giovedì, Aprile 3, 2025

LE BUONE RUSPE. Parte il piano pubblico di demolizioni degli edifici danneggiati

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Il primo cantiere di demolizioni, avviato, è quello sull’alveo nella località La Rita, a cui ne seguiranno altri nelle prossime settimane e mesi. Si tratta di un luogo simbolo di Casamicciola dove si sono sommati gli effetti devastanti del terremoto e dell’alluvione, rendendo necessario prima un intervento già concluso di pulitura e rifunzionalizzazione dell’alveo, oggi di demolizione dei fabbricati pericolanti e nei prossimi mesi interventi strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico, affidati al Comune.

E’ questa la prima, forse, vera svolta nella ricostruzione privata. Una svolta che arriva d’imperio e che tiene conto – va detto – della decisione dei proprietari di non voler demolire i propri immobili e attendere che lo Stato intervenisse. Interventi che, è bene dirlo fin da subito, saranno pagati degli stessi proprietari perché le somme necessarie per queste demolizioni saranno sottratte dal contributo per la ricostruzione.

“Parte a Casamicciola – scrive il commissario Legnini – l’attuazione del Piano pubblico di demolizioni degli edifici danneggiati dagli eventi calamitosi del 2017 e 2022, approvato con l’ordinanza commissariale speciale n. 8 del 24 aprile 2024. Il primo cantiere di demolizioni, avviato, è quello sull’alveo nella località La Rita, a cui ne seguiranno altri nelle prossime settimane e mesi. Si tratta di un luogo simbolo di Casamicciola dove si sono sommati gli effetti devastanti del terremoto e dell’alluvione, rendendo necessario prima un intervento già concluso di pulitura e rifunzionalizzazione dell’alveo, oggi di demolizione dei fabbricati pericolanti e nei prossimi mesi interventi strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico, affidati al Comune. Si tratterà poi di immaginare un progetto di rigenerazione delle antiche terme sulla base dei principi della sicurezza, sostenibilità ed attrattività.

La demolizione dei fabbricati più pericolanti, da troppo tempo ingabbiati dai tubolari installati dopo il terremoto, costituisce l’avvio del processo di rigenerazione e di accelerazione della ricostruzione privata. Con questo stesso intento, nel pomeriggio di ieri, insieme ai collaboratori della Struttura commissariale, abbiamo incontrato numerosi cittadini percettori del Contributo di autonoma sistemazione (CAS) che devono presentare le domande di contributo entro il 31 luglio. Un centinaio di famiglie convocate per il solo Comune di Casamicciola Terme. Si tratta della prima importante scadenza, nell’ambito dello stringente cronoprogramma definito con l’ordinanza n. 8, e che riguarda nello specifico – conclude il commissario – i proprietari degli edifici danneggiati, che possono procedere con la ricostruzione senza impedimenti”.

TERME LA RITA, LA PRIMA DEMOLIZIONE

Storia tipicamente ischitana. Nel continuo leggeremo gran parte dell’iter che ha portato a questa demolizione. Tuttavia, prima di procedere, è necessario aggiungere anche un’altra piccola premessa.
La demolizione avviata ieri è frutto dell’intesa tra Sindaco e Commissario, un’intesa che, è evidente, non c’è stata tra i privati cittadini proprietari dell’immobile. Non a caso, il procedimento commissariale ha dapprima preso atto dell’inesistenza di una volontà condivisa e poi ha richiesto al Sindaco di Casamicciola Terme di voler emanare, valutati i necessari presupposti, ordinanza di demolizione degli immobili intestata alla Ditta Terme Santa Rita – Michele Castagna Snc, e degli immobili intestati alla Ditta Antiche terme Rita F.lli Monti”.

I DANNI
A seguito del sisma del 2017 gli immobili destinati a impianti termali in località La Rita – intestati rispettivamente alla Ditta Terme Santa Rita – Michele Castagna Snc, alla Ditta Terme S. Rita di A. Castagna e figli e alla Ditta Antiche terme Rita F.lli Monti, sono stati gravemente danneggiati ed in parte crollati intralciando la sede dell’alveo La Rita riducendone totalmente l’officiosità idraulica e che a seguito, altresì, degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal giorno 26 novembre 2022, si è ulteriormente evidenziata la condizione di criticità e di rischio dovuta alla mancata funzionalità idraulica del predetto alveo che determina, ancora oggi, una condizione di rischio per la pubblica e privata incolumità.
All’incontro sulle demolizioni del 25 ottobre 2023 presso la Struttura commissariale, nel quale intervennero il Sig. Monti Arnaldo in rappresentanza delle Antiche Terme La Rita F.lli Monti e i signori Castagna Aniello e Castagna Francesco in rappresentanza delle omonime Terme e della signora Ferrandino Francesca; l’Ing. Cesareo Francesco, tecnico di fiducia della predetta compagine; il Geom. Castagna Emmanuel e l’ Arch. Castagna Maria Caterina, in rappresentanza della Ditte Terme S. Rita di A. Castagna e Figli Srl e delle Terme Santa Rita di Michele Castagna Snc, i privati avevano proposto ed evidenziato le rispettive soluzioni e condizioni.

LE PROPOSTE DEI PRIVATI
Durante quell’incontro, il Geom. Castagna Emmanuel aveva riferito circa la volontà di presentare la pratica di delocalizzazione parziale entro il 6 novembre 2023, poi avvenuta, invece, il 5 febbraio 2024, prospettando una soluzione progettuale di demolizione di tutte le strutture in elevazione, ad eccezione di quelle di interesse storico, architettonico ed antropologico. Secondo Castagna, infatti, sarebbero state preservate le strutture di captazione termale, presenti sotto il piano campagna, in destra idrografica dell’alveo la Rita e sarebbero stati riscostruiti i volumi indispensabili in elevazione, che consentiranno la realizzazione dei servizi essenziali (igienici, di presidio sanitario, e ricettivi).
Il Commissario Straordinario, aveva preso atto dell’impegno manifestato e si augurava, inoltre, che si potesse avere anche una soluzione progettuale di recupero del parco termale, per le porzioni che non saranno delocalizzate.
Allo stesso incontro, per l’altra parte convocata, Arnaldo Monti aveva manifestato, anche per conto dei figli Lucilla ed Alberto, la volontà di presentare la pratica di delocalizzazione parziale (presentata a febbraio 2024 e non a novembre 2023) prospettando una soluzione progettuale di realizzazione di nuovi volumi in carpenteria metallica, sulla sponda sinistra dell’alveo. Inoltre, c’è da evidenziare che a quell’incontro Aniello Castagna avevo riferito che la loro struttura “è agibile”.

PAGA IL COMMISSARIO.
Come abbiamo già detto le somme, verranno detratte dal contributo di ricostruzione. Ai sensi dell’art. 14 c. 2 dell’Ordinanza n. 24 del 21 luglio 2023 del Commissario per la ricostruzione, lo smontaggio controllato, la demolizione e la rimozione selettiva delle macerie degli edifici pubblici e privati che, già crollati o di imminente collasso, con le loro rovine, macerie o opere provvisorie di puntellamento impediscono od ostacolano la ricostruzione o costituiscono pericolo per la pubblica incolumità, anche per il rischio di ulteriore crollo connessa al proprio stato di danno, devono essere messi in sicurezza o demoliti a cura del proprietario; ai sensi dell’art. 14 c. 5 della stessa Ordinanza, in caso di inerzia del soggetto legittimato, il Commissario in considerazione del preminente interesse pubblico alla rimozione degli ostacoli che impediscono la ricostruzione, ovvero il Comune, intimano al proprietario dell’edificio di avviare gli interventi necessari ad ovviare alle criticità di cui sopra; ai sensi dell’art. 14 c. 6 della predetta Ordinanza in caso di ulteriore inerzia, il Commissario straordinario ovvero il Comune provvedono agli interventi edilizi di demolizione finalizzati a tutelare l’incolumità, la sicurezza urbana e la salute pubblica nonché la speditezza dei lavori di ricostruzione grazie ad una dotazione di 3 milioni di euro.

SALVARE LE SORGENTI TERMALI
Le ordinanze del sindaco di Casamicciola, inoltre, contengono una precisa indicazione anche del destino delle sorgenti termali. Il comune preso atto che le due concessioni per lo sfruttamento dell’acqua termominerale sono decadute ricorda che il Sindaco di Casamicciola Terme è stato nominato custode della miniera e delle sue pertinenze ed è tenuto a rendere inaccessibile la sorgente, impedendo ogni emungimento e porre in atto idonei accorgimenti al fine di evitare pericoli per la pubblica e privata incolumità, nonché preservarli da eventuali inquinamenti con idonei accorgimenti (sigillature e quant’altro). E su questo presupposto nascono le due diverse ordinanze anche se, va detto, che le stesse hanno un unico obiettivo: rendere sicuro l’alveo La Rita.

L’URGENZA: LIBERARE L’ALVEO LA RITA
Considerato che l’alveo La Rita risulta allo stato completamente occluso dalle macerie degli immobili crollati e dagli immobili danneggiati dal sisma oggetto della presente demolizione, che ne precludono la funzionalità in caso di necessità; vista l’urgenza e l’indifferibilità di interventi finalizzati a scongiurare ulteriori futuri eventi che possano minacciare la pubblica e privata incolumità; ritenuto che tali interventi di messa in sicurezza dell’alveo vadano realizzati con immediatezza per ridurre il rischio idro-geologico e prevenire il verificarsi di ulteriori eventi calamitosi in un territorio già molto fragile i cui effetti potrebbero gravare anche sugli abitati di Lacco Ameno.

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  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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