Un ritorno che sa di sfida, più che di nostalgia. Vincenzo Platone riparte da Ischia con un compito chiaro e urgente: guidare la squadra in un finale di stagione dove il tempo è poco e i margini di errore sono ancora meno. Il nuovo allenatore gialloblù non si nasconde e sceglie subito un registro diretto, quasi essenziale, mettendo al centro non tanto il gioco quanto la mentalità. Il tecnico arriva dall’esperienza in Eccellenza, un passaggio che considera determinante per il suo percorso e che oggi rappresenta la base su cui costruire questa nuova avventura.
Mister Platone, per lei è un ritorno a Ischia, questa volta nelle vesti di allenatore. Ha iniziato quest’anno in Eccellenza, a Santa Maria Capua Vetere: che tipo di esperienza si porta dietro, che tipo di insegnamento ha tratto da quella realtà e in che modo potrà essere utile qui a Ischia?
“È stata sicuramente un’esperienza bella, difficile, perché comunque si giocava per fare qualcosa di molto importante e, come diceva il presidente, tante volte noi veniamo giudicati per i risultati. Mi porto la consapevolezza di aver gestito un gruppo importante, un gruppo che si è messo a disposizione e spero che questa esperienza, tra l’altro in un ambiente anche abbastanza duro, possa servirmi per dare una mano alla causa dell’Ischia”.
Il passaggio alla Serie D, per di più in corsa, amplifica responsabilità e aspettative. Platone non si sottrae e, anzi, rilancia sul piano mentale, indicando subito la direzione da seguire.
Lei conosce bene quelle che sono le sensazioni da allenatore, è stato esonerato e conosce le dinamiche che a un certo punto si interrompono tra allenatore e squadra. È successo a lei con il Gladiator, è successo a Corino con l’Ischia. Le volevo chiedere, conoscendo bene lo stato attuale dell’Ischia, una squadra che ha una classifica in qualche modo di comfort ma è comunque a due punti dalla zona playout, se sente la responsabilità di questo momento, considerando anche il salto di categoria dall’Eccellenza alla Serie D in corsa. Inoltre, ha già svolto due allenamenti: che idea si è fatto della squadra, considerando che non c’è tempo e che giovedì si scende subito in campo?
“Come ho detto ai ragazzi il primo giorno, sono cinque crociate. Non vedo tutta questa tranquillità, non me la sento addosso, sento sempre di dovermi spingere oltre. Voglio provare a portare questi ragazzi a spingersi oltre, ad entrare nel mio modo di pensare, che è quello anche laddove tu raggiungi la salvezza domani, per me restano altre partite e tu devi fare i conti. Perché penso che dando questo indirizzo, questa mentalità, oggi, domani, dopodomani, la squadra può fare uno step, ma non sotto l’aspetto tecnico-tattico, proprio sotto l’aspetto mentale. Noi pensiamo che oggi nel calcio la parte mentale sia fondamentale. Per quanto riguarda i ragazzi, non li conosco benissimo perché non li ho seguiti dall’inizio, mi sono fatto un’idea. Credo che sia un gruppo che, se continua a darmi la disponibilità che mi sta dando almeno in questi primi due giorni, possiamo raggiungere la salvezza e poi magari pensare a un futuro migliore per tutti”.
Il tema del tempo torna con forza. O meglio, della sua assenza. E Platone risponde semplificando al massimo il lavoro da fare.
Mister, cinque partite sono poche per provare a creare una squadra secondo le sue idee. Che cosa sarà importante mettere in campo in questo periodo, su quali aspetti intende concentrarsi e quale strada pensa di percorrere in questo finale di stagione, anche in vista della prossima gara contro l’Albalonga?
“Hai ragione, servirebbe tempo, ma tempo non ne abbiamo. Quindi concettualmente soltanto due cose: sacrificio e coraggio. Sono caratteristiche che le mie squadre hanno sempre avuto. È vero che il tempo è poco, ma noi dobbiamo cercare in tutti i modi di raggiungere questi due step. Sono qualcosa che ognuno di noi deve trovare dentro se stesso. Io penso che lo possiamo fare, abbiamo le caratteristiche per farlo e poi secondo me si può incidere anche in un solo allenamento, magari non in percentuali altissime, ma qualcosa si può fare anche da subito”.
Anche sul piano tattico, il tecnico evita definizioni rigide, rifiutando qualsiasi etichetta che possa limitare la lettura della partita.
Mister, lei è noto per la sua identità tattica, è un allenatore che tende a costruire dal basso e a far giocare molto le sue squadre. Considerando che c’è bisogno di tempo per assimilare questi movimenti, pensa di riuscire a incidere in un tempo così limitato come quello che ha a disposizione?
“Non ho mai detto ai miei calciatori di non lanciare in avanti. Pensiamo che ogni situazione vada riconosciuta. Se c’è da fare il lancio lungo o buttare la palla in tribuna si fa, se c’è da capire quando giocare si fa. Il punto è capire il momento tra fare una cosa e l’altra. Noi pensiamo che il calcio vada in questa direzione ed è quello che proviamo a trasmettere, ma non dipende dal giocare dal basso o meno. A parte questo, poi esiste lo stato emozionale, cioè cosa ho io dentro per voler salvare l’Ischia. Come dicevo prima: cinque crociate, sacrificio e coraggio. Crediamo molto in queste cose”.
Un concetto che torna, quasi ossessivamente: ciò che conta davvero è quello che una squadra ha dentro. In un finale di stagione dove non c’è tempo per costruire, Platone punta tutto su questo. E lo fa senza giri di parole.
