giovedì, Luglio 25, 2024

San Vito vietato e il santo della “paura”. Polemiche dopo la festa

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Lo scorso anno, così come nei decenni addietro, la porta della nicchia veniva sempre lasciata aperta e si chiudeva solo a chiusura della chiesa. Era usanza fare foto dei vari gruppi parrocchiali che partecipavano ai festeggiamenti.

Quando si lasciano certe pecore a giovani pastori, capite che queste pecore vengano trattate come solo come pecore. È un po’ questa la storia di questo San Vito 2024. Una festa dove qualcuno ha preferito più fare l’attore che non il pastore del gregge che Villano gli ha dato da pascere. Una festa patronale al sapore di un dejavu arrogante che riporta alla memoria i sentimenti di matrice panzese che portò, qualche anno fa, al cambio dei sacerdoti.
Ma veniamo alla festa e ai dolori di molti semplici credenti foriani che ci hanno pregato di raccontare quello che leggere, sia garantendo il loro anonimato, sia di farlo a festa “finita” perché, dicono, non sporchiamo questa festa con gli atteggiamenti di chi si sente il padrone.

Nei giorni prima della festa, diversi credenti hanno sollecitato il parroco di San Vito ad una condivisione maggiore e ad un rispetto più stretto della tradizione locale. Una richiesta, semplice, che si è presto trasformata in una intimidazione al silenzio.
Dopo le prime richieste, raccontano gli amici di Forio, il parroco ha chiesto ad un rappresentante delle forze dell’ordine che frequenta la parrocchia di fargli da protettore e di far tacere le voci di protesta che iniziavano a nascere. Manco a farlo apposta, raccontano i foriani, un giorno il credente amico del Parroco si è presentato in chiesa con tanto di divisa. Un episodio che, stando ai rumors che circolavano in piazza, sarebbe stato informato anche il “capo” del credente che non avrebbe gradito l’azione del sottoposto.

Sullo sfondo di questo scenario a tinte fosche, altro che oro e argento, arriva la delusione più grande. Dopo il silenzio imposto anche la statua vietata.
Siamo alla fine della festa. E, come insegna la tradizione, la statua di San Vito dopo essere stata riposta nella sua nicchia, non era mai stata chiusa. Il simbolo veniva sistemato e lasciato visibile ai fedeli che lo salutavano. Quest’anno invece, appena messo nella nicchia, le porte sono state chiuse. Un modo per allontanare i fedeli?

O per tenere lontano qualcuno indesiderato in sacrestia? E che oltre all’intimidazione doveva anche subire la porta chiusa?
Senza andare troppo nel passato e, magari, ricordare come Don Giovì consentiva al popolo fedele di vivere ancora la sua festa, facciamo un piccolo ritorno allo scorso anno quando la festa, in qualche modo, fu condotta da Don Giuseppe Nicolella. L’anno scorso, erede e testimone di una tradizione e fede viva, Nicolella si prese la scena cantando canzoncine al santo mentre veniva riposto ma lasciando sempre la porta aperta. Quest’anno, invece, una scena diversa. Più fredda, meno sentita, meno foriana.

Al netto dello scontro (che sicuramente smentiranno, ma essendo preti non possono dire la verità), la storia che ha decisione che ha lasciato l’amaro in bocca a più di un credente è quella relativa alla porta della nicchia. Lo scorso anno, così come nei decenni addietro, la porta della nicchia veniva sempre lasciata aperta e si chiudeva solo a chiusura della chiesa. Era usanza fare foto dei vari gruppi parrocchiali che partecipavano ai festeggiamenti. Quest’anno invece si sono chiuse le porte quasi a mandare via i fedeli. Toccante è stata l’immagine dei fedeli che per devozione a salutare il santo riposto, toccavano la porta chiusa e baciavano la mano che aveva toccato la porta chiusa. Piccole cose, piccoli gesti, grandi delusioni.

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