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sabato, Aprile 20, 2024

So fernut e sord… Stop alle demolizioni in tutta Italia! Esaurito il fondo da 50 milioni di Euro

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Gaetano Di Meglio | Fine. Per ora. Lo scorso 9 gennaio 2024, la Cassa Depositi e Prestiti ha reso noto che il “Fondo Demolizioni opere abusive” ha esaurito la dotazione del fondo ad esso destinato. In altre parole, non ci sono più fondi per le demolizioni. Soprattutto quelle penali, come conseguenza di sentenze passate in giudicato e, di riflesso, anche per quelle “amministrative”, ovvero quelle che dovrebbero realizzare i comuni. “Con riferimento al Fondo demolizioni opere abusive – scrivono dalla Cassa -, di cui all’articolo 32, comma 12, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 novembre 2003, n. 326 (FDOA), si comunica l’esaurimento della dotazione di 50 milioni di euro stimata ai sensi del predetto comma 12. Pertanto, eventuali domande di anticipazione che dovessero essere presentate a partire dalla data di pubblicazione del presente avviso, potranno essere istruite solo a seguito della eventuale ricostituzione della dotazione del FDOA, di cui sarà data notizia mediante apposito nuovo avviso alla clientela”.
È un fatto storico sul quale c’è ben poco da commentare. Un fatto che dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, soltanto che il nostro non è un paese serio. Un paese che con 50 milioni di euro ha fatto la voce grossa contro i deboli e non, invece, contro la grande speculazione. Ma la cosa più ridicola è che lo ho fatto con i soldi contati.

Il sindaco Casal di Principe, uno che con la malavita e con gli abusi ha tanto da fare, nei mesi scorsi, chiedendo un intervento al Governo Meloni nel senso dell’acquisizione a patrimonio comunale degli abusi aveva anche chiarito la verità di cui vi stiamo scrivendo: “Negli ultimi dieci anni, da quando ricopro la carica di Sindaco, dando la piena disponibilità e collaborazione alle Procure, abbiamo abbattuto 5 abitazioni, accendendo mutui con la Cassa Depositi e Prestiti per circa 1 milione e 600.000 euro da ripagare entro 5 anni. Dovremmo già pagare le prime rate di questi prestiti, con un aggravio alle nostre casse già non floride. Faccio presente anche – dice il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale – che il fondo demolizioni di Cassa deposito e prestiti è di solo 50 milioni di euro, dotazione insufficiente già solo per le esigenze della nostra Città, figuriamo per tutta l’Italia. Ma c’è di più: questo fondo è stato istituito una volta per sempre, non viene dunque rimpinguato ogni anno e a quanto ci risulta si è ridotto a circa un milione di euro”. Sono passati i mesi e quel milione di euro è finito. E ora, dirla in parole povere so’ fernut e sord!
Per capire meglio la vicenda, però, è necessario leggere cosa prevede la norma.

“A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi e prestiti è autorizzata a mettere a disposizione l’importo massimo di 50 milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione, denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive, per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all’articolo 27, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, anche avvalendosi delle modalità di cui all’articolo 2, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e all’articolo 41, comma 4, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive anche disposti dall’autorità giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse”.

IL RUOLO DEL PUBBLICO MINISTERO
Spesso abbiamo parlato dei ruoli del Pubblico Ministero e di quello dei nostri comuni proprio nel merito di questa fattispecie. A questo punto è bene chiarire che la norma che istituiva il fondo, ribadiva la competenza esclusiva del P.M. ad eseguire le demolizioni giudiziali (quelle conseguenti alle famose sentenze passate in giudicato), legittima quest’ultimo e solo quest’ultimo ad attivare, per il tramite del comune territorialmente competente, le richieste di finanziamento presso la Cassa depositi e prestiti. E ora, cari Pubblici Ministeri, è finita “benzina” e la macchina delle demolizioni si ferma.

IL FONDO E I COMUNI
Se la Procura si ferma, lo fanno anche i comuni. Qualora mai, questi, volessero, almeno, abbozzare una sorta di difesa del territorio. La norma, infatti, impone ai comuni intenzionati ad eseguire le proprie ordinanze di demolizione, di attingere al fondo di rotazione, giacché la norma chiarisce che questo è stato costituito anche “per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all’articolo 27, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (…), di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive”.
La norma che superava la potenziale mancanza di risorse dai comuni e quindi una sorta di alibi a non demolire (come se i comuni stessero li a gridare vogliamo demolire), aveva imposto l’uso del fondo presso la Cassa depositi e prestiti per garantire la copertura finanziaria alla esecuzione degli ordini giudiziali di demolizione, sia per acquisire la provvista necessaria per la esecuzione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di competenza dell’U.T.C.. Con ovvi va evidenziato che l’ente locale non ha altra strada da seguire all’infuori di quella della richiesta di “anticipazioni, senza interessi, alla Cassa depositi e prestiti” di cui al citato comma 12 se volesse demolire. E anche per i comuni, la “ruspa” non galleggia perché sono finiti i fondi.

I COMUNI RESTANO BLOCCATI
Se per l’aspetto che riguarda le demolizioni giudiziari è chiaro che non si sono altre forme di finanziamento, va evidenziato che nel merito dell’esercizio del potere sanzionatorio comunale, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 25, comma 10, della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria 2002), che prevedeva l’istituzione, presso il Ministero dell’Interno, del fondo per la riqualificazione urbana dei comuni. In tale pronuncia la Corte avverte che “non possono trovare oggi spazio interventi finanziari diretti dello Stato a favore dei Comuni, vincolati nella destinazione, per normali attività e compiti di competenza di questi ultimi, fuori dall’ambito dell’attuazione di discipline dettate dalla legge statale nelle materie di propria competenza, o della disciplina degli speciali interventi finanziari in favore di determinati Comuni, ai sensi del nuovo articolo 119, quinto comma, Cost.

E non sono ammissibili siffatte forme di intervento nell’ambito di materie e funzioni la cui disciplina spetta invece alla legge regionale, pur eventualmente nel rispetto (quanto alle competenze concorrenti) dei principi fondamentali della legge dello Stato. La riqualificazione urbana dei Comuni rappresenta una finalità non riconducibile a materie o compiti di competenza esclusiva dello Stato, e riconducibile invece a materie e ambiti di competenza concorrente (a partire dal “governo del territorio”) o “residuale” delle regioni (…). In definitiva, l’intervento in questione si atteggia come prosecuzione di una pratica di trasferimento diretto di risorse dal bilancio dello Stato ai Comuni per scopi determinati dalla legge statale, in base a criteri stabiliti, nell’ambito della stessa legge, dall’amministrazione dello Stato: pratica che ha trovato nel passato frequente impiego (…) ma che risulta oggi del tutto estranea al quadro costituzionale delineato dal nuovo articolo 119 della Costituzione”. Detto in parole semplici: se la Cassa depositi e prestiti non fondi per le demolizioni, queste si fermano. E non c’è altro da fare!

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