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domenica, Marzo 3, 2024

Perdono tutti. Soprattutto Mattia! Il caso di Lacco Ameno

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Gaetano Di Meglio | Perdono tutti. Perde, soprattutto, Mattia, il figlio di Mariarosaria Di Meglio che è stato collocato presso la casa-famiglia di Casamicciola Terme, l’ex asilo che Suor Edda aveva trasformato in un asilo del terrore e che ora vive una nuova dimensione (al netto di alcuni atteggiamenti poco attenti e poco moderati di alcuni volontari).
Ieri pomeriggio, dopo oltre due di confronto, gli agenti della Polizia di Stato, coordinati dal vicequestore Ciro Re e supportati dai Vigili del Fuoco della Caserma di Ischia, hanno fatto irruzione nell’abitazione di Mariarosaria Di Meglio e hanno permesso alle assistenti sociali dell’Ambito Na13 di prelevare il piccolo “Mattia” e di collocarlo, come detto, nella casa-famiglia di Casamicciola Terme.

Una scena forte, dai toni aspri che, tuttavia, poteva essere evitata se da parte della genitrice ci fosse stata un minimo di collaborazione. Anche se, ovviamente, è facile commentare senza avere il problema in prima persona. Tuttavia, però, e qui salgono le colpe delle istituzioni specifiche (ma di certi uffici, abbiamo piene le scatole!), sarebbe stato opportuno provare a trovare una linea di comunicazione anche prima di questo giorno anche se va detto che da giorni la Signora Di Meglio è salita sull’Aventino della battaglia contro le istituzioni e ha continuato senza sosta e senza paura. Il tutto condiviso anche la propria famiglia e la propria mamma che le ha dimostrato solidarietà non solo sui social ma anche picchiato il poliziotto che era intervenuto sul balcone id casa per consentire il prelievo del piccolo Mattia da parte delle assistenti sociali.

Una chiusura totale che non ha fatto altro che irrigidire le posizioni e non consentire una diversa gestione della vicenda.
All’esterno dell’abitazione di Mariarosaria, ieri, c’era un nutrito gruppo di amici e di mamme a testimoniarle solidarietà. Una solidarietà che, fino alla fine, ha provato a far ragionare la donna a cui, come ha poi detto anche il sindaco di Lacco Ameno, era stata concessa anche la possibilità di accompagnare il bimbo presso l’alloggio di Casamicciola. Un modo per dimostrare al tribunale quella sorta di collaborazione che avrebbe significato parecchio nelle decisioni che dovranno essere assunte nel prosieguo.
I tentativi, anche del sindaco Giacomo Pascale, non sono andati a buon fine e il pubblico ministero ha dato l’ordine di eseguire il provvedimento con l’uso della forza. Una scena che rattrista e che accende un riflettore su un lato della vita che difficilmente viene illuminato e che, quando lo fa, poi, però, ti lascia senza parole e sospeso nel prendere una posizione chiara. Sapendo, magari che certamente, la colpa sta solo da una parte.

E’ questa la sintesi, estrema, di una vicenda che andata avanti per anni nel silenzio e nella privacy degli avvocati Clotilde Di Meglio e Mena Giglio e poi è esplosa dopo che la mamma del piccolo è entrata nel vortice di chi cerca visibilità e citazioni. Ma di questo aspetto ne parleremo più avanti.
La storia del piccolo Mattia, ancora con un nome di fantasia, è una storia complessa e complicata che vede protagonisti i genitori. Dopo un divorzio non semplice, la vicenda è diventata ancora più complicata dopo l’arrivo della curatrice del minore nominata dal tribunale che ha contribuito a rendere più tesa e distante l’intera vicenda.
L’epilogo di violenza che si è vissuto ieri a Lacco Ameno, arriva dopo la pronuncia della Corte di Appello che ha dichiarato improcedibili i reclami presentati dalla difesa della donna e dopo l’udienza camerale d’urgenza che si è svolta ieri mattina presso il Tribunale di Napoli.
Un’udienza che, ancora una volta, ha visto il presidente del Tribunale comprensivo della vicenda ma anche determinato a mettere in esecuzione il provvedimento che era stato già emesso nel mese di ottobre.
Senza voler entrare nello specifico della vicenda, anche per conservare quanto più contegno possibile alla storia, il tribunale ha disposto il collocamento del piccolo Mattia presso la casa-famiglia dopo il fallimento di tutte le possibili opzioni messe in campo per consentire al padre di poter avere un contatto con il figlio.

Un padre che, è giusto dirlo, era stato accusato di aver abusato del piccolo e poi, in sede penale (ovvero il giudice che deve stabilire se esiste o meno il reato), si è visto archiviare tutti i procedimenti a suo carico e, di fatto, uscito innocente. Ma se la posizione del padre potesse ancora rappresentare un ostacolo affinché il piccolo Mattia potesse avere contatti con la famiglia paterna, va evidenziato che anche altri incontri protetti con tanto di assistenti sociali, sono falliti allorquando il piccolo Mattia doveva incontrare le zie paterne. Incontri a cui era stata garantita l’assenza del padre e, nonostante gli incontri organizzati come giochi, comunque hanno rimediato un esito negativo.
Ancora oggi, però, la tesi sostenuta dalla mamma e dal mondo napoletano che sembra aver messo il proprio marchio addosso a Maria Rosaria (anche nella battaglia contro la legge 54/2006) è condensata in questo assunto: “Il piccolo ha sempre manifestato paura e disagio nel vedere il padre, anche in incontri protetti. L’uomo era stato querelato per molestie e violenza sul bambino, ma il procedimento è giunto ad un’archiviazione”

Una narrazione, questa della mamma, alimentata dal caos mediatico dei suoi amici di ventura, non fa altro che continuare a calpestare il silenzio del padre del bimbo che, atti alla mano è, non solo innocente dal punto di vista penale, ma ha anche dimostrato ampissima disponibilità nel portare a buon fino il contezioso dinanzi al tribunale di Napoli.

Ad oggi, però, è chiaro che il tribunale di Napoli è intervenuto anche tutelare il diritto del padre a cui viene precluso ogni contatto con il figlio.
Secondo le assistenti sociali di Ischia, infatti, la donna oltre ad essere “alienante” è stata valutata come “ostativa alla bigenitorialità”.
Per capirne di più, quando si parla di bigenitorialità si parte di quel fenomeno che si verifica “a seguito di una separazione. L’affido è abitualmente condiviso o, meglio, detto bigenitoriale, in tutti i casi di assenza di elementi di incapacità genitoriale. Tale scelta mira a garantire una crescita equilibrata dei figli, che devono essere salvaguardati dai meccanismi di ricatto che si generano nella coppia, e tutelati dal giudice competente, che valutato caso per caso, determina i tempi, e le modalità della presenza presso ciascun genitore, fissandone il domicilio presso entrambi, salvo diversi accordi dei genitori”.
Senza continuare il lungo e complicati ragionamenti, proviamo a spiegare in breve l’ambito in cui ha agito il tribunale.

“La sentenza sul principio di bigenitorialità indica che la soluzione deve essere valutata caso nel “miglior interesse del minore, con prevalenza su altri diritti la cui attuazione possa, seppur parzialmente e indirettamente, comprimerlo; l’interprete è chiamato, dunque, ad una delicata interpretazione ermeneutica di bilanciamento la cui specialità consiste nel predicare in ogni caso la preminenza del diritto del minore e la recessività dei diritti che con esso possano collidere”. In sintesi “ogni decisione che si ponga il problema se privilegiare l’interesse del minore in prospettiva futura, al prezzo di produrgli una sofferenza immediata, deve compiere un difficilissimo bilanciamento: la scelta della prospettiva futura può essere ragionevolmente privilegiata solo se è altamente probabile che dia esito positivo nel lungo periodo e al tempo stesso dalla scelta opposta deriverebbe un danno elevato; è per di più è necessario che la sofferenza nel breve periodo appaia superabile senza lasciare strascichi troppo traumatici”.

Così la Corte di Cassazione nella sentenza del 24 marzo 2022, n. 9691 su principio di bigenitorialità. Ed è chiaro che il giudice ha inteso collocare Mattia in una casa-famiglia la fine di fargli ritrovare un equilibrio di consentirgli, nel tempo, di poter riattivare una sorta di contatto anche con il padre che, risultava evidente, era impossibile se il piccolo continuava ad essere affidato esclusivamente alla madre.

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