E’ di ieri la notizia riportata dal nostro quotidiano che racconta come il Comune di Ischia sia tornato in possesso della concessione per lo sfruttamento delle acque delle “Nuove Terme Comunali”, precedentemente volturata a favore della società Alga s.r.l. del dott. Antonio Fimiani.
Mi ha colpito non poco una parte della dichiarazione dell’ormai “outgoing” sindaco d’Ischia, Enzo Ferrandino: “Continua la nostra azione per il rilancio delle Terme Comunali, senza fare propaganda e sensazionalismi. Siamo riusciti in un’operazione importante per il futuro della struttura e, con la titolarità della concessione, possiamo predisporre il prossimo bando per l’affidamento. È un lavoro silenzioso ma efficace.”
Unitamente a chi lo circonda, Enzo Ferrandino toglie, Enzo Ferrandino mette. Vorrei sapere, infatti, quale sarebbe questo atto tecnico-amministrativo apparentemente asettico, che cambia di fatto la proprietà di uno degli asset più identitari dell’Isola. Ma soprattutto, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse in cosa consiste questa “operazione importante riuscita al Comune di Ischia senza fare propaganda e sensazionalismi”.
Il dato storico ed inequivocabile è uno solo: solo grazie alla disponibilità e all’accordo favorito dal dott. Fimiani, il Comune di Ischia è rientrato in possesso di qualcosa che gli appartiene da sempre e che grazie alla sua politica scellerata e incapace, ha seriamente rischiato di perdere.
Ma più d’ogni altra cosa, c’è da dire che questa notizia scopre definitivamente tutti gli altarini colmi di bugie ed inettitudine di Enzo Ferrandino e compagni, che dopo ben quasi tre anni di querelle tra pubblico e privato, tra promesse non mantenute e impegni disattesi, tra interviste ad effetto e mancati rilasci, tra tanti “lui sì lui no” privi di un obiettivo che andasse oltre la mera clientela, si ritrova al triste punto di partenza: in piena stagione turistica, le Terme di Ischia sono ancora chiuse, i dipendenti storici sono rimasti da allora a casa senza lavoro o, i più fortunati, hanno trovato impiego altrove pur di sbarcare il lunario.
E solo da oggi si può tentare di imbastire un bando europeo serio e articolato che tenti di attirare l’attenzione di imprenditori qualificati e disposti a investire sul potenziale di una struttura termale obsoleta e fatiscente. Forse, partendo subito, un paio d’anni potrebbero bastare ad una ipotetica riapertura.
Ed è proprio questo il punto che molti fanno finta di non capire: non c’è alcun grande risultato da festeggiare, ma solo la certificazione dell’ennesimo fallimento politico di quest’amministrazione comunale.
Se davvero il lavoro svolto fosse stato così efficace, oggi parleremmo di una struttura aperta, produttiva, capace di tornare a generare occupazione e ricchezza per il territorio. Invece, discutiamo di anni d’immobilismo e di un fantomatico traguardo straordinario quando, nella migliore delle ipotesi, si tratta semplicemente del doveroso recupero di ciò che non si sarebbe mai dovuto porre a rischio.
Per tre anni i cittadini hanno ascoltato annunci, rassicurazioni e promesse di imminenti svolte, ma la realtà è rimasta ostinatamente diversa dalla narrazione.
Le Terme sono chiuse. L’indotto economico che una struttura del genere potrebbe garantire è fermo. Un patrimonio pubblico di enorme valore continua a deteriorarsi mentre il tempo passa e i costi di recupero aumentano.
La politica dovrebbe misurarsi sui risultati e non sulle intenzioni. E il risultato, per quanto lo si voglia confezionare diversamente, è sotto gli occhi di tutti: le Terme Comunali non sono state rilanciate, non sono state riaperte e non sono state restituite alla loro funzione sociale ed economica.
Esiste soltanto la prospettiva di un futuro bando, cioè un punto di partenza che viene raccontato come un punto d’arrivo. I cittadini meritano fatti, non narrazioni autocelebrative. Perché su questa vicenda saranno i risultati concreti, e non i comunicati stampa, a emettere il giudizio definitivo.

Una proposta sensata sarebbe quella di far uscir fuori la politica e dare la gestione ad un soggetto imprenditore che con il suo know how e la sua imprenditorialità e la sua visione imprenditoriale rilanci quest’investimento ad un livello tale che si possa fare realmente turismo anche d’inverno. FUORI LA POLITICA POLITICANTE DALLE TERME