ha incuriosito i vicini. Le voci, abbastanza insistenti, raccontavano di un litigio sulla opportunità, o meno, che qualcuno effettuasse un tampone per esitare la positività al covid-19.
Passano i giorni, la lite viene quasi dimenticata e si continua la vita di tutti i giorni. Un ritmo lento per tutti e come tutti. Un ritmo lento che, però, tra mercoledì e giovedì ha un sussulto.
Uno dei protagonisti, o almeno presunti tali, muore. Il giorno dopo si procede con le operazioni funebri e il prelievo con i necrofori con tanto di tuta per il contenimento biologico e nel paese non vengono affissi neanche i manifesti. Un dramma così forte e una reazione così strana che, nonostante il periodo di restrizione per le celebrazioni religiose, ha incuriosito abbastanza.

Le voci si moltiplicano e in paese si diffonde la voce circa la presunta visita di un parente o di un amico lombardo avvenuto “poco fa” (si parla di settimane) in seguito ad un altro lutto e che avrebbe aizzato i vicini. E, soprattutto, che non sarebbe stato considerato come un segnale di allerta!
Un dettaglio che potrebbe non essere di poco conto. Ma la storia, appunto, continua, dopo giovedì, e dopo le operazioni funebri del defunto.
Ma se fino a questo punto si parla di voci, questa vicenda inizia ad avere dei dati certi.
Lunedì sera, infatti, diversi “contatti diretti”, ovvero parenti, di questa famiglia sono stati avvisati della positività al Covid-19 di due familiari del defunto. Una circostanza, questa, che ha bisogno di chiarezza assoluta.
I fatti, certi, e che nessuno può mettere in discussione sono la positività dei soggetti interessati e il decesso avvenuto, a questo punto, per “causa naturale” di uno dei loro familiari.

E’ lecito chiedersi e pretendere chiarezza su tutta la vicenda. Quale è il percorso che si è attivato per arrivare all’esecuzione del tampone a questa famiglia? Quali sintomi avevano riscontrato questi cittadini per richiedere il tampone? Perché e quando si è attivato questo iter? E il defunto, essendo chiaramente un contatto diretto dei positivi e deceduto prima dei 14 giorni (morte giovedì e test positivo lunedì) che escluderebbero la positività, non doveva essere trattato con modalità diverse? Abbiamo già avuto il primo decesso con coronavirus?
Fare e pretendere chiarezza su tutti gli aspetti di questa vicenda è un obbligo per tutti quelli chiamati in causa.
Signori, non vogliamo tener conto di tutto quello che si sente per strada e che racconta il popolino, ma neanche vogliamo stare qui ad “ammoccarci” ogni giustificazione che non trova fondamento con la realtà dei fatti.
Abbiamo un defunto e due casi positivi dello stesso nucleo familiare. Abbiamo un trasporto funebre e vogliamo sapere cosa è successo e come. Non ci importa dei nomi o del luogo, ci importa solo sapere cosa è successo. Vogliamo tutta la verità. E, a questo punto, speriamo che qualcuno indaghi fino in fondo. Perché, se è vero che il defunto è stato cremato, beh, allora, forse c’è qualcosa che ci hanno tenuto nascosto.

7 Commenti

  1. E bhe e bastato aspettare un giorno dal mio commento di ieri di suggerire di dire i nomi dei contagiati a ischia e sono stato anche insultato che ora appena il giorno dopo esce un articolo con ADDIRITTURA l ipotesi di nascondere una morte causa covid. Ora tutti i sapietoni di ieri voglio vedere cosa anno da dire e i due avvocati ischitani molinaro e calise cosa risponderanno la legge che dice il comma il codice e cosi via la praivasi e sempre ancora piu importante di tutto cio ?!

    • Quando ci sono decessi, è l’asl che verifica, i dati vengono diffusi per le statistiche che alle istituzioni servono al controllo e diffusione del virus. Alla cittadinanza non penso serva, si devono semplicemente rispettare le regole. Quello tam tam di porta in porta e finestra in finestra , il diffonder-SI dati privati dettagliati di cittadini contagiati fa orrore solo a pensarlo. Spero abbiano in futuro la possibilità di pagare.

  2. Speriamo che queste persone e qualche “grande avvocato”trovi qualche legge che faccia chiarezza non dicono solo quello che fa comodo loro possono essere coinvolti anche le loro famiglie e nipoti…

  3. Sia l’articolo che i commenti, sono confusi ed incomprensibili a chi risulta “estraneo” alle dinamiche paesane…
    Quello che traspare tuttavia, è che si tratta di una vicenda piuttosto seria…
    Basta ricordare che un focolaio di infezione a catena, è divampato a San Marco in Lamis, proprio in seguito ad un funerale.
    Sulla questione privacy, ancora non è chiaro quale siano le remore a rendere nota l’identità di un contagiato.
    Trattandosi di un virus attivato per via aerea, così tanto contagioso, e non legato ad eventuali comportamenti “promisqui”, non si capisce la remora di svelare l’identità, circostanza che invece aiuterebbe molto a spezzare la catena del contagio.
    Tra l’altro sarebbe da considerare come un gesto di grande civiltà ed altruismo verso tutta la collettività, non certo una colpa!

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