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domenica, Marzo 3, 2024

Legnini mette ko Langellotto, arriva l’interdittiva antimafia per le “sue” aziende

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Il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, aveva detto che il pericolo infiltrazioni e corruzioni ad Ischia era elevato e, con precisione balistica, ha firmato il provvedimento a danno della società COSTRUZIONI S. AGNELLO SRL, C.F. 03506870637, con sede legale in Sant’Agnello, Via San Martino 6, perché sussistono tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata e tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi, previsti dagli articoli 84 e 91 del Codice Antimafia.

Questo è il succo dell’atto prefettizio che disegna il quadro completo della personalità di Salvatore Langellotto e ricostruisce, in maniera capillare, la rete di società e di appartenenti alla sua famiglia. Una ricostruzione di rapporti con i clan camorristi della Campania che, ancora una volta, ci danno ragione su quanto abbiamo scritto lo scorso gennaio.

Il provvedimento del Prefetto di Napoli, inoltre, mette in evidenza anche il rapporto tra Langellotto e la ricostruzione post frana di Casamicciola. “a seguito della sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari del Langellotto Salvatore – si legge nel documento prefettizio -, lo stesso, come emerge da fonti aperte (testate giornalistiche) sarebbe stato licenziato dalla società di cui era dipendente a tempo determinato che aveva ricevuto in subappalto da OMISSIS la concessione dei lavori per la bonifica delle aree colpite dalla frana di Casamicciola Terme (NA) avvenuta nel novembre 2022”.

Un particolare che viene evidenziato da Di Bari e che nei mesi scorsi era stato sottoposto al rappresentante del governo da una dettagliata nota del Commissario Giovanni Legnini e nelle sue attività di controllo delle aziende che avevano ricevuto da SMA Campania gli appalti per la gestione dei fanghi ischitani dopo i tragici fatti di novembre 2022 che ci ha ferito a vita con la scomparsa di 12 vittime.

La storia, è giusto ricordarlo, è scoppiata dopo un servizio de Le Iene e dopo le minacce ai danni di un attivista del WWF di Sant’Angello e ai danni del giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Vincenzo Iurillo. Un collega coraggioso che, purtroppo, oggi deve  essere protetto a vista dalla Polizia di Stato dopo le minacce ricevuta. Questa storia, però, si lega alla nostra ricostruzione da tempo e che, alla luce di quanto emerge dall’atto del Prefetto di Napoli, ci consegna alcuni dettagli di non poco conto.

Come sappiamo, infatti, Langellotto era per un attimo scomparso dalla gestione dei fanghi ischitani quando l’appalto era stato affidato all’azienda municipale di Casamicciola Terme, l’AMCA. A gennaio, infatti, erano evidenti le attrezzature con tanto di marchio “Langellotto” (poi maldestramente cancellato con la pittura rossa). Poi Langellotto, nonostante la stabile frequentazione dei cantieri ischitani, riappare dopo i fatti di Sant’Angello con una nota ufficiale di Sma Campania che annuncia l’assunzione dell’imprenditore presso un’azienda che gestiva l’appalto ischitano in subappalto.

Leggendo il documento, però, non possiamo non riportavi un passaggio importante perché alla mente riaffiorano certi camion e le scritte prespaziate sulle portiere. “Che il medesimo Langellotto Salvatore era stato, come riportato nelle indicate note, nel 2005, anno di costituzione della società RO.SA SRL socio accomandante della stessa, mentre socia accomandataria era la sorella Langellotto Rosaria, successivamente ne era stato socio accomandatario e, ali epoca della nota, era dipendente dell’indicata società; che la RO.SA SRL, che risulta attualmente sottoposta a liquidazione giudiziale, con nomina da parte del Tribunale di un curatore, è amministrata da DI VINCENZO Nicolò, figlio di Deborah Meneghini, nata ad Ivrea (TO) il 7.09.1968, moglie convivente di Langellotto Salvatore, che, nel 2018, ha donato al figlio le quote di altra società, la DEBORAH SAS (oggetto di separata istruttoria), che all’interno della RO.SA SRL detiene il 95% del capitale sociale.”

L’eredità dell’AMCa vecchia gestione ritorna prepotente in questa storia e lascia più di un interrogativo.

Nel frattempo, per comprendere meglio il profilo di Langellotto e del suo “gruppo” sono interessanti altri passaggi dell’atto prefettizio: “il GIA, alla luce degli elementi informativi acquisiti ed esaminati nella seduta del 02.02.2024, ha ritenuto che, nei confronti della COSTRUZIONI S. AGNELLO SRL, con sede legale in Sant’Agnello, Via San Martino 6, sussistano i presupposti per l’adozione di provvedimento interdittivo senza l’attivazione della procedura partecipativa di cui all’art. 92, comma 2 bis Dlgs 159/2011, (principio del contraddittorio nell’ambito dell’iter procedimentale propedeutico al rilascio delle informazioni antimafia), ricorrendo nella circostanza esigenze di celerità del procedimento, connesse alla indifferibile necessità di impedire che tale società continui a svolgere attività in un settore, quello edilizio, ad elevatissimo rischio di infiltrazione mafiosa, come si ricava dalla previsione normativa relativa alle white list, che inserisce tale comparto nelle attività cd. sensibili, unitamente alla circostanza che Langellotto Salvatore, smg, soggetto cui risultano riconducibili tutte le società indicate riporta una condanna definitiva, per la quale non è intervenuta riabilitazione, per reati di interesse antimafia (art. 416 bis, art. 513 bis aggravato dall’art. 7 L. 203/1991), essendo ritenuto elemento del sodalizio camorristico detto clan ESPOSITO operante un tempo in Santa Maria la Carità, quale articolazione del più noto clan Cesarano, tuttora presente nel territorio di Castellammare di Stabia e nel territorio circostante, ove hanno sede legale le società innanzi indicate;

che di rilievo appaiono, a conferma della caratura criminale del Sig. Langellotto Salvatore, smg oltre alla richiamata sentenza di condanna definitiva per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p., art. 513 bis aggravati dall’art. 7 L. 203/1991 alla quale non è seguita riabilitazione, riportata al n. 9 del certificato del casellario giudiziale del medesimo, anche le altre condanne definitive riportate nello stesso certificato (ben 10) che, sebbene non riguardino ipotesi di reato di interesse antimafia, dimostrano comunque il peso delinquenziale dello stesso; che, a conferma dello spessore criminale dello stesso, si specifica che, il 26.01.2024, è stato sottoposto peraltro con occ 208/2024 alla misura degli arresti domiciliari per una brutale aggressione nei confronti di un attivista del WWFF che aveva sporto varie denunce a tutela dell’ambiente, nel territorio dove operano, svolgendo attività edilizia, le numerose società allo stesso riconducibili.

Di ulteriore rilievo poi, ai fini del concreto e tuttora permanente pericolo di infiltrazione mafiosa cui sono sottoposte le indicate società riconducibili al medesimo Langellotto Salvatore, sono i controlli sul territorio con soggetti gravati da precedenti di rilievo ai fini antimafia; che il quadro grave e rafforzato da una molteplicità di elementi di fatto e di diritto (condanna definitiva per reato rilevante ai fini antimafia, altre numerose condanne e, da ultimo, la sottoposizione agli arresti domiciliari per la brutale aggressione nei confronti dell’attivista del WWF), come sopra richiamati, evidenziano che le ditte facenti capo al LANGELLOTTO Salvatore, direttamente o per interposta persona, sono esposte concretamente al rischio di infiltrazione mafiosa, anzi, vista la molteplicità di imprese, possono essere considerate espressione della e.o. operante nel contesto territoriale, nella figura stessa del soggetto in esame”

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