So che il destino, a un certo punto, ha voluto che io e la mia giovane famiglia andassimo a vivere in via Vincenzo Di Meglio, in un appartamento di proprietà di Ciccio Iovene. In quell’appartamento con un terrazzo pieno di sole siamo stati felici, circondati da vicini di casa con i quali condividevamo dolci momenti. In quello stesso palazzo abitava anche il fratello di Ciccio, Vincenzo Iovene, con sua moglie Emanuela e i figli Enrico e Stella, che spesso chiamavamo “Stellina”.
Io, giovane mamma e professoressa, salivo e scendevo velocemente le scale di casa e ricordo che Emanuela, sentendo il ticchettio dei miei tacchi, diceva che quel suono le piaceva.
La storia d’amore tra Emanuela e Vincenzo fu come una favola, una di quelle in cui l’incontro non è previsto ma accade per caso. E quando l’amore è vero, niente può fermarlo. Vincenzo nacque il 26 luglio 1941 a Ischia, ultimo di sei figli – Giuseppe, Carmela, Maria, Ciccio e Teresa – da Chiara ed Enrico Iovene. Aveva appena tredici anni quando la mamma morì. Crescendo, fece prima il meccanico e poi il cameriere, ma durante il servizio militare a Marghera entrò nella Guardia di Finanza, dove rimase per sei anni, portando sempre nel cuore quel periodo felice, anche per gli amici con cui continuò, di tanto in tanto, a mantenere i contatti.
Fu durante una licenza a Ischia che conobbe Emanuela, una giovane studentessa del liceo “Diaz” di Napoli in gita scolastica sull’isola. Fu un vero colpo di fulmine e cominciarono a scriversi, finché Vincenzo non riuscì a conoscere e a farsi accettare da Lorenzo, il padre di Emanuela, uomo severo come molti a quei tempi. Vincenzo ed Emanuela si sposarono nel 1971 e accettarono l’invito del fratello Ciccio a trasferirsi in California, anche per dare una mano all’altra sorella, Maria, rimasta vedova con quattro figli.
Ciccio e Vincenzo avviarono un’impresa di costruzioni che andava bene e furono felici nella comunità italiana di San Pedro. Ma quando, nel 1978, il loro padre Enrico si ammalò, Vincenzo decise di rientrare a Ischia con la famiglia. Nel 1989 aprì un negozio di biancheria ai Pilastri. Emanuela e Vincenzo erano così uniti, una famiglia riservata e serena.
Vincenzo non stava mai fermo: cercava sempre di migliorare il luogo in cui viveva e sorrideva spesso, con dolcezza. Quando, all’improvviso, nel 1996, Vincenzo morì d’infarto, vissi un dolore di quelli che segnano. Non ci potevo credere e non riuscivo a vedere Emanuela senza Vincenzo, né il loro cane, a cui lui era tanto legato. So che ancora oggi, quando passo davanti a quel negozio, mi batte forte il cuore. Forse esagero, ma davvero fu qualcosa che non passa, e tutti in quella famiglia lo sanno.
Ci tenevo a ricordare un uomo così caro, così perbene, che forse doveva diventare un angelo. E io so che è un angelo. Caro Vincenzo, sono fiera di averti conosciuto e voluto bene, insieme alla mia famiglia.
Ringrazio Enrico Iovene per aver collaborato con me.
