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Andrea D’Ambra: “Un’annata per grandi vini rossi. Ma combattiamo contro incendi e siccità”

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Gaetano Di Meglio – Elena Mazzella | Inizia la vendemmia 2021 e facciamo il punto con Andrea D’Ambra. Un incontro che spazia dalla tradizione della viticoltura alle emergenze attuali che toccano il settore e non solo. Il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente, sempre più attaccato, come hanno dimostrato purtroppo le cronache di questi ultimi giorni, anche da devastanti incendi.

Tracciamo un excursus su come è andata la vendemmia e l’annata 2020…
«Da un punto di vista commerciale diciamo che le aziende ischitane hanno sofferto poco perchè c’è stata una grande richiesta soprattutto di Biancolella. Per quanto riguarda, invece, l’annata in corso, la vendemmia 2021 è certamente una vendemmia strana perchè siamo in un momento di siccità straordinaria, non piove da circa quattro mesi. Al momento la pianta è in stress idrico, ma in quest’area dell’isola è precoce e dobbiamo tagliarla subito altrimenti, invece del vino, facciamo il passito (ride, ndr).

Se piove ora, ancora si può salvare l’annata e renderla di grande qualità. Però io credo che sia una annata di grande qualità per i rossi soprattutto, in quanto è una annata calda e poi, dato che si raccolgono più tardi, di sicuro pioverà. Inoltre, finalmente c’è un po’ di quantità in più e questo è un ottimo dato per Ischia. Spesso, infatti, non si superano i 40 quintali a ettaro, considerate che in pianura si arrivano a fare 300 quintali a ettaro con circa 100 ore di lavoro ettaro l’anno. In questa zona e in altre, mediamente siamo sulle 1200 ore l’ettaro anno. Noi aziende di Ischia, quindi, dobbiamo giocare non solo sulla qualità, ma anche sulla comunicazione e verificare i prezzi.
Dobbiamo elevare i prezzi quando c’è qualità. Questo è un momento favorevole per i vini di Ischia, soprattutto per il Biancolella che, come sapete, è nato con mio padre nel 1956, anno in cui iniziò a selezionare i grappoli per farne un vino».

RECUPERO PAESAGGISTICO

Il recupero di questo storico vitigno che ricorda già nel 1700 la produzione di uva, rientra in un progetto di recupero dei vitigni abbandonati che Andrea D’Ambra con la sua famiglia si sta impegnando a riprendere e portare avanti…
«La mia famiglia ha sempre avuto la passione per il vino e l’uva. Io sono la terza generazione e la quarta generazione, con Sara e Marina, è al femminile. Nel momento in cui impianto la barbatella del Biancolella, penso sempre che invece di mettere un mattone, metto una pianta. E’ una operazione di recupero non solo produttivo, ma anche paesaggistico. Il progetto del recupero della tenuta Don Silvestro rientra nel progetto più ampio del recupero di alcuni vigneti in varie zone dell’isola.

Il problema è che le grosse superfici sono state frammentate per divisioni di eredità. Queste si trovano dove non vi sono strade d’accesso, in luoghi poco antropizzati e questo crea un po’ di difficoltà. Ma noi andiamo avanti, testardi, e come la vigna Don Silvestro e Belvedere che andrà in produzione l’anno prossimo, a parte i 3 ettari all’Epomeo, Frassitelli, la vigna dei mille anni e altri, sto cercando di incrementare e recuperare i nostri “giardini”».

«NON E’ COLPA DEI CACCIATORI»

Un recupero che vede il nostro territorio al centro di un bellissimo progetto, territorio che purtroppo in questi giorni è vittima di devastanti incendi. Lo stesso terreno Don Silvestro fu vittima di un incendio alcuni anni fa…
«C’è una legge che potrebbe essere attuata anche dalle Amministrazioni comunali. In tempi lontani il governo approvò la legge sulle terre incolte, poi ripresa negli anni successivi e nel 2018 sono stati fatti i decreti attuativi. Se le amministrazioni vogliono, possono fare la mappatura dei terreni incolti e “obbligare” i proprietari a curare i terreni. Gli attuali incendi sono opera non solo di piromani, ma anche di incuria. E non sono da colpevolizzare i cacciatori, che in fin dei conti per cinque anni non possono recarsi su terreni bruciati. L’unico modo per prevenire gli incendi è coltivare i terreni o tenerli puliti. Io spendo, ogni anno, solo per la vigna Frassitelli circa 6mila euro per pulire e fare le tracce tagliafuoco».

IL DOC ISCHIA

La produzione di vino, e di quello ischitano in particolare, sembra che diventi sempre più importante acquisendo sempre maggior pregio. Come è il mercato? C’è interessamento anche all’estero?
«Diciamo che sette anni fa riuscii ad ottenere dal Ministero la fascetta di Stato su tutte le doc di Ischia. Questo è stato un grande vantaggio per tutti, perchè altrimenti ci sarebbero stati dei falsi Biancolella che io già notai. C’erano prezzi discrepanti, sinonimo che qualcosa non andava. Con l’adozione della fascetta di Stato volevo ottenere una equiparazione sul prezzo ed è avvenuta.

Anche perchè ora noi possiamo sapere quante bottiglie doc Ischia si producono. Due anni fa, ad esempio, di doc Ischia si sono prodotte 700mila bottiglie. La maggior parte consumate in Campania, che resta il mercato di riferimento. Ad esempio il mercato internazionale rappresenta solo il 15% per la mia azienda. Anche su Ischia il consumo è ridotto perchè il turismo va verso un’altra direzione, molti preferiscono produzioni più economiche. Però oggi abbiamo una richiesta di Biancolella fortissima rispetto all’offerta che c’è. Ad esempio il 2020 già è sold out. All’estero mi rivolgo poco perché ho poco vino, i mercati di riferimento sono Australia, Giappone, America… ma preferisco la ristorazione perché è quel settore che comunica di più. Noi a Ischia abbiamo una storia contadina e di viticoltura che il mondo ci invidia, ma quando si parla di Ischia si parla sempre di terme e di mare e poco di viticoltura, di storia viticola e di montagna. Quello che si salva ancora a Ischia è la montagna… in quale luogo possiamo andare al mare a fare il bagno e poi dopo pochi minuti ritrovarci in un bosco?».

Un’ultima domanda: non esiste più il contadino di una volta, anche sui terreni si parla di investimenti…
«In effetti esistono ancora dei vigneti che sono da considerare monumenti storici, io ho fatto studi, ma ad un certo punto i libri li metto da parte. Quello che vediamo sull’isola di Ischia deriva dall’economia del vino, dove tradizione e storia oggi non sono degnamente comunicate. Ischia è terme e mare, ma anche terra e montagna. Dietro ad una bottiglia di vino devi calpestare la terra, il premio è un fatto circolare che va al terreno e agli uomini, al genius loci. Le tradizioni sono la grande ricchezza di Ischia. Il contadino se dedica buona parte del suo tempo alla terra, avrà risultati. Non capisco i giovani che hanno terreni abbandonati che erano del nonno, del padre… e continuano ad abbandonarli. Con un progetto si riesce a coltivare la vigna e renderla nuovamente remunerativa».

1 commento

  1. Condivido in massima parte quello che dice Andrea. Ma non mi sento di dare al croce addosso ai giovani che disertano l’ agricoltura. Se infatti fanno il confronto tra quello che guadagna un cameriere d’albergo, o un barman anche di basso livello, senza troppo sporcarsi le mani e senza a volte essere deriso o compatito dai propri compagni/amici/conoscenti/parenti, allora ditemi voi se fa bene o male a non dedicarsi alla terra. Piuttosto analizziamo bene quello che fanno le pubbliche istituzioni per incoraggiare i giovani ! Spesso, se non sempre, fanno vedere loro un obbiettivo interessante, che poi si rivela un miraggio! Tanti ostacoli, tanti paletti, tante sciocche astrusità burocratiche che alla fine i giovani alzano bandiera bianca. Posso essere testimone di aziende giovanili già avviate che per cavilli burocratici, dopo ver speso di tasca propria soldi, si vedono dire , ad esempio, ma il tuo fabbricato non è rurale, legittimo si, ma non rurale, quindi il progetto è bocciato! Ma se si proponesse di fare la pratica catastale del cambio di categoria e tipologia, ti rispondono ( hanno già risposto!!) ma lo dovevi fare prima , ora è troppo tardi !
    Vedete che i burocrati sono di una brutta razza , e non smentisco quanto dico. Ed anche ottusi il più delle volte. Non sapendo che i pubblici ufficiali sono al servizio dei cittadini, e che il loro compito non è di mera ed ottusa natura ispettiva, e che è loro compito risolvere i problemi risolvibili. comunque, si una buona vendemmia, soprattutto abbondante, perché nella fisiologia della vite, nella fase maturativa iniziale, è benefica la pioggia ( non la grandine né il vento!) perché attiva la fase anabolica della sintesi egli zuccheri , delle sostanze eteree e dei metaboliti qualitativi in genere, e blocca la fase catabolica ( respirazione e traspirazione) a livelli normali, ovvero con un bilancio positivo per i primi. chiudo augurando buona vendemmi a a tutti.
    Francesco Mattera – agronomo

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