Stasera sarà bellissimo incontrarli”: sono state le prime parole del cardinale Domenico “don Mimmo” Battaglia, arcivescovo di Napoli, appena messo piede a Procida, l’altro ieri, arrivando da Napoli con il traghetto. Un appuntamento fissato in agenda da tempo e molto atteso dalla comunità locale, che il porporato ha voluto confermare e vivere fino in fondo, scegliendo di dedicare ai giovani dell’isola un’intera serata di ascolto, dialogo e condivisione.
Ad accoglierlo al porto, in un clima cordiale e rispettoso, c’erano le autorità civili e militari procidane, con in testa il sindaco Luigi Muro, insieme ai parroci dell’isola. Dopo un breve saluto e i primi convenevoli, il cardinale ha raggiunto in auto la canonica presso l’Abbazia di San Michele, prima tappa della visita.
Poco prima dell’incontro con i ragazzi, l’arcivescovo di Napoli si è recato nella chiesa di San Tommaso d’Aquino, sede dell’Arciconfraternita dei Turchini, dove è custodita l’icona del Cristo Morto, tra le più care alla devozione popolare dell’isola.
Qui Battaglia si è trattenuto in raccoglimento e preghiera, in un momento riservato, vissuto con discrezione, che ha preceduto la parte pubblica della serata. Un tempo “di silenzio” che ha fatto da cornice spirituale all’incontro successivo, quasi a ricordare che ogni parola rivolta alle nuove generazioni nasce, prima ancora che da un discorso, da un atteggiamento di ascolto e di interiorità.
L’incontro con i giovani si è poi svolto all’Oratorio “Don Salvatore Massa”, dove ad attenderlo c’erano numerosissimi ragazzi. L’iniziativa è stata organizzata dalla comunità parrocchiale di Procida e, in particolare, dal parroco don Marco Meglio, che ha curato con attenzione e coinvolgimento i diversi momenti della serata.
Fin dall’arrivo del cardinale, l’accoglienza si è trasformata in una vera festa: spazio a performance artistiche, interventi dei ragazzi e alla proclamazione del Vangelo, in un clima partecipato, vivo e carico di entusiasmo. Non un appuntamento formale, dunque, ma una serata pensata “con” i giovani e “per” i giovani, dove ciascuno ha potuto sentirsi parte di una comunità che non guarda alle nuove generazioni come spettatrici, ma come protagoniste.
Da lì ha preso avvio il cuore dell’iniziativa: il dialogo diretto tra l’arcivescovo e i giovani procidani. Domande, riflessioni, pensieri e interrogativi si sono intrecciati, dando voce alle attese e alle inquietudini che attraversano le nuove generazioni: la scuola e il lavoro, le relazioni, la paura di sbagliare, il desiderio di essere riconosciuti e accompagnati, la fatica di restare in piedi quando tutto sembra chiedere di correre più veloce.
Battaglia ha ascoltato con attenzione, senza fretta, soffermandosi sui temi della vita quotidiana, della fede e delle responsabilità, con un linguaggio semplice e concreto, capace di tenere insieme la profondità del messaggio e la chiarezza delle parole. Un confronto autentico, seguito con interesse dai presenti, che ha privilegiato l’ascolto e la vicinanza più che l’impostazione “da conferenza”, lasciando emergere il volto di una Chiesa che desidera camminare accanto, non dall’alto.
Nel momento della Parola, don Mimmo ha scelto un brano particolarmente significativo per il cammino dei giovani: l’episodio dei “pescatori di uomini”, tratto dal Vangelo secondo Luca (5, 1-11). Il testo racconta la scena sul lago di Genezaret: dopo una notte di fatica senza risultati, Gesù invita Simone a prendere il largo e a calare le reti. La pesca miracolosa che ne segue diventa il segno di una chiamata più grande: Pietro, che si sente inadeguato, viene raggiunto da parole che ribaltano la sua percezione di sé; non più soltanto pescatore di pesci, ma “pescatore di uomini”.
E i discepoli, alla fine, lasciano tutto e lo seguono. Su questo passo, Battaglia si è soffermato a lungo, guidando i ragazzi nella lettura e nell’interpretazione, aiutandoli a cogliere il significato di quella trasformazione: il passaggio dalla rassegnazione alla fiducia, dalla paura alla disponibilità, dal “non ce la faccio” al “proviamo ancora”, dal restare fermi alla scelta di mettersi in cammino.
Nel dialogo con i giovani, l’episodio evangelico è diventato chiave per parlare di scelte e di futuro. “Prendere il largo” non come gesto eroico e isolato, ma come atteggiamento quotidiano: non smettere di credere che la vita possa aprire strade, non lasciarsi definire dai fallimenti, non chiudersi nella sola misura di ciò che non riesce. Anche il “lasciare tutto” è risuonato come invito a liberarsi da ciò che appesantisce e trattiene: paure, maschere, rinunce anticipate, giudizi. E la “pesca” come immagine di una responsabilità: non vivere soltanto per sé, ma scoprire che ognuno può essere segno di bene, di cura e di speranza per altri.
La tappa procidana si è così confermata come un momento di incontro e di comunità, nel segno dell’ascolto e della vicinanza della Chiesa ai giovani del territorio. Una serata capace di unire il raccoglimento e la festa, la parola e la vita concreta, l’istituzione e la familiarità. A conclusione dell’incontro, infatti, non è mancato un momento conviviale semplice e genuino: un trancio di pizza e qualche dolcetto hanno chiuso la serata tra sorrisi, saluti e scambi informali, lasciando ai partecipanti il senso di un’esperienza condivisa e “di casa”.
Un appuntamento che, per Procida, ha rappresentato non solo la visita di un alto prelato, ma soprattutto l’occasione di vedere riconosciuta, valorizzata e ascoltata la voce dei giovani: una voce che chiede attenzione, fiducia e spazi reali di partecipazione.
