Rubrica
Casamicciola Terme
3 giugno 2026 · 3 min

Il “Gattopardo” di Casamicciola

Porto ed eliporto, tutto cambia perché tutto resti uguale: il sindaco Ferrandino revoca la liquidazione di una società del 2012 e affida servizi strategici fino al 2030, ma la visione per il territorio resta affidata alle delibere

C’è una scena che si ripete con stanca frequenza nella politica locale di Casamicciola Terme, e che ormai ha assunto i contorni di un copione collaudato: si cambia la forma, si agita la bandiera della novità, si convoca il consiglio comunale, si approva la delibera. E alla fine, guardando bene, si scopre che si è tornati esattamente al punto di partenza, solo con qualche carta in più nel registro comunale.

L’ultima rappresentazione di questo teatro gattopardesco porta la data delle scorse settimane e ha per oggetto il porto turistico e l’eliporto. Il Consiglio comunale di Casamicciola ha approvato l’affidamento dei servizi portuali ed eliportuali alla società in house “Marina di Casamicciola”, e per farlo ha dovuto prima revocare lo stato di liquidazione che la stessa società si era vista deliberare nel 2012. Tredici anni dopo, quella liquidazione viene cancellata e la società torna in vita per ricevere un affidamento fino al 2030. Qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini di Casamicciola — e alle vittime del terremoto che aspettano la ricostruzione — in cosa consista esattamente il progresso.

Il meccanismo è rodato. Già a marzo scorso il responsabile dell’Area Manutentiva aveva affidato in via “temporanea” alla stessa società i medesimi servizi, prorogandoli nel tempo. Ora quell’affidamento temporaneo diventa strutturale, blindato fino alla scadenza delle concessioni demaniali nell’aprile del 2030. Un’escalation procedurale che somiglia molto a una sanatoria camuffata da programmazione.
La delibera è scritta con la prosa solenne che si usa quando si vuole far sembrare ordinaria amministrazione ciò che ordinaria non è. Si parla di “attrattore di flussi turistici”, di “rigenerazione urbana”, di “turismo moderno attento alla sostenibilità ambientale”, di “infrastruttura di interesse strategico”.

Parole che suonano bene, che riempiono i verbali e che non costano nulla. Perché la domanda che nessuna delibera si prende la briga di rispondere è sempre la stessa: cosa è stato concretamente realizzato fino ad oggi? Qualche pontile galleggiante comprato per nuovo quando quelli che c’erano erano ottimi con la scusa di aumentare i punti di ormeggio e l’avvio di un iter progettuale per l’eliporto finanziato da Casa Italia. Il resto è, per ammissione implicita della stessa delibera, “ancora tutto da concretizzare”.

Non è un dettaglio. È la sintesi di un’amministrazione che governa per annunci, che costruisce impalcature burocratiche attorno al vuoto, che preferisce la complessità delle procedure all’umiltà dei risultati. Ferrandino ha ereditato infrastrutture, ha ricevuto finanziamenti, ha avuto tempo. Quello che manca non sono le risorse. Manca la visione. O meglio: la visione c’è, ma finisce sulla carta delle delibere senza mai toccare terra.

C’è poi la questione politica che questa operazione porta con sé, e che il consigliere di opposizione Giovan Battista Castagna ha avuto il merito di sollevare chiedendo le schede del personale in servizio presso “Marina di Casamicciola” e presso l’eliporto. Una richiesta apparentemente tecnica, ma politicamente chirurgica: chi lavora in queste strutture? Con quale contratto? Con quali criteri è stato assunto o confermato? Sono le domande che una maggioranza a proprio agio con la trasparenza non dovrebbe temere. Il fatto che sia necessario chiederle formalmente in consiglio comunale la dice lunga.
Il porto di Casamicciola e l’eliporto non sono proprietà del sindaco Ferrandino.

Sono infrastrutture pubbliche, finanziate con denaro pubblico, che servono una comunità che ha già pagato prezzi altissimi — in vite, in case distrutte, in anni di attesa. Che quelle infrastrutture vengano gestite da una società revocata dalla liquidazione dopo tredici anni di sonno burocratico, senza che nessuno spieghi perché sia questa la scelta migliore tra quelle possibili, è qualcosa che merita ben più di una delibera approvata a maggioranza.

Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa diceva che bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è. Il sindaco di Casamicciola sembra averlo letto con attenzione. Peccato che sull’isola, dopo il terremoto, il lusso dell’immobilismo travestito da cambiamento non se lo possa permettere nessuno.

Gaetano Di Meglio
L'autore
Gaetano Di Meglio

Sono il direttore ;)

Podcast

Ascolta Il Dispari su Spotify: interviste, approfondimenti e storie dall'isola.

Ascolta ora →
Seguici
Leggi anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *