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domenica, Marzo 3, 2024

Oggi la verità sul piccolo “Mattia”. La corte di appello ha dichiarato inammissibili i due reclami della difesa

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Gaetano Di Meglio | Questa mattina, alle ore 11.00, presso il Tribunale Civile di Napoli si terrà un’udienza camerale straordinaria per definire la sorte del piccolo “Mattia” (continuiamo a pubblicare il nome di fantasia nell’interesse del bambino anche se, alcuni giochi perversi degli adulti, ne hanno reso pubblica l’identità!). La Corte di Appello di Napoli, analizzando i due reclami proposti dalla difesa della mamma del piccolo, Mariarosaria Di Meglio, ritenendoli entrambi inammissibili ha, di fatto, anche reso inefficace la sospensione del dispositivo di trasferimento in casa-famiglia del piccolo e ha rigettato il reclamo sulla sospensione della genitorialità della donna.

L'appello della mamma di Ischia: "Su mio figlio torna l'incubo della casa famiglia, fermatevi" from Agenzia DIRE on Vimeo.

Come racconta l’Agenzia DIRE, a cui la Signora Di Meglio ha inviato un video (di cui vi riportiamo il contenuto nel capoverso dedicato in fondo all’articolo), “si torna in Tribunale di primo grado con udienza fissata a domani (oggi, ndr)”
Una storia, questa, che fino a quando non è entrato in scena l’avvocato Girolamo Andrea Coffari ha conservato una dignità mediatica e di rispetto verso le famiglie coinvolte e, soprattutto, verso l’identità del piccolo che, purtroppo, in una società piccola come la nostra, corre il rischio di essere marchiato e di essere etichettato come, certamente, non merita. Con la scusa dell’impegno “al fianco di donne e bambini”, forse, è il caso di capire dove sia posizionata la linea della propaganda e quello dell’impegno e non vorremmo che questo stratagemma serva a coprire qualche eccesso di visibilità.
Con la pronuncia della Corte di Appello, come detto, e con il rigetto del ricorso, questa mattina il Tribunale di Napoli (che nel frattempo ha già rigettato una domanda di rinvio dell’udienza camerale presentata dalla difesa della mamma) deciderà sulle modalità con cui il piccolo dovrà essere trasferito presso una casa-famiglia.

Questa storia, tuttavia, merita da parte nostra una ulteriore specifica. Quando abbiamo iniziato a scrivere di questa storia, abbiamo espresso le nostre idee e la nostra posizione, basandoci sugli aspetti generali della vicenda. Una riflessione ampia, che mettesse al centro del racconto gli aspetti generici e complessivi del complicato sistema degli assistenti sociali (purtroppo sull’isola siamo costretti a pregare in tutte le lingue del mondo che vada bene quello che fanno) e sulla complessa gestione di questi casi. Dopo un primo approfondimento, poi, abbiamo deciso di trattare la vicenda con un taglio più di cronaca giudiziaria e abbiamo iniziato a capire come la vicenda avesse raggiunto il livello di ora. Un livello di poca chiarezza, di grande strumentalizzazione e di un pessimo uso delle vicende personali per un uso, diciamo, di pubblicità privata. Fino a quando il complesso contenzioso giudiziario è stato gestito dall’avvocato Clotilde Di Meglio e dall’avvocato Mena Giglio, questa storia è rimasta nel segreto degli studi, nella riservatezza più consona e senza nessuna, ulteriore, pubblicizzazione.

La tesi sostenuta dalla mamma e dal mondo napoletano che sembra aver messo il proprio marchio addosso a Maria Rosaria (anche nella battaglia contro la legge 54) è condensata in questo assunto: “Il piccolo ha sempre manifestato paura e disagio nel vedere il padre, anche in incontri protetti. L’uomo era stato querelato per molestie e violenza sul bambino, ma il procedimento è giunto ad un’archiviazione”.
Una narrazione, questa della mamma, alimentata dal caos mediatico dei suoi amici di ventura, non fa altro che continuare a calpestare il silenzio del padre del bimbo che, atti alla mano è, non solo innocente dal punto di vista penale, ma ha anche dimostrato ampissima disponibilità nel portare a buon fino il contezioso dinanzi al tribunale di Napoli.

“La mamma di Ischia – si legge ancora nella comunicazione dell’agenzia Dire -, la signora Rosaria ha lanciato la sua richiesta d’aiuto: “Non c’è stato ascolto e tutela di mio figlio. La curatrice insiste con il prelievo e collocamento in casa-famiglia e chiede la secretazione del provvedimento. Ci tengono in una morsa mortale, io dico basta. Basta terrore, basta violenza, vogliamo vivere, vogliamo giustizia. Fermatevi”,
La verità è un po’ diversa. La Corte di Appello di Napoli ha rigettato le richieste della difesa e, con il primo rigetto, ha consentito la sospensione della potestà alla signora Di Meglio e con il secondo, ha di fatto reso eseguibile il procedimento di trasferimento del minore.
Inoltre, è giusto sottolineare, un dettaglio di non poco conto. La curatrice del minore ha giustamente chiesto al tribunale di mettere in esecuzione il provvedimento di collocamento in casa-famiglia nella forma “secretata” non per nascondere chissà cosa, ma per evitare che la donna potesse reiterare i comportamenti avuti nel passato e, perché no, anche provare altri tipi di gesti. Una richiesta carica di buon senso. Nel ripercorrere tutta la vicenda, tuttavia, è importante sottolineare altri due piccoli dettagli. La storia del piccolo “Mattia” ha vissuto un momento di svolta molto importante allorquando sono stati indotti al fallimento gli incontri protetti con le zie paterne. Questo punto del racconto, infatti, sembra aver influito parecchio sull’intera narrazione e sulla decisione dei giudici che, questa mattina, dovranno esprimere l’ultima parola e decidere del futuro del bambino. Che, a questo punto, si potrebbe anche dire sottratto al padre!

La denuncia di Mariarosaria Di Meglio
Nel video pubblicato dall’agenzia DIRE (e anche presente sul nostro sito), la Signora Maria Rosaria Di Meglio è stata più che chiara e ha usato parole che non necessitano di ulteriori spiegazioni: “Le speranze riposte in un giusto intervento della Corte d’Appello oggi (ieri) si sono infrante. La Corte d’Appello ha respinto il nostro reclamo e ha rimesso le decisioni nelle mani del tribunale ordinario di primo grado di Napoli. Ancora una volta non c’è stato ascolto, non c’è stata protezione e tutela di mio figlio. Domani ci sarà l’udienza in primo grado, ma già stamattina (ieri) sono state richieste informazioni alla maestra per sapere se mio figlio fosse a scuola (sembra che il piccolo abbia la febbre dal giorno 17, giorno in cui il verdetto della Corte di Appello è stato riservato)”. “La curatrice – continua la donna – insiste con la richiesta di prelievo e di collocamento in casa famiglia di mio figlio e richiede la secretazione del provvedimento in modo che possano rilevarlo senza che noi sappiamo nulla. Nel buio infernale in cui ci tengono da questa morsa mortale, io dico basta, basta violenza. Aiutateci a tenere la luce accesa. Vogliamo giustizia, vogliamo vivere. Mio figlio è un bambino meraviglioso, ha diritto di vivere. Basta terrore, basta prelievo forzoso di un minore, senza ragioni e fuori dallo stato di diritto. Io non voglio stare zitta di fronte a questa feroce violenza istituzionale. Fermatevi.”

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