giovedì, Aprile 3, 2025

Scrivere la luce, Gigiotto Rispoli presenta Gino Di Meglio

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Fino al prossimo 7 luglio, presso Tenuta Calitto sarà possibili visitare la mostra fotografica di Gino Di Meglio: “Trasparenze. Intrappolo bellezza”. 56 fotografie per un percorso alla scoperta della bellezza dei fiori da campo e delle trasparenze del vetro. La bellezza segreta è un po’ la chiave di lettura della nuova mostra “Trasparenze” di Gino Di Meglio che incontriamo, non nella camera oscura dove sviluppa, o almeno una volta sviluppava, tra gli acidi, ma all’esterno del tribunale di Ischia.

la recensione
SCRIVERE LA LUCE
di Francesco Rispoli

A metà degli anni Sessanta del Novecento Colin Rowe e Robert Slutzky pubblicarono su Perspecta (Yale) il saggio Transparency: Literal and Phenomenal, destinato a grande fortuna critica nel dibattito architettonico internazionale.

La distinzione tra letterale efenomenica riguarda la possibilità di esperienza della prima in presenza di aperture vetrate o di una maglia metallica. Nel secondo caso dall’intreccio e sovrapposizione di due figure osservate contemporaneamente risulta una contraddizione spaziale ambigua. L’instabile, equivoco fenomeno di figura-sfondo portano la matrice di supporto, il campo, in rilievo.

Nella pittura, ad esempio, Cèzanne insiste sul punto di vista frontale nelle sue figure che lasciano supporre l’esistenza di una griglia che distribuisce gli interessi centrali e periferici. L’obliquità che rompe l’ortogonale aggiunge un significato naturalistico a quello geometrizzante e inizialmente piatto. Spazi chiari e scuri, ortogonali e obliqui possono essere definiti come trasparenti.

La sovrapposizione di forme propone un’aggiunta alla qualità spaziale dell’oggetto che permette di leggerne lo spazio. Guardare attraverso uno spazio offre la sensazione di vedere cosa vi sia dietro. Talvolta strati che tagliano lo spazio in verticale e in orizzontale tendono a ridurre motivi, forme ed effetti a forze essenziali.

Gino Di Meglio dispone di una notevole, sapiente consapevolezza dello strumento fotografico. Ma, soprattutto, dispone di una straordinaria sensibilità alla luce. E se la prima, come in ogni arte, deve essere posseduta ma lasciata sempre alle spalle dell’opera, la seconda affiora potente, magnifica dai suoi lavori.

Fotografare significa scrivere ‘con’ la luce. Qui siamo di fronte a un autore che scrive ‘la’ luce. Un autore la cui opera è rivelazione di una profondità davvero essenziale e mediterranea, e – credo di poter dire – di una messa in immagine delle Six Memos for the Next Millennium, il testamento letterario di Italo Calvino: leggerezza, esattezza, visibilità, rapidità (come risuona nella parola istantanea), molteplicità, consistenza.

Il mio pensiero va, infine, di nuovo all’architettura, allo sguardo potente di Luis Kahn, per il quale “la materia è luce consumata”, generata dall’incontro di luce e silenzio, sulla soglia dell’ispirazione. E allora si fa avanti l’unica eccezione tra le opere esposte: una bottiglia nera, che resiste alla trasparenza. Un espace de mystère che custodisce l’intimo … invisibile, indicibile. 

Autore

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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