Casamicciola, distributore di carburanti da smantellare. Il complesso “caso” dell’impianto al Corso Luigi Manzi

La titolare dell’autorizzazione e della concessione di suolo pubblico, la Italiana Petroli, nel 2024 aveva richiesto una sospensione di sei mesi per «crisi gestionale». Il punto vendita non è più stato riaperto ed è in stato di abbandono. La società ha sollecitato proroghe invocando un contenzioso con il gestore, ma ora il Comune ha avviato il procedimento di decadenza

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Il Comune di Casamicciola procederà ad adottare i provvedimenti di decadenza dell’autorizzazione e della concessione di suolo pubblico per l’esercizio di attività di distribuzione carburanti, con il conseguente smantellamento dell’impianto al Corso Luigi Manzi.

Peraltro in disuso da tempo e in condizioni di pericoloso degrado, tanto da essere oggetto ad aprile di una ordinanza sindacale per la messa in sicurezza. Per l’adozione degli atti il responsabile dell’Area VII – Manutentiva – Patrimonio ing. Gaetano Grasso ha deciso di avvalersi di un servizio di supporto giuridico affidato all’avv. Alessandro Barbieri.

Titolare dell’autorizzazione è la società Italiana Petroli, che ne aveva affidato la gestione alla società della famiglia Senese. Negli ultimi anni sono sopraggiunti problemi, tanto che a giugno 2024 la Italiana Petroli aveva richiesto al Suap la sospensione per sei mesi dell’attività di impianto di distribuzione carburanti derivante da “crisi gestionale”.

Il Comune avviava un contraddittorio con la titolare dell’autorizzazione e il gestore dell’impianto, autorizzando successivamente la sospensione temporanea appunto per sei mesi. Sta di fatto che a dicembre dello stesso anno la Italiana Petroli tornava alla carica chiedendo una prima proroga della sospensione invocando sempre la “crisi gestionale” e l’impossibilità di rientrare in possesso dell’impianto a causa di un contenzioso con il gestore.

Ad aprile 2025 il Comune faceva presente alla Italiana Petroli che l’impianto «risulta da tempo in stato di disuso e rappresenta un potenziale rischio per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, nonché un pregiudizio al decoro urbano e alla vivibilità del contesto circostante, densamente frequentato da pedoni e in presenza di numerosi esercizi pubblici» e dunque la invitava a rimuovere il punto di vendita carburanti installato al Corso Luigi Manzi.

Ad ogni modo, la società veniva invitata ad un incontro che si teneva a maggio e nel corso del quale la società «riconosceva lo stato fatiscente dell’impianto e rappresentava l’intenzione di riaprire l’attività presso il punto vendita successivamente alla reimmissione nel possesso dell’area, all’esito del contenzioso avviato con il gestore dell’impianto che occupava il punto vendita in maniera asseritamente abusiva». Ma a luglio richiedeva una ulteriore proroga adducendo le medesime giustificazioni.

NECESSARIO UN SUPPORTO GIURIDICO

Il rup Grasso richiama in proposito quanto previsto dalla legge regionale, ovvero che «la sospensione su richiesta è concessa dal comune per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile di ulteriori sei mesi nei casi di motivata e comprovata necessità». Il Comune può pronunciare la decadenza dell’autorizzazione nel caso in cui il titolare sospenda l’attività per un periodo superiore a sei mesi, in mancanza della proroga. E la decadenza dell’autorizzazione comporta lo smantellamento dell’impianto ed il ripristino del sito entro il termine fissato dallo stesso Comune.

Nel caso specifico, il termine semestrale di sospensione dell’attività non è stato prorogato ed è scaduto il 26 maggio 2025. L’attività come è noto non è stata ripresa, stante tra l’altro le due ulteriori richieste di proroga.

Per l’ing. Grasso dunque sussistono i presupposti per dichiarare la decadenza dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di distribuzione carburanti. Ma c’è di più. Evidenzia infatti che «con riferimento alla concessione di occupazione di suolo pubblico, la Italiana Petroli S.p.A. risulta inadempiente rispetto all’obbligo di pagamento del canone di occupazione demaniale ed ha accumulato una consistente morosità; inoltre, dagli atti d’ufficio la medesima concessione risulta, allo stato, scaduta».

In proposito il Regolamento comunale per l’applicazione del canone patrimoniale di concessione individua quale causa di decadenza della concessione, tra l’altro, il mancato pagamento del canone dovuto.

Ad aprile scorso il responsabile dell’Area VII ha avviato il procedimento per l’adozione dei provvedimenti di decadenza dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di distribuzione carburanti e di decadenza della concessione di suolo pubblico. Ma come detto, ha inteso avvalersi di un qualificato supporto giuridico, stante la complessità del “caso”.

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