Lello Montuori | Non sono uno sportivo. Mai guardato la nazionale di calcio nemmeno ai mondiali. Mai assistito a un’Olimpiade. A nessuna specialità atletica. Senza alcuna eccezione. Non me ne vanto, ma non me ne vergogno. È sempre stato così. Punto e basta. Non sono interessato a nessun tipo di sport tantomeno all’atletica.
Ma la questione che si è aperta a seguito della partecipazione dell’atleta algerina con valori elevati di testosterone ad un incontro di boxe delle Olimpiadi in corso a Parigi, mi interessa sotto il profilo sociologico e del costume. Per una semplice constatazione: a volte la natura è matrigna anziché madre.
Dà ad una donna la forza di un uomo. E ad un uomo magari la voce e le movenze di una donna. Altre volte – pare non sia questo il caso- imprigiona una donna nel corpo di un uomo, o un uomo nel corpo di una donna.
Alcune volte rende, ad uomo, attraente un altro uomo. Altre volte ad una donna, attraente un’altra donna.
Non è né giusto né sbagliato. Semplicemente accade. Dalla notte dei tempi. Non comprendo le polemiche. E sto dalla parte dell’atleta algerina. Che ha tutto il diritto di competere, quale che sia la specialità in cui intende cimentarsi. Perché non ha fatto uso di doping e non ha barato. Il resto è un dibattito da paese di provincia, quale inesorabilmente, siamo rimasti.