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SUOR GORETTI. L’asilo del terrore e il reato di “Maltrattamento ai minori”

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Il caso dell’asilo del terrore non è legato allo scappellotto che tutti invocato. E neanche agli usi e i costumi dei genitori di qualche decennio fa. Per fortuna abbiamo superato quegli anni e la battaglia che lo stato combatte contro molti cittadini è proprio quello di evitare maltrattamenti e vessazioni. Ora, tenendo a parte il bene fatto da Suor Edda per tanti anni e, volendo, tenendo a parte anche il suo attivo in questo sistema, ecco un altro approfondimento della gravità dei fatti emeri dal doppio arresto si “Suor Goretti”. Nell’ordinanza del giudice uno spaccato di vita dura e, davanti al quale, siamo chiamati a non girarci dall’altro lato.

Il giudice, analizzando il reato che ha portato in carcere al 55enne, aggiunge: «In secondo luogo, appare opportuno evidenziare che i singoli comportamenti vessatori possono anche essere naturalisticamente dissimili (ad esempio, ingiurie, percosse, atti di privazione della libertà personale). Ciò che, infatti, rileva è l’omogeneità del contenuto offensivo delle singole condotte e la possibilità di ricondurre le stesse, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, nella generica nozione di maltrattamento (ovviamente nella sua accezione laica, non giuridica).

Ancora, perché sia ravvisabile il reato in argomento, occorre che l’attività vessatoria posta in essere non si esaurisca sotto il profilo volontaristico in quella che sorregge i singoli comportamenti eventualmente rilevanti penalmente, né che si identifichi in quella che colloca i singoli atti in un unitario disegno criminoso che – come tale – si configura come un “percorso” teleologicamente orientato ad un risultato».

PERCHE’ E’ CONFIGURATO IL REATO DI MALTRATTAMENTI AI DANNI DI MINORI

«Nella fattispecie in esame evidente appare la configurabilità del reato di maltrattamenti ai danni di minori affidati alle indagate per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza e custodia. La frequente e costante reiterazione di condotte moleste e vessatorie, sfociate anche in episodi di aggressione fisica, ha certamente determinato un clima oppressivo, umiliante e di sistematica sopraffazione. Inoltre detti atti manifestano chiaramente l’esistenza di un programma criminoso unitario rappresentato dalla coscienza e volontà di sottoporre i minori alla propria condotta abitualmente offensiva, nella incapacità di utilizzare adeguati metodi educativi e pedagogici.

Non può inoltre ritenersi che nella specie si configuri il più lieve reato di cui all’art. 571 c.p. in quanto come costantemente affermato dalla Suprema Corte di Cassazione “L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche lì dove fosse sostenuto da “animus corrigendi”, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti. (In applicazione del principio, la S.C. ha riqualificato, ai sensi dell’art. 572 cod pen., la condotta dell’insegnante della scuola materna di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica nei confronti dei bambini, per finalità educative, non rilevando in senso contrario il limitato numero di episodi di violenza che ciascun bambino, singolarmente considerato, aveva subito)”».

«Che non si tratti di singoli episodi isolati, ma di un vero e proprio sistema educativo deviato utilizzato dalle consorelle presenti in Istituto, lo si ricava dalle reazioni mostrate dalle indagate allorquando scoprono che una delle bambine ha immortalato l’aggressione fisica realizzata da Suor Goretti. La minore riferiva, infatti, che un’altra bambina, dopo averla redarguita sul suo comportamento da “spia”, riferiva alle suore del suo operato la quale era dunque costretta a mostrare il video a Suor Alice, ma in tale circostanza, sorprendentemente, l’indagata invece di allarmarsi e denunciare l’accaduto le chiedeva di cancellare il video – azione apparentemente svolta dalla minore, nella consapevolezza che il filmato sarebbe comunque rimasto nella memoria del suo smartphone.

Il giorno seguente, la minore notava che le suore provvedevano a sottrarre tutti i telefoni cellulari nella disponibilità dei bambini. Tale circostanza appare anche documentata dalle immagini presenti in atti e catturate dalle telecamere installate che immortalano una delle consorelle nell’atto prendere un cellulare dalle mani di un ospite della struttura per poi visionarne il contenuto (vedi Informativa del 2.09.2022). La piccola, aggiungeva, inoltre, che dopo le violenze subite dai fratelli, non interveniva alcun medico né i bambini erano portati al P.S., ma Suor Alice “metteva un limone sul naso del bimbo che sanguinava”».

TUTTE CONCORRENTI NEL PRIMO REATO

«Tali elementi portano a ritenere, dunque, tutte le indagate concorrenti nel reato di maltrattamenti avendo tutte partecipato alla condotta descritta tramite vere e proprie aggressioni fisiche (come nel caso di “Suor Goretti”, “Suor Edda” e “Suor Nellina”) o comunque partecipando alle altrui azioni violente fornendo aiuto nel portare a compimento il reato e ad eliminarne le tracce, esercitando violenza psicologica sui minori costringendoli a cancellare le prove a carico delle coindagate (come nel caso di “Suor Alice”) sottraendo i telefoni a tutti i bambini presenti in Istituto al fine evidente di evitare ulteriori registrazioni compromettenti a carico delle stesse, consce della illiceità e abitualità delle azioni lesive e dispotiche poste in essere ai danni dei bambini. Appare, inoltre, configurata la contestata aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime e dalla relazione di ospitalità, operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

2- continua

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