Primo Piano | Demolizioni pubbliche

PIAZZA BAGNI, LA VENDETTA CHE SI SPACCIA PER RICOSTRUZIONE

Demolire senza progetto, cancellare senza memoria: dietro le macerie di Casamicciola c'è un disegno politico, non una necessità tecnica. La sorgente dell'Occhio sopravvisse ai terremoti dell'Ottocento e ai decenni di declino del termalismo. Non sopravviverà a una delibera comunale.

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La ricostruzione di Casamicciola, di Piazza Bagni in particolare, è figlia di un capriccio amministrativo preciso. Di un disegno che ha poco di politico e molto di personale, nutrito da quel sentimento di manifesta inferiorità che l’attuale classe dirigente del Comune nutre nei confronti di Giovan Battista Castagna. Non c’è un’idea di piazza, non c’è un pericolo documentato, non c’è un nesso con i danni da sisma: c’è solo la voglia di colpire il proprio avversario, di fargli del male consumando una vendetta di cui non si capisce bene né l’origine né il fine. Cattiveria politica nella sua forma più elementare.

Dimostrazione di forza nei confronti di chi non può difendersi perché il potere, in questo momento, sta dall’altra parte. La sintesi è brutale nella sua semplicità: comando io, decido io, e se nel farlo cancello pezzi di storia, tanto peggio per la storia.

Le case della famiglia del nemico politico devono essere demolite. I cittadini titolari di immobili non danneggiati dal sisma devono delocalizzare obbligatoriamente. La loro unica colpa è avere legami di parentela con Giovan Battista Castagna. Non è una ricostruzione post-sisma: è una punizione collettiva amministrata con gli strumenti dello Stato, coperta dal linguaggio tecnico delle ordinanze commissariali e dall’ombrello giuridico di sentenze che avrebbero dovuto tutelare i diritti e invece riescono solo a tutelare il sopruso. Perché anche la magistratura amministrativa, in questa vicenda, non esce indenne.

Purtroppo in questo abbaglio dei sensi pubblici — come l’avvocato Bruno Molinaro ha più volte commentato certe sentenze — ci sono caduti prima il Tar e poi il Consiglio di Stato. Se si bloccano queste demolizioni, ha sostenuto l’avvocato Lentini in udienza, si blocca la ricostruzione di Casamicciola. Un argomento che avrebbe dovuto far alzare qualche sopracciglio, che avrebbe dovuto suggerire almeno un approfondimento istruttorio, e che invece è stato accolto come un assioma. È la plastica dimostrazione di quanto siano distanti dalla realtà certe verità giuridiche, certe decisioni che qualcuno chiama pure sentenze emesse nel nome del popolo italiano — ma di popolo non hanno nulla, e di italiano hanno solo il difetto peggiore: quello di un sistema che piega le regole a chi sa maneggiarle, e lascia senza tutela chi non ha i mezzi per resistere.

Chi attraversa oggi Piazza Bagni difficilmente immagina il ruolo che quel luogo ebbe nella storia del termalismo europeo e nelle vicende stesse del Risorgimento italiano. La Fontana dell’Occhio fu molto più di una sorgente: fu uno dei simboli della Casamicciola che seppe costruire la propria identità sulle acque minerali, il luogo dove medici e studiosi sperimentarono cure che richiamavano visitatori da ogni parte del continente, il punto in cui un uomo destinato a entrare nella leggenda cercò sollievo alle proprie sofferenze. Sopravvisse al terremoto dell’Ottocento.

Sopravvisse ai decenni di declino del termalismo come pratica medica. Sopravvisse nella memoria collettiva di chi continuava a cercare quell’acqua per curarsi gli occhi, trasmettendo di generazione in generazione un sapere antico che nessun archivio aveva mai completamente codificato, che nessuna delibera aveva mai tutelato, che nessuna amministrazione aveva mai avuto la lungimiranza di valorizzare davvero.

Oggi rischia di non sopravvivere a una decisione amministrativa. Non a un terremoto, non a una frana, non a una calamità naturale: a una scelta. A un progetto che non c’è, sostenuto da una volontà politica che c’è eccome. Le demolizioni post-sisma 2017 hanno travolto anche quest’area, portando con sé la sorgente dentro una logica di ricostruzione che non sembra fare i conti con ciò che si cancella, che non si è mai fermata a chiedersi cosa si perde quando si perde qualcosa di antico e irriproducibile.

Si abbatte con la giustificazione del futuro, si rade al suolo con la promessa di ricostruire, ma nessuno dice con esattezza cosa nascerà al posto di ciò che c’era. Nessuno mostra un progetto, nessuno espone un disegno, nessuno indica con precisione quale Casamicciola sorgerà sulle macerie di quella che esisteva. È una storia antica quanto le guerre: si uccide il passato con la scusa di scrivere un presunto futuro. E quando quel futuro non arriva, o arriva irriconoscibile, ciò che resta è soltanto la perdita. Casamicciola ha già pagato due volte con il terremoto il prezzo della propria fragilità geologica. Questa volta il rischio è diverso e, per certi versi, più grave: non è la terra che trema, è la mano dell’uomo che sceglie cosa dimenticare, e lo fa con la consapevolezza piena di ciò che sta facendo.

A raccontare meglio di qualsiasi commento lo stato delle cose è un verbale. Quello del Tavolo Tecnico dell’8 ottobre 2025, convocato dalla Struttura Commissariale per discutere gli interventi di demolizione presso Piazza Bagni nell’ambito dell’Ordinanza Speciale n. 8 del 24 aprile 2024. Seduta alle ore 11:15, presenti il dirigente arch. Marco Raia per la Struttura Commissariale, l’arch. Simona Rubino per il Comune di Casamicciola e l’arch. Serena Borea per la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. Un tavolo tecnico, si dice. Ma la tecnica, in questo tavolo, serve essenzialmente a dare forma burocratica a decisioni già prese altrove, a orari e in contesti che i verbali non registrano.

L’arch. Borea osserva che il progetto di fattibilità tecnica ed economica presentato dal Comune è completamente innovativo rispetto allo stato attuale dei luoghi e non consente nemmeno di comprendere la permanenza degli elementi voltati afferenti al complesso termale. In altre parole: il progetto non dice cosa succede alla sorgente, non dice cosa succede agli ambienti storici sotterranei, non dice cosa succede alla memoria materiale di un luogo che ha attraversato secoli di storia isolana.

Chiede che nella progettazione di dettaglio si tenga conto della presenza storica della sorgente e dà parere favorevole — con prescrizioni — alla salvaguardia degli ambienti seminterrati voltati. L’arch. Raia prende atto, conferma che gli ambienti ipogei saranno per ora esclusi dalle demolizioni, e chiude il tavolo. La Soprintendenza, in sostanza, esprime una raccomandazione e passa la palla. Fa il minimo indispensabile per non risultare complice e abbastanza poco da non risultare d’ostacolo. Si lava le mani con l’eleganza istituzionale di chi sa come farlo senza sporcarsi la coscienza.

L’arch. Rubino, dal canto suo, comunica che il Comune si riserva di approfondire la questione degli ambienti voltati compatibilmente con il progetto di rigenerazione urbana. Compatibilmente. È questa la parola chiave, quella che svela tutto. La sorgente storica di Casamicciola, la Fontana dell’Occhio, il luogo che Garibaldi frequentò e che i casamicciolesi hanno tramandato per generazioni come un patrimonio vivo, deve rendersi compatibile con un progetto che ancora non esiste. Deve aspettare. Deve sperare. Deve affidarsi alla buona volontà futura di chi oggi non ha ancora deciso se e come salvarla. Prima si demolisce, poi si pensa. Prima si cancella, poi — forse — ci si chiede cosa si è cancellato.

È il metodo Casamicciola 2026: agire nell’urgenza quando conviene, rimandare nell’urgenza quando non conviene.
La promessa è che dopo le demolizioni, dopo l’aumento degli spazi pubblici e del verde, dopo la modifica della viabilità e la riqualificazione generale della piazza, sarà più semplice comprendere come inglobare gli ambienti voltati nel nuovo progetto. Una promessa che vale quanto le promesse di ricostruzione fatte all’indomani del sisma del 2017 e ancora in larga parte disattese. Una promessa pronunciata da chi non ha ancora un progetto, da chi non sa ancora cosa costruirà, da chi si è presentato a un tavolo tecnico con un documento che nemmeno risponde alle domande fondamentali. Non c’è un progetto. Non c’è un’idea di come salvare la sorgente dell’Occhio. Non c’è rispetto per la storia di Casamicciola, calpestata dall’arroganza del potere e dalla miopia di una politica che ragiona per vendette invece che per visioni, che misura il proprio successo in demolizioni eseguite invece che in comunità ricostruite.

La Soprintendenza ha espresso le sue prescrizioni e ha chiuso il tavolo. Il Commissario ha preso atto e ha chiuso il tavolo. Il Comune si è riservato e ha chiuso il tavolo. Tutti hanno chiuso il tavolo. Tutti hanno firmato il verbale. Tutti sono andati a casa con la coscienza sufficientemente a posto da non perdere il sonno. La sorgente è ancora lì, negli ambienti voltati sotto la piazza, in attesa di capire se qualcuno avrà mai la decenza di aprire un progetto prima di chiudere per sempre una storia. Nel frattempo, i bulldozer sono pronti. E Giovan Battista Castagna, si sa, non ha ancora pagato abbastanza.

Gaetano Di Meglio
L'autore
Gaetano Di Meglio

Sono il direttore ;)

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One thought on “PIAZZA BAGNI, LA VENDETTA CHE SI SPACCIA PER RICOSTRUZIONE

  1. Casamicciola vive solo di depressione acuta nel perdere sempre di più la propria identità.
    A Ischia quasi al confine con Casamicciola esiste un hotel che ha situazioni da terremoto a partire dal mare fino ad arrivare al confine della strada statale.
    Se ci deve essere logica e applicazioni della legge, tutti devono rispettare le regole, solo che a piazza bagni, si demolisce quello che è sempre esistito. Anche quando hanno aperto il supermercato Dok, non si poteva derogare perchè quello stabile è in zona termale ed è sempre stato uno stabilimento termale per cui non poteva aprire il supermercato. Le leggi si applicano a seconda delle convenienze e delle azioni che devono colpire qualcuno che politicamente è la parte avversa. Ricordate che il Karma colpisce quando meno te lo aspetti e quando si crede di essere giunti all’apice del successo fai una caduta molto rovinosa.

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