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Vito Iacono: «Comunità dello Sport? Alla presentazione solo persone che stanno uccidendo lo sport!»

La polemica. Il fiduciario Coni spiega i retroscena di una opportunità che rischia di naufragare

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I sindaci festeggiano il riconoscimento di Comunità dello sport, ma ancora non hanno spiegato bene cosa sia questa iniziativa che unisce l’isola d’Ischia alle comunità di Bacoli e di Monte di Procida. Siamo in un luogo simbolo dello sport a Ischia, lo stadio “Enzo Mazzella”, per capire meglio, insieme a Vito Iacono, fiduciario Coni, cos’è questa Comunità dello sport e provare ad analizzare il percorso realizzato.

– Ti chiedo un commento più che come candidato sindaco per il prossimo 2023, ma come fiduciario Coni. Un progetto di sport che viene presentato con l’assenza totale di tutti coloro che fanno lo sport ad Ischia in maniera seria, costante e continua e che impegnano danari. Una presentazione con due grandi assenti: gli sportivi veri e il fiduciario Coni…
«E’ evidente la strumentalizzazione politica del mancato invito da parte di chi ha inteso escludermi da questa iniziativa, avendo chiesto anche al Coni, da cui sono stato puntualmente informato, la lettera di patrocinio dell’iniziativa che, sicuramente, dal punto di vista anche della valutazione del dossier ha avuto un suo contributo. La verità è che si continua ad utilizzare lo sport per fare politica. Capisco che sono appassionato di basket e mi cacciate dal palazzetto, ci mettete in difficoltà e aspettate che in qualche modo moriamo come realtà sportiva, ma dal punto di vista istituzionale, se una compagine rappresentata dai sindaci, dai rappresentanti delle istituzioni si mette insieme per promuovere un’iniziativa legata allo sport, per un dato etico, di opportunità e di educazione si invita anche il fiduciario Coni.

Ma il problema non è questo. Il vero problema è che, in sostanza, ancora non si è capito cosa propone questa iniziativa. E nessuno spiega tra questo gruppo di Amministrazioni, di cui Forio è capofila, quale sia il beneficio di questo riconoscimento. Ad oggi, come per la Capitale italiana della cultura, dico che manca proprio l’infrastruttura valoriale che poteva far riconoscere questo titolo a questa comunità che, come paradosso, vede capofila un’Amministrazione che sicuramente non rappresenta, non vive, non favorisce il valore della solidarietà e il valore che una comunità dello sport dovrebbe avere. E lo testimonia il parterre dei politici presenti.

Io non faccio politica attraverso lo sport, so distinguere bene i ruoli. Non vado a fare sceneggiate. Non a caso appena c’è stato il riconoscimento, ho chiamato il presidente del Coni regionale e ho fatto presente che è un lavoro, una occasione importante, ma che questa comunità lo deve diventare, perché ad oggi non lo è. E la prova ci è data dalle criticità che vediamo e che soffrono tutte le associazioni sull’isola, non solo nella zona flegrea. Non c’è un minimo di criterio di comunità e neanche di solidarietà per le infrastrutture che non funzionano. Ma a prescindere dalle responsabilità del tecnico del Comune di Ischia piuttosto che di altri, non esiste nulla che ci faccia vedere una comunità sportiva sull’isola. Dalla piscina comunale chiusa al Palazzetto dello sport che non funziona e che costringe la Cestistica Ischia a giocare in casa a Marano perché Ischia ha il palazzetto fuori uso e a Forio non ha trovato posto perché anche lì insorgono dinamiche di natura anche personalistica, legate ad invidie e gelosie. Gli operatori dello sport non parlano fra di loro, anzi litigano fra di loro e concorrono negli stessi spazi invece di mettersi insieme per creare nuove strutture.

Nel merito metterò per iscritto al presidente del Coni una proposta in questa direzione. Che con il riconoscimento del 2024, si dia vita a un piano infrastrutturale, come si fa, per esempio, per le Universiadi. Un’occasione per tutte le Amministrazioni e che venga condiviso con un’interfaccia regionale, anche attraverso il Coni, per adeguare le strutture esistenti e per crearne di nuove. Siamo qui, appunto, in un posto simbolo realizzato negli anni ‘80 dal mio carissimo amico Enzino (Enzo Mazzella, ndr), che ricordo sempre con grande nostalgia. Qui ha realizzato la Cittadella dello sport e ancora oggi il palazzetto e lo stadio sono infrastrutture che in tutta l’isola non sono state né pensate e né realizzate neanche negli ultimi anni. C’è un problema di cultura e di sensibilità che in qualche modo bisogna formare».

LE CRITICITA’ DEL DOSSIER

– Ma esiste questa Comunità con Bacoli e Monte di Procida o è solo la necessità di raggiungere il numero di cittadini residenti per poter partecipare al progetto?
«In verità mi chiedo perché Pozzuoli, per esempio, non è stata coinvolta, visto che Pozzuoli ci ha ospitati per un anno e ha saputo rappresentare e testimoniare il principio della solidarietà in un anno in cui disputavamo lo stesso campionato. Qual è la ragione per cui si mettono insieme delle persone? Oggi è stato premiato il dossier e il progetto e io non ho mai pensato strumentalmente, in qualche modo, di notiziare la Commissione che è venuta a Ischia, la Commissione Europea o il ministro dello Sport circa le criticità evidenti del dossier.

Ma ancora oggi, le società sportive non sono state invitate, o almeno, noi come Forio Basket non lo siamo stati. E’ certo, però, che c’è stata una discriminazione delle discipline sportive, perché? Se sei vicino all’amministrazione e organizzi le gare podistiche piuttosto che le regate veliche, viene invitato a completare il progetto, ma perché quelli del calcio, del calcio a 5, del basket e della pallavolo vengono esclusi da questa iniziativa?

Quello che è grave secondo me è che un progetto di comunità deve nascere dalla base, dall’ultimo tesserato dell’ultima associazione sportiva. Che senso e che valore ha alimentare i soliti affari a favore di qualcuno? Mi ripeto: ci sono consulenze? Ci sono affidamenti? Ci sono dinamiche affaristiche ed economiche dietro un progetto come questo? Il mondo dello sport, almeno quello più rappresentativo dal punto di vista agonistico e formativo e quello che fa crescere i bambini nella quotidianità, nelle palestre con grandi sacrifici da parte della società, non è stato coinvolto. Si chiamano solo quelli che si mostrano plaudenti verso l’amministrazione? Ma di cosa parlano? Qui c’è gente che attraverso lo sport dà vita alla propria vanità e alla propria autoreferenzialità.

C’è qualche docente che batteva le mani al sindaco? A chi vieta l’uso della palestra senza un minimo di rispetto per i ragazzi che non hanno lo spazio per fare sport e che non sanno dove dare sfogo alle proprie passioni? C’è un dato anche di disonestà intellettuale, che veramente fa rabbrividire se penso ai profili e alle persone presenti nella sala del Consiglio comunale di Forio. Praticamente c’erano solo persone che ammazzano lo sport. E’ proprio da disonesti! Mi guardo nella qualità di fiduciario Coni e mi sento di rappresentare la solidarietà a tutte le associazioni sportive che sull’isola soffrono la mancanza di strutture, l’inadeguatezza delle strutture, le criticità anche nella logistica degli spostamenti in terraferma. Non mi sembra giusto che questo mondo dello sport, già così penalizzato, venga strumentalmente utilizzato per dare in qualche modo visibilità a persone che nemmeno conoscono i sacrifici che questi fanno per portare avanti le proprietà società sportive»

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