Procida, un “campo boe” ecologico per proteggere il mare

Nel perimetro dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”. Prenotazioni online e controllo accessi: l’idea del Direttore di Macchine procidano Gennaro Cibelli per ridurre gli ancoraggi e proteggere la posidonia

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Procida prova a immaginare una nautica più ordinata, moderna e soprattutto compatibile con l’ambiente marino che la rende unica. Al centro di questa visione c’è una idea di progetto elaborato dal procidano Gennaro Cibelli, Direttore di Macchine, che mette insieme tutela ambientale, organizzazione dei flussi e strumenti digitali: un campo boe ecologico, gestito con un sistema di prenotazione online e controllo accessi, pensato per ridurre l’impatto degli ancoraggi sul fondale e migliorare l’esperienza dei diportisti.

L’idea nasce e si colloca nel perimetro dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, la grande cintura di tutela che interessa le acque attorno a Procida, Ischia e Vivara. Istituita nel 2007, l’AMP è indicata nel documento come la più estesa area marina protetta della Campania, con oltre 11.000 ettari di superficie marina. Per Procida, ricorda l’elaborato, il ruolo della riserva è “centrale” soprattutto in due porzioni: il tratto orientale dell’isola e tutta l’area attorno a Vivara, dove la protezione è più sensibile e la pressione estiva, tra turismo e nautica, può diventare un tema delicato.

La premessa del progetto è semplice ma spesso sottovalutata: all’interno di un’area marina protetta non esiste un solo livello di regole. La zonazione definisce attività consentite e limiti, e incide direttamente su ciò che si può fare in termini di navigazione, sosta, immersioni e pesca.

Attorno a Procida, riassume Cibelli, prevale in gran parte lungo la costa orientale la Zona B, mentre attorno a Vivara compaiono aree più restrittive, con presenza di Zona A e di Zona B con regole particolari. È proprio su questa differenza che si innesta l’idea di un sistema più “pulito” di gestione degli ormeggi: se le attività sono consentite ma regolamentate, occorrono strumenti concreti per far rispettare le regole e per evitare che l’utilizzo del mare si traduca in danno ambientale.

Nel documento, la Zona A – Riserva integrale è descritta come l’area a tutela massima: accesso normalmente vietato, salvo attività autorizzate (soccorso, ricerca, vigilanza). Attorno a Procida, viene evidenziato, questa zona riguarda soprattutto la parte più protetta di Vivara. La Zona B – Riserva generale, invece, è la porzione in cui le attività possono essere svolte ma con paletti e autorizzazioni: navigazione, balneazione, pesca e soprattutto ormeggio seguono regole precise, e la gestione ordinata diventa un elemento chiave.

Chi frequenta le rade estive lo sa: il punto critico non è soltanto “quante barche”, ma come le barche sostano. L’ancora, se calata in modo indiscriminato e ripetuto, può incidere sui fondali e in particolare sulla posidonia, una prateria marina fondamentale per biodiversità e stabilità costiera. Nel testo compaiono infatti due parole che sintetizzano l’obiettivo: tutela e controllo. Da un lato, ridurre il danno ambientale; dall’altro, limitare l’ormeggio irregolare e rendere trasparente l’uso di uno spazio che, per definizione, è comune ma anche fragile.

Da qui l’idea di un sistema di ormeggio ecologico che sostituisca, dove previsto e compatibile, la logica “ognuno getta l’ancora dove capita” con una soluzione più strutturata. Non un divieto generalizzato, ma un’organizzazione: boe identificate, posti regolati, e un servizio che renda più semplice fare la cosa giusta rispetto a improvvisare.

La proposta di Cibelli entra nel dettaglio della componentistica. Il cuore del sistema è il cosiddetto corpo morto ecologico, indicato come una soluzione a basso impatto: ad esempio una vite elicoidale o un ancoraggio pensato per ridurre l’invasività sul fondale, evitando “blocchi massivi” dove possibile. A questo si aggiunge una linea elastica, utile a ridurre lo sfregamento e l’impatto sul fondo quando la barca si muove con onda e corrente. In superficie, una boa galleggiante, identificata e numerata, e una cima di presa dedicata ai diportisti completano il sistema, rendendo l’ormeggio più rapido e standardizzato.
In altre parole: l’impatto si minimizza perché la barca non “ara” il fondo con l’ancora, e perché il sistema è progettato per lavorare senza trascinamenti e senza continui riposizionamenti. L’effetto atteso è duplice: maggiore protezione dell’habitat e maggiore sicurezza/ordine in rada.

L’aspetto più contemporaneo del progetto sta però nella gestione. Accanto alla parte “fisica” in mare, Cibelli prevede un sistema digitale che consenta prenotazione e controllo: prenotazione online, utilizzo di QR code, pagamenti e gestione degli accessi. È una scelta che risponde a un problema tipico delle stagioni di punta: quando la domanda cresce, l’assenza di un metodo chiaro genera confusione, conflitti tra utenti, difficoltà di controllo e, alla fine, più margini per l’irregolarità.

Il documento indica anche una cornice economica, con stime indicative. Per l’installazione, la forchetta riportata è di 3.500–7.500 euro per posto barca. Su un’ipotesi di 30 boe, l’investimento complessivo viene stimato tra 105.000 e 225.000 euro. Si tratta di numeri che variano in base alle scelte tecniche (tipologia di ancoraggio, materiali, profondità, condizioni meteo-marine) e alla complessità del sito.

Poi c’è la voce spesso decisiva: la gestione. Cibelli non si limita alla parte ingegneristica o ambientale. Propone anche un modello di governance: una SPV (società di progetto) creata solo per questo intervento, in grado di raccogliere capitale, firmare contratti e gestire operativamente il campo boe.

L’esempio citato è “Procida Eco Mooring S.r.l.”, con una compagine potenzialmente mista: investitori, operatori nautici, impresa installatrice, partner software, ed eventualmente un soggetto pubblico.
Nell’impostazione, la SPV permette separazione del rischio e una struttura più “bancabile”, con la possibilità di ingresso di nuovi soci e perfino di una futura vendibilità del progetto.

Viene anche abbozzata un’organizzazione interna: direzione, operazioni, manutenzione, booking, monitoraggio ambientale. Un modello che mira a dare continuità e a evitare che la gestione dipenda solo dall’emergenza stagionale.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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