Chiesa gremita ieri l’altro per l’ultimo saluto a Giulio Esposito (Giangiulio) . A Sant’Antuono non c’era un posto libero: la comunità procidana si è stretta, compatta, attorno alla sua famiglia in un abbraccio fatto di silenzi, sguardi bassi e lacrime trattenute a fatica. Perché quando se ne va un uomo che ha saputo dare tanto, non è solo una famiglia a piangere, ma anche chi lo ha conosciuto per un tratto di vita.
Dentro la chiesa, l’emozione era palpabile. Il ricordo di Giulio correva da una panca all’altra, nei racconti sussurrati, nelle strette di mano, in quel modo tutto procidano di dirsi “ci sono” anche senza parole.
Giulio è stato uno dei fondatori di “Operazione Primavera”, un impegno concreto e generoso che negli anni ha fatto e fa tanto per Procida.
Poi, in chiesa, le note. È risuonata “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, il brano che Giulio amava profondamente. Un momento che ha spezzato gli argini: i familiari in lacrime, gli amici con gli occhi lucidi, e quella sensazione improvvisa che la musica, per un istante, riuscisse a dire ciò che nessuno trovava il coraggio di pronunciare. Il tempo si è fermato, e il dolore, nudo, vero, ha attraversato tutti.
Giulio, dicono in tanti, sapeva essere cordiale con chiunque. Aveva una parola buona, una presenza discreta ma solida, il gesto semplice di chi non cerca applausi eppure lascia un segno. E ieri l’altro quel segno era lì, davanti a tutti: in una chiesa colma, nel pianto composto di un’isola, nel ricordo di un uomo che ha amato i suoi cari e la sua comunità fino in fondo. (leo pugliese)
