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sabato, Aprile 20, 2024

Actus Tragicus. Corrado Visone: «Vogliamo dare alla Passione di Cristo un’impronta foriana»

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Il regista della 34ma edizione svela quali sanno i contenuti dell’Actus Tragicus. «Penso sia un evento che ormai abbia una portata anche maggiore dell'isola e potenzialità per essere un punto di riferimento. Un evento paragonabile un po’ a Sant'Anna, per la sua grandezza, ma anche per il numero di persone che partecipano». I riferimenti agli artisti foriani più famosi. Molte novità, ma tutte nel rispetto della tradizione. La questione del teatro al Polifunzionale

Il regista Corrado Visone quest’anno ha l’ingrato compito, tra virgolette, di dover dirigere l’evento per eccellenza della Pasqua sull’isola d’Ischia: l’Actus Tragicus che vede crescere, edizione dopo edizione, la sua importanza.

– Hai già diretto questo evento con Valerio Buono. Come è nata l’idea di affrontare questa sfida?
«Quest’anno la kermesse raggiunge la 34ma edizione ed è un evento che cresce sia come attesa, ma anche come partecipazione da parte dei foriani e di tutti gli isolani. E quello che è palpabile è proprio il fermento, l’attenzione e la passione, che è quella che muove sia i ragazzi che i soci dell’associazione e un po’ tutti quelli che partecipano, anche come collaboratori. Io penso che la Passione di Cristo sia un evento che ormai abbia una portata anche maggiore dell’isola e potenzialità per essere un punto di riferimento. Un evento paragonabile un po’ a Sant’Anna, per la sua grandezza, ma anche molto banalmente, per il numero di persone che partecipano a vario titolo; le maestranze; gli spazi su cui si sviluppa, in un luogo che specificamente sembra quasi una scenografia naturale per questo tipo di eventi.

E se è un evento che va avanti da 34 edizioni, quella che lo organizza è una macchina robustissima: Francesco Calise e Felicia Castagliuolo, il presidente Pasquale Di Meglio, Giovanni Calise sono ragazzi che ogni anno portano avanti una macchina organizzativa che è veramente enorme e i complimenti, al di là dell’impegno, sono proprio necessari, perché questo è un evento che vive per dodici mesi all’anno, anche se poi raggiunge il suo climax in un giorno specifico. Poi interviene un regista che magari dà la sua idea, le sue iniziative, colora un po’ la situazione. Però sono loro che costruiscono l’evento di anno in anno, portano avanti nel futuro la tradizione. Secondo me la bravura di chi si trova a fare il regista di un evento del genere è quella di riuscire a inserirsi in un ingranaggio che è prontissimo, meravigliosamente oliato. Dare un piccolo contributo che possa fornire una cifra stilistica anche alle scene, l’altezza dei significati. Perché dietro un lavoro del genere ci sono tante chiavi di lettura e chi le vuole interpretare, chi vuole leggere le legge, chi si vuole affidare, diciamo alla devozione popolare, ci trova la devozione popolare.

Noi ci dobbiamo confrontare con questo, e dico noi perché anche dietro di me c’è una squadra rodata. Ci sono Alessandra Criscuolo e Valentina Lucilla Di Genio che lavorano con me da tantissimi anni. Insieme abbiamo costruito la nostra idea di regia per quest’anno. Abbiamo lavorato su alcuni aspetti che ci piacevano particolarmente. Ad esempio abbiamo dato alla Madonna una connotazione fortemente foriana, aderendo all’idea di quella che è la Madonna foriana per eccellenza e cioè l’Addolorata. Ci saranno delle piccole scene nelle quali la Madonna Addolorata riceverà le spade che trafiggono l’anima e in questo modo il dolore sarà anche percepito da questa figura. E poi abbiamo ripensato il ruolo del diavolo, che abbiamo affidato a Luigi Fiorentino che lavorerà con il fuoco e dunque con un’idea molto visibile della figura del diavolo. Mentre gli apostoli avranno il ruolo di amici, compagni, sodali e accompagnatori della figura di Gesù e saranno anche loro principalmente ragazzi molto giovani.

Questo anche perché ci piaceva l’idea di un Gesù molto umano, molto presente e molto amico, molto fraterno. Anzi, c’è una scelta di regia anche sulla fratellanza, sull’amicizia. Ma ci sono tante chiavi di lettura, per esempio legate al lavoro sui personaggi. Ad esempio Ponzio Pilato e il suo dialogo con Gesù, che è un po’ un richiamo al libro meraviglioso “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov. Ci sono dunque anche dei riferimenti letterari e dei riferimenti artistici con personaggi che incarnano gli artisti foriani più famosi, da Alfonso di Spigna a Cesare Calise a Gino Coppa a Mariolino Capuano, per arrivare dal ‘600 ad oggi. Ci sono dei riferimenti artistici foriani che abbiamo voluto mettere nella Passione di Cristo. La passione di Forio e quindi tanti aspetti foriani vale la pena che siano valorizzati, perché quello che rende speciale questo evento è la sua coralità».

LE PARTORIENTI COME SIMBOLO DI RINASCITA

– Quindi, si discosta un po’ da quello che è il discorso classico della Passione di Gesù?
«No, è la Passione di Gesù. Le scene sono quelle. Il movimento che parte dal battesimo, che si svolgerà davanti al piazzale della Lucciola, fino poi al Soccorso con la crocifissione e il sepolcro, è quello assolutamente classico, che le persone hanno imparato a conoscere negli anni. Nelle intenzioni dei registi ci possono essere questi significati che adesso stiamo brevemente sviscerando, però l’idea è quella di inserirsi con la nostra proposta registica in una tradizione che deve andare avanti. La tradizione è quello che ci fa crescere e che ci portiamo dietro e che ci racconta dei nostri limiti e di quelli di chi ci ha preceduto.

Anche quest’anno abbiamo voluto, insieme al direttivo, omaggiare la figura di Gennaro Zivelli, che è stato il regista di questo evento ed è stato uno dei primi a dargli un’impronta veramente molto teatrale. Quindi intendiamo omaggiarlo richiamando il finale della sua Passione, aggiungendo uno spoiler finale dell’evento. Inoltre faremo un richiamo all’attesa, alla rinascita, con le donne incinte o che hanno appena partorito, che accompagneranno Maria nel momento finale del sepolcro e che in qualche modo daranno proprio il senso di attesa, di resurrezione, di rinascita. E questo sembra anche un po’ un parallelo con Sant’Anna. Del resto è bene che le cose belle che facciamo sull’isola abbiano una somma, traggano forza l’una dall’altra».

L’ESPERIENZA PRECEDENTE

– Quanto è servito aver già partecipato all’organizzazione di questo evento?
«Tantissimo. Io ho curato la regia di questo evento, insieme a Valerio Buono, dal 2015 al 2017, per tre edizioni. E ritrovare queste persone, ritrovare tante cose ovviamente è stato bello, anche perché ci si è ritrovati cresciuti, con tante esperienze in più, sia da parte mia nostra, ma anche da parte dei ragazzi. E’ stato un riconoscersi e anche un ritrovarsi più maturi, più adulti. Anche perché dieci anni fa avevamo un’altra età, eravamo appena ragazzi. Adesso siamo più grandi e abbiamo potuto metterci dentro le tante cose che sono successe in questi dieci anni.

Io credo che per entrare nel meccanismo di un evento che muove 200 figuranti bisogna fare tantissime scelte, anche quotidiane, ma anche scelte proprio banalmente logistiche, di spostamenti, di movimenti, di palco. È un lavoro impegnativo. Sicuramente c’è il piacere di ritrovarsi e anche di ricominciare da dove ci eravamo fermati. E questo credo che sia bello. Ma poi la mia fortuna è essenzialmente quella di conoscere già l’evento e il testo su cui si lavora da alcuni anni. E’ un testo che scrissi e che realizzammo proprio nel 2015-2016. E’ stato anche bello ritrovare le mie parole in bocca agli apostoli, ai personaggi che si muovono all’interno della Passione».

I CAMBIAMENTI A FORIO

– In conclusione, qual è invece l’aspettativa rispetto al cambio di amministrazione a Forio? Nel senso che questa amministrazione ha organizzato un grande Natale rispolverando anche le tradizioni, sicuramente di grande richiamo. Si è parlato molto di Forio. L’economia ischitana in qualche modo ha eletto Forio come meta preferita. Questa pressione in qualche modo l’hai percepita?
«Credo che vada valorizzato il lavoro che c’è stato. Non voglio fare il bastian contrario, però il discorso è questo: Forio è anche cambiata proprio fisicamente. I lavori che sono stati realizzati, il waterfront che stiamo sviluppando, il nuovo piazzale, ma anche i lavori che adesso si stanno facendo sul corso e su via Marina e su via Matteo Verde. Sono aspetti che l’amministrazione precedente e questa amministrazione hanno davvero migliorato.

E noi stiamo sfruttando il lavoro di queste amministrazioni per valorizzare le scene che si svolgono su un percorso di oltre un chilometro. Per cui è certamente piacevole vedere che le scene si svolgono sì negli stessi posti, ma sono anche un po’ diverse rispetto agli anni precedenti, proprio perché c’è un waterfront sviluppato in un certo modo. E c’è anche un richiamo che quest’anno è cresciuto tantissimo, proprio come immagine, e noi speriamo che questa 34ma edizione possa ancora di più crescere. Penso sia agli isolani che al volume di turisti che verranno per le vacanze pasquali sull’isola e a Forio in particolare, e che può farci crescere anche come comunità isolana».

IL MOVIMENTO TEATRALE SENZA SEDE

– Un’ultima domanda. Purtroppo Ischia aveva riconquistato un teatro, si era sviluppato un certo movimento. Poi questo movimento, anche per la carenza di spazi, in qualche modo si è fermato. Tu nel frattempo hai organizzato diverse manifestazioni, non solo a Ischia, anche fuori dal teatro. Il teatro di Visone come vive e come procede?
«Abbiamo organizzato tante rappresentazioni all’aperto quest’anno anche a Forio, dove per fortuna abbiamo potuto realizzare la seconda edizione di Forio inChiostro, abbiamo realizzato alcuni spettacoli natalizi e poi anche a Ischia, in pineta, c’è stata questa bella manifestazione. Credo che il 2024 possa essere l’anno in cui mi auguro possiamo tornare a casa. E parlo proprio del movimento teatrale e non di Corrado Visone e dei miei collaboratori, ma intendo proprio come movimenti, perché l’isola ha bisogno di un teatro. Io spero e credo che questo sarà l’anno buono. Facevo una piccola riflessione: tra una cosa e l’altra, prima il Covid e poi i lavori, il teatro polifunzionale di Ischia è fermo da quattro anni precisi. Proprio in questi giorni, quattro anni fa fu chiuso.

Quattro anni sono tanti, c’era un movimento all’interno fortissimo e questo movimento si è disperso, come dicevi purtroppo in tanti rivoli, in tante iniziative personali, magari meravigliose, magari importantissime, ma singole. La nostra forza è come movimento, e parlo anche a nome del presidente Boffelli che su questa battaglia ha puntato con tutta la sua forza. E questo movimento trae la sua forza dallo stare insieme e dal fare le cose insieme in un luogo idoneo, perché queste cose vanno fatte in un teatro, perché il teatro ha fatto il teatro. Poi le iniziative all’aperto ben vengano sempre, soprattutto nel periodo estivo, ben vengano in ogni modo.

Io poi faccio teatro di strada da tantissimi anni, quindi ne capisco. E la passione di Forio, per tanti versi, è il teatro di strada. Però c’è bisogno anche del teatro e credo che quest’anno potrà essere l’anno per ritornare a stare tutti insieme. Perché poi la crescita del movimento avviene anche dal confronto di settimana in settimana, di spettacolo in spettacolo, con i tanti artisti che vengono sull’Isola e fanno crescere il movimento».

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