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domenica, Giugno 16, 2024

Terremoto, il paese che dimentica

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Gaetano Di Meglio | Facciamo finta di trovarci al 25 novembre. E facciamo finta che il terremoto non sia capitato il 21 agosto, ma appunto, il 21 novembre. Bene, se un cittadino qualsiasi del mondo si fosse trovato a passeggiare per Casamicciola o, meglio, per l’isola d’Ischia, non avrebbe mai saputo che questa è stata una terra che ha subito un terremoto. Che ha pagato lo scotto di aver due morti e tutto il resto che gli altri sanno raccontare meglio di me. Gli sfollati, gli edifici distrutti, quelli aggiustati, quelli ricostruiti, quelli che hanno ricevuto il finanziamento, quelli che lo aspettano, quelli che aspettano il condono e tutti il resto.

Il terremoto è una preoccupazione per chi deve incassare il CAS a fine mese, per chi ha trovato un posto di lavoro nei municipi dell’isola, per i politici di maggioranza per dire che stanno facendo e per quelli di minoranza che devono dire “non è stato fatto niente”. Il paese, però, ha dimenticato. Ha superato. Ha cancellato. C’è chi ha trovato la sua fortuna politica, chi ha cambiato vita, chi si è ritrovato a vivere in un altro comune dell’isola e, piano piano, la normalità ha coperto con la sua ferocia il dolore di alcuni, le preoccupazioni di altri e, soprattutto, gli affari dei soliti pochi.

Nei prossimi giorni si faranno le cerimonie, i bilanci ufficiali, le critiche e le celebrazioni: ve le racconteremmo in tutti i modi (video, audio e testo) garantendo, al massimo, la pluralità delle voci e le posizioni dei singoli, ma nello specifico abbiamo deciso di raccontare, in particolare, due storie legate al terremoto del 2017.

Abbiamo scelto due storie in particolare perché, nell’estrema sintesi, il terremoto è solo una delle due. Quella del danaro. Abbiamo deciso di raccontare l’evento che ha cambiato, per sempre, la storia del terremoto. Perché il terremoto, nella sua rabbia, ha prodotto un danno irreparabile per due famiglie e un danno riparabile per molti altri. Quello irreparabile è stato dimenticato. Quello riparabile, invece, continua ad essere l’oggetto dei pensieri di tutti.

Questa, appunto, è la normalità della vita che va avanti. È la normalità della vita che prosegue inesorabile e lascia dietro le sue ferite e i suoi dolori. Vi raccontiamo il terremoto del 2017 attraverso la concessione di un contributo economico, ovvero il danno riparabile e attraverso una storia di dolore, quella del danno non riparabile. Una storia dimenticata. Casamicciola, in particolare, non ha nessun segno della morte di Lina Balestrieri e di Marilena Romanini. Una era di Ischia, l’altra a Monte San Giusto, una cittadina del Maceratese.

Il dato più amaro e triste, però, è che Casamicciola ha dimenticato quello che è successo. In parte tutto è stato avvolto e superato (se mai può essere superato) dalla tragedia del 26 novembre, in altra parte, invece, è stato dimenticato. E’ rimasta la bagarre politica, l’incertezza di certe norme, la confusione della cittadinanza e la caciara degli addetti ai lavori che ha saputo tenere tutto fermo fino a quando le cose non sono andate nel verso giusto: quello che faceva comodo a loro. Non certo ai cittadini che in quel caso erano loro clienti.

Sono trascorsi sei anni e, solo in questi giorni, stiamo assistendo alla frenesia organizzativa per ridare ai cittadini di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio delle scuole degne. Dopo sei anni, inevitabilmente, tutto assume il contorno della sconfitta generale. La ricerca o la conta della colpa, oggi, però, è un’attività priva di senso perché, volendo, riusciremmo – sempre – a trovare una buona giustificazione per il tempo che è trascorso.

Con uno sforzo di onestà intellettuale, tuttavia, ricollegandoci all’inizio di questo pezzo: “Facciamo finta di trovarci al 25 novembre” dovremmo fermarci e guardare attentamente a quelli che sono stati gli ultimi mesi. Mesi importanti per Casamicciola che non abbiamo ancora ben messo a fuoco.

Se ci si ferma un attimo, leggendo anche gli accadimenti più recenti, sembra che abbiamo dimenticato anche il recente passato. Sembra che i guai che avevamo tra dicembre e gennaio come l’evacuazione ad ogni allerta meteo gialla, giusto per citarne una, ed averli superati (almeno per la gran parte dei cittadini coinvolti dai fatti del 26 novembre), non abbia il senso della cosa fatta. Sembra che i quintali di fango tolti dall’alveo Fasaniello, da La Rita e dal Negroponte non significhino nulla.

Le mappe continueranno a dire che il nostro è un territorio dal rischio molto elevato, e continueranno a dire che esistono grandissime “zone rosse” ma è anche vero che il 16,6% del territorio italiano si trova nelle aree con pericolosità per frane e alluvioni molto alta e che il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata.

Ma noi stiamo parlando del terremoto. E se la frana la puoi prevede, il terremoto no. Se la frana la puoi evitare (scappando, ovviamente) il terremoto no. Non avremmo dovuto dimenticare quello che è successo. Non avremmo dovuto dimenticare come eravamo. Non avremmo dovuto cancellare. Ma lo abbiamo fatto. E abbiamo perso.

p.s. ovviamente in tutto questo tempo la questione terremoto è servita per alimentare discriminazioni, strumentalizzazioni, populismo e ogni altro tipo di pressapochismo politico, civile, sociale e del dibattito.

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