Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano è ad Ischia in occasione della tour elettorale di Fratelli d’Italia. Ma è l’occasione anche per confermare quelli che sono stati gli impegni mantenuti a sostegno dell’isola d’Ischia e in particolare i finanziamenti per la Colombaia e quelli per le chiese di Forio.
Una risposta importante, oltre 3 milioni di euro che significano che il governo è vicino a quest’isola…
«Credo che trovare un ministro della Cultura che in così pochi mesi sia venuto due volte a Ischia sia cosa abbastanza rara. Non ho memoria storica, ma credo che sia veramente un fatto raro. Io conosco benissimo l’isola di Ischia e le sono sentimentalmente legato. Ci ho trascorso tante vacanze, tanti momenti e ne conosco soprattutto il grande valore culturale, perché a volte quando si pensa a Ischia si pensa alla bellezza paesaggistica, al suo mare e al sistema alberghiero dell’isola. Però Ischia è anche uno scrigno di tesori e di cultura, dal mondo greco al mondo romano in poi. E quindi noi vogliamo lavorare con le istituzioni locali per valorizzare questo enorme patrimonio. Anche perché, vede, la tipologia del turista sta cambiando enormemente. Oggi non esiste più il turista stanziale degli anni ‘70 che stava due mesi al mare. Adesso la gente ha fame di conoscere, vuole misurare l’identità di un luogo, ha voglia di assaporarne la storia e Ischia ha tanto da offrire in questo ambito. Dobbiamo soltanto creare delle infrastrutture per proporre questa bellezza».
LA CAMPAGNA ELETTORALE DI FRATELLI D’ITALIA
Torniamo invece a quello che è il tema, sabato e domenica questa novità del voto per le europee. Fratelli d’Italia partecipa a questa campagna elettorale con uno slogan abbastanza chiaro, “cambiamo l’Europa”, trainati sicuramente dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le volevo chiedere un appello al voto e poi un motivo in più per votare Fratelli d’Italia.
«Innanzitutto dobbiamo votare, perché l’Europa è diventata il centro decisionale di tante vicende, di tante questioni che poi incidono direttamente sulla nostra carne viva. È in Europa che si decidono situazioni, questioni, regolamenti, norme che poi vanno a incidere quotidianamente sulla nostra vita: quale auto comprare, come ristrutturare una casa, l’agricoltura, l’ambiente. Sono tutte grandi questioni che vengono affrontate in sede europea e noi dobbiamo partecipare a queste decisioni. In passato l’Italia subiva le decisioni dell’Europa. Noi siamo lealmente europeisti, crediamo nel valore dell’Europa, ma vogliamo stare in Europa tutelando il nostro interesse nazionale, cioè sapendo bene quali sono gli interessi dell’Italia e decidendo quello che avviene in Europa. Voglio ricordare che quando furono ratificati i Trattati di Roma del ‘57 in Parlamento, l’allora Partito Comunista votò contro, la destra votò a favore. Quindi non accettiamo lezioni di europeismo da nessuno. Detto questo, credo che questa Europa vada cambiata nel senso che deve diventare meno Europa delle burocrazie, delle astrattezze formali e più un’Europa dei cittadini vicina ai cittadini, vicina alle esigenze concrete, reali della gente».
Le faccio un’ultima domanda. Adesso che sta dall’altro lato della barricata o del tavolo, le manca un po’ la posizione da giornalista? Come è cambiata la sua vita?
«Sono periodi della vita e non è raro che i giornalisti abbiano fatto i ministri della Cultura. Ho avuto due illustrissimi predecessori, Giovanni Spadolini, che era stato direttore del Corriere della Sera, e Alberto Ronchey, un altro grande giornalista. Non mi voglio paragonare a loro, lo dico con chiarezza. Detto questo, adesso cerco di affrontare con spirito di servizio questo mandato e cercare di concretizzare alcune cose, a cominciare dalla Colombaia di Ischia».