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venerdì, Aprile 19, 2024

PER IL CIELO DI KIEV. SLAVA UKRAINI! Le mamme ucraine di Ischia ci raccontano la loro guerra a Ischia

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Gaetano Di Meglio | Slava ukraini” è il titolo di questo articolo e anche la nostra posizione. Una posizione chiara: c’è un aggressore e un aggredito.
Vie di mezzo non ne vogliamo trovare. I discorsi pacifisti di questi ultimi giorni, fratelli scemi dei no vax e non altro, li lasciamo a quelli che trovano piacere nell’essere “contro” qualcosa (che sia, comunque, lontano da loro) e contro il sistema.

Abbiamo bisogno di prendere posizione perché, altrimenti, ci troveremo nella stessa fila di quelli che iniziano a dire: la Nato, l’ONU e vanno indietro nel tempo e negli anni. Bene, non c’è nessun innocente e tutti hanno la loro colpa (da Putin a Zelensky, da Macron a Biden fino a Draghi e così via) ma nessuno, oggi, trovi il modo di dire che la colpa dello “stupro” (quello che sta facendo la Russia) è anche “della ragazza che ha indossato la minigonna” (l’Ucraina).
Con questa posizione e questo pensiero vi portiamo in un piccolo viaggio tra le mamme ucraine di Ischia. Un gruppo di donne che sono ischitane da decenni. Che hanno mariti e figli a Ischia e che fanno parte della nostra società. Donne con un grande coraggio, con il cuore diviso tra la nostra terra e la loro terra e una determinazione che spesso ci manca.
Che sia Alessandra, Marianna, Leslya, Natasha, Uliana, Ivanna o Irina non fa differenza: il sentimento è sempre lo stesso. Non importa dove le incontri o quando: hanno tutte lo stesso pensiero, la stessa idea, la stessa rabbia, la stessa paura, la stessa visione. Le abbiamo incontrate al deposito di Maslinda mentre organizzavano i bancali con gli aiuti.

Sono le voci di otto donne, di otto storie, di otto persone diverse ma che vi raccontiamo in maniera univoca, unitaria. Come se fosse una sola persona.

In un momento così delicato e teso da un punto di vista internazionale è complicato farti domande che non siano banali, ma vorrei riuscire a raccontare un po’ come vivete questa guerra così, relativamente, distante.
“Seguo tutto e con grande orgoglio. Da qualche mattina, quando accendo la televisione alle 5, perché riesco a dormire poco, vedo le immagini e piango. Piango anche dal dolore, ma piango anche per l’orgoglio di essere Ucraina, l’orgoglio di appartenere a un popolo forte. E mi fa emozionare anche per questo.”

Parlami un po’ di questo orgoglio. E’ una reazione legata all’invasione e quindi una circostanza o è proprio un sentimento di chi si sente ferito dentro?
“Di tutto. Prima cosa di una ferita enorme, perché da sempre cercavamo di essere indipendenti, anche uscendo fuori dal paese per costruirci un futuro migliore con tutti questi sacrifici. Ho sentito mia cugina che mi ha detto “Cosa metto in valigia? Io non voglio uscire da casa perché qua ci sono anni di miei sacrifici”.

Raccontami i primi giorni di questa guerra assurda.
“In primo momento nessuno ci credeva. Quando abbiamo visto che era iniziata e avevano bombardato dappertutto, è stato panico ovunque. Le sirene suonano ogni poco e dovevano nascondersi e non ci sono locali per nascondersi per tutti. Si, la gente si nasconde nelle fondamenta. Una volta al giorno contattiamo i nostri parenti per “dire se sono vivi”. Ci si alza e si controlla se si ha risposta ai messaggi: “sono vivi””

C’è stata una grande risposta alla richiesta di aiuto per il popolo in guerra.
“Si. Per prima cosa vogliamo ringraziare come popolo ucraino sull’isola verde, il popolo di Ischia che sta diventando il nostro cuore. E ringraziamo Maslinda che con il suo deposito ci permette di raccogliere tante cose, soprattutto per i bambini. Noi queste cose le portiamo poi al grande deposito a Napoli per inviarle in Ucraina. Ringraziamo gli isolani che sono sempre al nostro fianco. Tutta la gente di Ischia manda medicine e cose per bambini, tutti vengono a chiedere cosa serve perché tutti vogliono aiutare. Ringraziamo anche il Forio Basket di Vito Iacono che sono sempre al nostro fianco e ci chiedono se abbiamo bisogno di qualcosa, sono sempre a nostra disposizione.

Come si vive con il cuore a Kiev e la mente a Ischia?
“E’ dura. Io sto da 8 anni a Ischia, ma ho mio padre che vive a 150 km da Kiev, per il momento è tranquillo ma ogni tanto passano razzi, suonano le sirene e devono mettersi al riparo. Sento i miei amici e le mie sorelle che sono in guerra e so che hanno bisogno di tante cose. Grazie a Ischia e all’Italia che stanno aiutando tanto”.

Mi dicevi dell’affetto ischitano…
«La guerra non si vince con pistole e fucili, ma solo con amore e comprensione, come diceva Madre Teresa, e sull’Isola d’Ischia abbiamo trovato questo. Molti ci sono vicini anche solo con un messaggio. Questo è molto importante. Qui siamo tutti uniti e organizzati, vogliamo ringraziare tutti per gli aiuti”.

Chi hai lasciato in Ucraina?
“Guarda, io vengo da Mariupol e ho ancora la famiglia lì. Spero di poter portare qui a Ischia almeno i bambini. E’ un dolore immenso, non ci volevamo credere fino alla fine, un dolore che non si può spiegare”.

Non si dimentica mai la propria terra e c’è sempre voglia di combattere…
“Impossibile. Sono venuta qui nel 2002 e sono 20 anni che sto a Ischia. Io vengo da una città vicino Leopoli e a casa mia ci sono già dei profughi, li ho mia madre e mio fratello. Certo, vivono in una zona, forse, più calma ma sentono sempre allarmi e bombe. Mio padre ha 66 anni e lavora in Polonia e anche lui vuole tornare per aiutare. Io gli dico che si può aiutare anche mandando soldi”.

Anche a distanza la guerra lascia sempre le sue ferite?
“Noi mamme vediamo i bambini disperati. Vedo quelle donne ucraine in TV e vedo che non sono stanche, hanno i bambini in braccio da giorni e sono forti, come se fossero di ferro. Non si permettono di essere deboli perché questa è la nostra guerra”

In che senso? Spiegami perché questa è la vostra guerra.
«Vedi, mia mamma è nata in Siberia perché mio nonno vi fu spedito da Stalin in quanto giudicato nemico perché aveva un pezzo di terra che qualcuno voleva. Qualcuno è rientrato dalla Siberia, altri no. E nelle loro case, specie nel Donbass e in altre zone, entrarono i russi. Per questo metà Ucraina parla russo. Noi siamo sempre stati ucraini e mai russi. La storia ci ha lasciato questa guerra. Come fare a dimenticare Holodomor del 1932 e il genocidio del 1942? Questa guerra è stata studiata anni fa. Nel 1942 furono annegate migliaia di bambine ucraine perché i russi dicevano che non sarebbero più nati cittadini ucraini. Ecco, questo é un nuovo genocidio.”

E la guerra di oggi?
“Io ho un figlio in Ucraina ora e altri 3 a Ischia. Ma il mio cuore adesso sta in Ucraina con il mio popolo e il mio Paese. Oggi come oggi dobbiamo essere tutti forti e aiutarci come possiamo. Noi da qui possiamo aiutare nel nostro piccolo e possiamo dare una mano. Mio figlio si trova in una zona tranquilla, una città vicino la Polonia. E’ difficile e sono molto preoccupata per lui. E’ normale per una mamma essere preoccupata. Ma lui mi ha detto che se anche avesse avuto l’opportunità di tornare a Ischia, perché qui veniva da quando aveva 16 anni, non sarebbe mai scappato a Ischia. Vuole difendere la sua e nostra libertà e poi non avrebbe avuto il coraggio di guardare gli altri in faccia dopo essere scappato”.

Indosseresti l’elmetto e andresti in guerra?
“C’è una frase bella: io difendo il cielo di Kiev. C’è tanta gente li anche per difendere i propri genitori anziani e che ha deciso di combattere proprio per difendere il cielo di Kiev”

Ma tu andresti?
Io sono onesta, quando nel 2014 ci fu la rivoluzione di Maidan, mi venne l’idea di andare a combattere per la mia patria”

E poi?
“Mi fermò mio figlio.”

Com’era l’Ucraina dell’Unione Sovietica?
«Non avevamo diritto di parola, non potevamo andare in chiesa ed era difficile. Ricordo che eravamo piccoli, il giorno dopo Pasqua ci chiesero chi fosse andato in chiesa e una mia compagna di banco rispose di si. Ciò comportò multe alla famiglia perché non si poteva. Mio padre era professore di fisica e mamma lavorava alla posta e non si poterono sposare in chiesa pur essendo cattolici. Facevamo le cose di nascosto. Siamo cresciuti con gli ideali del comunismo, un po’ duri, non era facile vivere sotto dittatura. Ecco perché ora, pensare di vivere sotto dittatura e tornare indietro sotto un dittatore non si può”.

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