Il Real Forio si prepara ad affrontare il campionato di Serie D con la stessa guida tecnica che lo ha portato alla storica promozione. Carlo Sanchez, riconosciuto al Galà del Calcio Dilettante come miglior allenatore dell’Eccellenza, traccia il bilancio di una stagione irripetibile e affronta i temi caldi dell’estate biancoverde: il mercato improntato all’identità locale, i lavori in programma allo stadio Calise che costringeranno la squadra a giocare al Mazzella di Ischia per l’avvio del campionato, il derby con l’Ischia e la conferma dello staff dirigenziale guidato dal presidente Luigi Amato con Antonio Milanese promosso vicepresidente accanto ai direttori Vito Manna e Nicola Pisani.
Mister, partiamo dall’ultimo atto di questa grande festa. Le emozioni del premio come miglior allenatore dell’Eccellenza.
«È un riconoscimento che ritrovo dopo un po’ di anni, perché l’avevo preso nel 2012-2013, poi quello di miglior allenatore di Serie D due anni dopo quando ho allenato a Marcianise. Mi mancavano queste sensazioni, sono sempre piacevoli. In più, quando vai a vedere che nella top 11 della categoria ci sono sei giocatori del Real Forio, è veramente una grossa soddisfazione».
Penso di non essere di parte se dico che la vittoria a Forio, con l’affetto che ha ricevuto, è forse quella che le ha lasciato più emozioni.
«L’ho detto dal primo secondo dopo il novantesimo della partita con lo Stabia: è stata la giornata più bella della mia vita lavorativa. In passato ho sempre raggiunto un obiettivo con qualunque squadra abbia allenato, che fosse salvezza, play off o vittoria del campionato. Però vincere a Forio è stato bellissimo perché si era creato un grandissimo rapporto con la piazza. Essere nominato nelle canzoni della tifoseria, vedermi su una gigantografia e sentire il loro affetto sincero mi dava enorme soddisfazione, è un grosso privilegio. Ricambio totalmente l’affetto della gente di Forio. È una delle piazze più belle dove mi sono trovato a mio agio. Il prossimo sarà il quarto anno che farò a Forio, e non sono pochi, calcolando che la prima volta sono subentrato a dieci giornate dalla fine».
Veniamo alle note dolenti, tra virgolette. Immagino che con il presidente Amato, con Manna e Pisani, stiate ragionando pancia a terra per organizzare questa nuova avventura.
«Assolutamente sì, come sempre. È un gruppo di lavoro che parte dal presidente, poi lavoriamo con il direttore Milanese e con i due direttori Manna e Pisani. Insieme cerchiamo di costruire la squadra per la nuova categoria. Faremo sicuramente meglio. Diamo soddisfazione alla piazza, non bisogna girarci intorno: sarà un campionato difficile, affronteremo piazze molto più importanti del Forio stesso. Però il Forio oggi è una delle più belle realtà a livello regionale e lo può diventare a livello nazionale, perché è una società solida, fatta di persone perbene, e questo vuol dire tanto. Mi è piaciuta l’intervista al direttore Manna della sua testata, direttore, quando diceva che ci sarà una grossa identità locale: è il nostro progetto, è il mio progetto. Da quando sono arrivato a Forio ho sempre detto di mantenere una grossa identità locale, perché sull’isola d’Ischia secondo me ci sono ottimi giocatori, ma soprattutto bravissimi ragazzi che troppe volte vengono messi in secondo piano. Per come vedo io il calcio, vanno messi in primo piano».
Questa impostazione restringe il numero delle chance sul mercato?
« Appena finito il playout prendemmo sei giocatori per sostituirne sei. L’anno scorso, dopo la finale di play off, abbiamo fatto la stessa cosa: tolti sei giocatori, presi altri sei, aumentando qualità ed esperienza. Quest’anno paradossalmente, andando via un gruppo di giocatori per loro scelta, per esigenze di budget o professionali, prenderemo giocatori che ci daranno quel quid in più per affrontare la categoria in maniera positiva. Su questo tutti possono essere certi, perché è stato così per tre anni e sarà così anche il prossimo».
A Forio quest’anno l’Ischia e il Forio saranno entrambe in Serie D. Ci sarà, lo auguriamo, un derby. Lei si è fatto un campionato di gare contro suo fratello: chi meglio di lei può capire come gestire questa vicenda?
«Quando giochi con tuo fratello altro che derby, è qualcosa di più. Però sarà una cosa favolosa, per un semplice motivo: in un’isola di 44 chilometri quadrati avere due squadre in un campionato nazionale è un vanto per tutto il territorio, che sia Casamicciola, Lacco Ameno, Barano, Forio o Ischia stessa. Anche l’Ischia, dopo la salvezza, ha una società solida rispetto agli anni passati e una struttura adeguata per un campionato importante. Hanno un bel campo, hanno fatto dei lavori. La partita di play off è stata bellissima per l’enorme presenza di tifosi: non è semplice portare due-tremila persone a una partita di Serie D. E poi c’è la rarità: sembra che in Serie D le due squadre non si siano mai affrontate, quindi sarà una novità per tutti. Però è una novità di rispetto, perché siamo due società che abitano a dieci chilometri di distanza, ci conosciamo tutti, l’isola è piccola. Io abito a Forio, molte persone di Ischia vengono a vederci e noi andiamo a vedere l’Ischia. Questa deve essere la sensazione. Poi c’è il campo, c’è il risultato. A livello personale ho fatto gare importantissime con mio fratello Luigi, si può giocare un derby anche tra due luoghi vicini e piacevoli».
Lei ha allenato in Serie D più o meno dieci anni fa. Come è cambiato il campionato? Cosa serve oggi per affrontarlo?
«Il calcio cambia negli atteggiamenti e nelle competenze. Rispetto al mio primo anno a Marcianise nel 2014, dove avevo una squadra composta da tantissimi giocatori di Serie D in una piazza che pochi anni prima era partita dalla C1 ed era poi fallita, oggi la Serie D è un campionato molto più importante. Il calcio dilettante è diventato un vero e proprio contratto lavorativo, mentre prima c’erano vincoli senza contratti veri. Oggi ci sono i contributi, c’è la possibilità di prendere la disoccupazione a fine stagione: stiamo parlando di qualcosa di importante. Chi investe nel calcio fa sacrifici veri e dobbiamo ringraziare i tanti presidenti che investono. Io devo ringraziare il mio presidente, oltre che una grandissima persona, un appassionato, uno che fa tanti sacrifici per fare calcio. Oggi trovare qualità è difficile, perché ci sono molti giocatori che scendono dai professionisti, ci sono squadre che vogliono vincere, piazze importanti con un numero impressionante di seguito. Guardando i social vedevo lo stadio che stanno facendo a Taranto: non sembra uno stadio da Serie D, sembra qualcosa di più grande. Quindi ci sono tante cose piacevoli, ma al tempo stesso si deve rimanere con i piedi per terra, perché come dico sempre il calcio rimane pur sempre un gioco. Un gioco importante, ma pur sempre un gioco».
Ci sono state le conferme: lei, Manna, Pisani, la promozione a vicepresidente di Milanese. Luigi Amato è partito con la parola “continuità”. Ci sono cambi nello staff tecnico?
«La vicenda dei direttori è stata fondamentale, perché avevamo un binomio di persone perbene, serie, competenti. Al di là del presidente, che è un grande professionista, stiamo parlando di Milanese, grosso imprenditore, persona benvoluta da tutta Forio, non solo dalla società. Avere lui in una carica importante significa risolvere il problema extra tecnico in un secondo. Poi ci sono Vito Manna e Nicola Pisani, due ragazzi molto seri, molto perbene, mai una parola sopra le righe. Mi sono trovato benissimo, abbiamo avuto un grosso feeling anche nell’organizzazione della squadra. Sul fronte tecnico Gianfranco Parlato, il prof Pierangelo Pesce e Francesco Chiaiese rimarranno sicuramente. Per esigenze lavorative non so ancora oggi se Franco Verde sarà del progetto, perché ha un suo percorso lavorativo. Molto probabilmente avremo un nuovo preparatore dei portieri che è stato attenzionato, ma dobbiamo ancora chiudere: penso sarà una decisione di qualche giorno, il tempo che io risolva alcuni problemi personali».
Mister, vicenda campo: lei ha già anticipato. È probabile che al Calise si facciano i lavori. Vi allenerete come l’anno scorso, prima a Panza, poi un periodo di ritiro fuori dall’isola, e probabilmente si giocherà al Mazzella almeno per l’inizio del campionato in attesa del nuovo manto erboso.
«Noi a Forio abbiamo la bellezza di avere un sindaco che ama il calcio. Sia il sindaco Stani Verde che il presidente del Consiglio comunale, Gianni Mattera, amano il calcio, questo per noi è un fattore favorevole. Stanno tentando in ogni modo di far fare i lavori al campo, le pratiche burocratiche inizieranno nel minor tempo possibile, anche se lì sarà complicato capire il momento adatto. Inizialmente, come negli anni passati, faremo la preparazione precampionato a Panza e a Rivisondoli, per poi giocare secondo me al Mazzella, dove dovremo avere un permesso dal Comune di Ischia per le gare interne. Con la speranza di tornare prima possibile a Forio, perché parlavo con il presidente: negli ultimi due anni a Forio, su 34 gare di campionato abbiamo fatto 30 vittorie, due pareggi e due sconfitte, una con il Pomigliano l’anno prima e una quest’anno con il Portici, l’unica del campionato. Trenta vittorie su 34 significa che quel campo è un fortino, perché la nostra gente ci stava attorno, ci caricava, era il dodicesimo uomo in campo. Tornare a Forio per noi è fondamentale, anche perché fare la Serie D dopo tanti anni è giusto che si faccia sul campo del Calise».
Date del ritiro confermate?
«Sono ancora in via di definizione, ma penso che inizieremo intorno al 24 luglio, poi a giorni saprete le date esatte. Ci sposteremo dopo qualche giorno da Panza a Rivisondoli per far ritorno ad Ischia intorno al 6-7 agosto, dove resteremo otto-dieci giorni, per poi riprendere a Panza fino a Ferragosto».
Un’ultima in conclusione. La sua conferma con Amato: è stata naturale o vi siete dovuti riconfrontare?
«Le dico la sincera verità, è stato molto semplice, tanto è vero che si può dire che è durata tre secondi. Non si è parlato di nessun accordo in particolare: lui voleva che io continuassi con il Forio, io desideravo continuare con il Forio, soprattutto dopo averlo portato in Serie D. Su questo siamo partiti subito. Poi è stato semplice anche perché non ci sono grandi problemi di accordo, e i direttori erano convinti della mia conferma. È stata una cosa abbastanza semplice. Vediamo se sarà l’ultimo anno o no, perché dopo tanti anni, saranno quattro stagioni, sono tante. Sicuramente la prossima, la prima in Serie D sarà affrontata con determinazione e con fame, poi vediamo quello che succede».
