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LA LUNGA VEGLIA. La preghiera e il pianto di Ischia

L'intera comunità si è stretta al dolore dei familiari e degli amici. Un corteo di auto e motorini ha accompagnato il suo arrivo. Il corpo era giunto da Napoli nella serata di sabato custodito presso la sala mortuaria del cimitero di Casamicciola Terme. Poi la processione verso la camera ardente e l’inizio delle celebrazioni

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Ida Trofa | È un pianto straziante che da giorni unisce l’intero paese, quel paese che ieri sera ha accompagnato il giovane Manuel Calise verso il suo ultimo viaggio.

Il 17 enne ha fatto ritorno alla sua Lacco Ameno. Il suo corpo è stato restituito dalle autorità che indagano sulla sua morte,perché potesse essere accolto dall’affetto dei suoi cari dopo l’autopsia eseguita sabato mattina. Un incidente assurdo e beffardo lo ha strappato alla vita nel modo più drammatico e doloroso. A chi resta il compito di preservare la sua memoria. Le esequie sono state fissate per stamane alle ore 11.00 a Lacco Ameno presso la sua parrocchia d’origine, Santa Restituta, dove è giunto alle 20.00 di ieri.

Qui la camera ardente. L’intera comunità si è stretta al dolore dei familiari e degli amici. Un lungo corteo ha accompagnato il suo arrivo. Il corpo era giunto da Napoli sabato sera ed era custodito presso la sala mortuaria del cimitero di Casamicciola Terme. Da qui è partito in prima serata attraversando, per l’ultima volta, quella maledetta Strada Statale dove ha trovato la morte.

Corteo infinito

Su quella lingua d’asfalto crudele la processione di auto e motorini che hanno raggiunto il carro funebre su cui viaggiava la bara di Manuel. Con in testa i suoi genitori e il fratello, il corteo è partito verso la Basilica di Lacco Ameno e verso l’abbraccio della sua gente in una domenica sera che nessuno avrebbe mai voluto trascorrere. Così, insieme.

In sottofondo al musica del cuore pompata dagli stereo in macchina, il rombare delle auto e di quei due ruote che tanto aveva amato.

Una processione nel viaggio che lo conduce da un cimitero all’altro. Da Punta Perrone a Montevico, attraversando le strade di casa sua, per l’ultima volta, entrando in quella chiesa che dove ha riecvuto i sacramenti e dove ricevere l’ultima benedizione. Serrande abbassate e silenzio, tanto silenzio, mentre le campane, meste, suonavano al passaggio di questo figlio morto, tra due ali di folla in lacrime, prima che potesse essere adagiato ai piedi dell’altare maggiore.

La lunga veglia per Manuel

Ad accogliere il feretro di Manuel una folla commossa. Tutti ci chiediamo perché sia accaduta una tragedia simile. C’era sgomento e incredulità. C’era tanto dolore. Dopo l’arrivo del feretro è cominciata una lunga veglia funebre proseguita per tutta la notte.

Don Gioacchino, inizialmente, aveva autorizzato il “saluto” solo fino alle 22,00. i genitori hanno chiesto e ottenuto di poter tenere aperta la camera ardente per tutta la notte, senza lasciare il sacro luogo fino alla messa di stamani. Previsto un ampio cordone di sicurezza e misure specifiche anche in ordine all’Emergenza covid-19.

16 ore di preghiera

Poi l’inizio della preghiera. In prima fila il papà, la mamma, il fratello, gli zii, i cugini, la lD sua amata. Tutti immobili e composti nel dolore immenso e incalcolabile di una perdita inaccettabile. 16 ore di preghiera epianto.

Una folla di parenti, conoscenti e amici, tantissimi i giovani presenti, si è riunit  dentro la chiesa e sul sagrato della Santa Restituita, tutti insieme per salutare Manuel.

Una vita vissuta intensamente chiusasi drammaticamente nel suo fiorire.

Quel ragazzo non ancora maggiorenne, ora adagiato nella suo funereo giaciglio era spirito ed essenza negli occhi, nelle lacrime, negli abbracci sconsolati di quanti avevano avuto l’occasione di conoscerlo, di quanti sono rimasti sgomenti dinanzi alla sua prematura morte.

Tutti coloro a cui Manuel ha insegnato che la vita riserva tanti imprevisti e tragedie, ma comunque resta un dono. Tutti gli sono stati vicini, ancora increduli, storditi dalla sua assenza non sono mai andati via da quella maldetta notte. Lui che, nonostante la giovane età, era e sarà riferimento e simbolo.

Rispetto e silenzio, ma anche testimonianze di profondo trasporto per un ragazzo la cui terribile sorte ha mosso un’unanime e straziante sentimento in un popolo in cui si rinnova il senso di impotenza, il peso infinito di una strage silenziosa. “Asfalto e sangue” in una roulette russa che continua a fare messe di figli ischitani.

Il seme di Manuel

Una vita che nonostante tutto, nonostante l’ineluttabile non si esaurisce con la morte. Così non si esaurisce l’esistenza di questo seme pronto a germogliare ancora. Capace di riunire centinaia e centinai di persone per giorni, notti intere.

Non più alla guida del suo SH Honda, non più stretto alla sua tavola da surf, mentre ad ampie bracciate si invola verso le onde, non più a tirar tardi per l’ultima sfida alla play station. L’amore, le amicizie, lo sport e soprattutto la famiglia sono state insieme le sue grandi passioni e la sua vita.

E’ bastato il tempo di allontanarvisi per tornare a casa, salire a bordo di quel due ruote per dirgli addio per sempre, per andare incontro al suo drammatico destino nella notte tra mercoledì e giovedì sulle strade killer dell’isola d’Ischia. Non più il volto e lo spirito del ragazzo gioioso, ma il corpo, strappato alla vita drammaticamente, dentro una bara di legno chiaro. Una bianca bara adagiata sulle bandiere della Federazione Italiana Nuoto, coperta di fiori, accarezzata teneramente da centinaia di persone. Tutti stretti in un accolito comune e drammatico per questo piccolo grande uomo, simbolo di amore incondizionatamente e di profondo dolore. La sua immagine enorme, la tua t-shirt personalizzata per ricordare loro il tuo immenso sorriso e l’amore dei tuoi occhi immensi.

Manuel è arrivato in Chiesa, il suo corpo straziato ha saputo compiere, in queste ore la parte più faticosa che conduce verso la svolta. Per dire basta, per dire mai più, perché il suo sacrifico non sia vano. Lui, rapito ai suoi affetti ha sputo riunire cuori distanti e persi, ha smosso le menti intorpiditi. Ora merita che tutte le promesse fatte in suo nome siano onorate.

Manu, delfino del sole

In mattinata, sempre ieri mattina, si era tenuto il saluto dal mare con 2 barche a vela con a bordo parte della sua squadra di salvamento e nuoto, nel tratto antistante il luogo dell’incidente: Tra le onde ha riecheggiato l’Inno d’Italia che Manuel suonato da un melodico flauto che Manuel, ad ogni commemorazione e a tutte le manifestazioni nazionali e internazionali a cui ha partecipato come nuotatore, mentre in acqua sono stati lanciati girasoli, simbolo di luce, simbolo di quel “RAGGIO DI SOLE“, un “delfino” spentosi troppo presto.

All’alba, le prime celebrazioni in attesa delle esequie del 17enne enne morto nell’incidente stradale dell’Eliporto, mentre tornava a casa e, ignaro, è andato contro al suo ignobile destino.

Preghiera e raccoglimento nei due eventi organizzati dal Il Dispari con la Fidapa e la Dila.

Oggi le esequie. Ischia in lutto

Oggi sull’isola i sei sindaci hanno proclamato il lutto cittadino, spenti i luoghi della movida, come le società sportive hanno vissuto questo week end con il lutto al braccio. Chiuso il corso Angelo Rizzoli a Lacco Ameno e negozi con le serrande abbassate in segno di partecipazione, bandiere a mezz’asta nei luoghi istituzionali e municipi chiuso nelle ore della messa per Manuel. A scuola, tra i banchi dovrà tornare la riflessione sulla sicurezza ed il senso civico. Il saluto del suo paese, prima delle esequie, prima di raggiungere il cimitero comunale dove sarà sepolto.

Una vita che, nonostante tutto, nonostante l’ineluttabile, non si esaurisce con la morte e si fa monito, si fa simbolo, il seme di una terra che oggi si aggrappa a lui.

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