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giovedì, Giugno 20, 2024

La piazza vuota e la gente perduta. Casamicciola nell’occhio del ciclone. IL FOCUS

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Giuseppe Mazzella | Prologo. Gli anni di Franco
Franco Iacono aveva poco più di 10 anni quando iniziò a frequentare Piazza dei Bagni del Gurgitello alla metà degli anni ‘ 50 del ‘ 900. Il ricordo di quegli anni Franco – che sarebbe diventato nel 1984 Presidente della Provincia di Napoli e poi nel 1985 consigliere ed assessore alla Regione Campania ed ancora nel 1990 deputato al Parlamento Europeo – lo racchiude in un libretto dato alle stampe nel 2004 contenente i suoi interventi su Ischia apparsi sul “Corriere del Mezzogiorno”. Il libro si chiama “Ischia, la mia isola” e l’articolo su “Piazza dei Bagni, un cesto di ricordi” appare dalla pagina 56 alla pagina 57.

“Piazza Bagni fino agli anni ‘ 60 era il centro termale più importante dell’isola. Vi gravitavano oltre 20 stabilimenti, piccoli e grandi. Avevo poco più di 10 anni quando iniziai a frequentare Piazza Bagni. Insieme, ero la loro mascotte, a decine di contadini, arrivavo con il mio piccolo cesto a vendere la frutta della nostra terra. A piedi da Forio per la strada Borbonica. Così fino alla maturità classica. Era il 1960: il cesto era diventato più pesante. Tutte le estati.” Scrive rimarcando le sue origini contadine di cui andrà sempre fiero da fiero meridionalista anche alla facoltà di scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano.
“Partivamo da Forio alle quattro del mattino – prosegue il suo racconto – per arrivare in tempo e prendere il posto migliore sul marciapiede di Piazza Bagni. Ed alle sei già la Piazza, trasformata in mercato, brulicava di gente che usciva dal primo turno alle Terme. Per lo più erano della piccola e media borghesia dell’entroterra campano, pugliese, molisano. Credevano nel termalismo tradizionale e … nella bontà della frutta delle nostre terre”.

Franco scrive il suo amarcord nel 2003. 20 anni fa. Ha oltre 60 anni ed è fuori dalla politica attiva. Scrive ancora: “Passo sempre volentieri da Piazza Bagni: lì sono “cresciuto”. Gli imprenditori coraggiosi sono sopravvissuti e si sono rinnovati. Altri sono arrivati. Si avviano al rilancio in grande stile. Anche nel termalismo tradizionale con i fanghi ed i bagni nelle cabine. A Piazza Bagni: ricordi di grandi umanità, di valori antichi, di sogni anche avverati. Ora di prospettive serie per un futuro ancora importante”. Preghiere o previsioni non esaudite.

I passi lontani
Non ho notizie di ulteriori memorie di “passaggi” di Franco Iacono per Piazza dei Bagni del Gurgitello (questa la denominazione esatta perché erano i “Bagni” di Giulio Jasolino descritti nella sua opera nel 1588 che il volgo ha semplificato in “Piazza Bagni”) . Con Franco ho avuto affettuosi incontri – anche con altri amici – dove mi ha espresso il suo affetto per Casamicciola. “Nella sezione del PSI di Casamicciola dove si riuniva il Comitato di zona del PSI ho trovato la mia università politica” mi ha detto molte volte. Lo fu anche per me per circa 20 anni dal 1965 al 1985 perché fu alto il confronto con personalità come Giovanni Jannelli, Michele Regine, Pietro Di Meglio, Franco Borgogna, Antonino Italiano, Peppino Gamboni, Peppino Iacono e lo stesso Franco Iacono e poi con i deputati Antonio Caldoro, Pietro Lezzi e Silvano Labriola ed altri ancora che qui la penna esclude.

Ho ricordi lontani anche io degli anni ‘ 60 a poco più di 10 anni. Con i coetanei ci incontravamo nel tratto di stradina che circumnaviga il giardino centrale per giocare a pallone. Un tratto di strada poco frequentato che si collega alla grande scalinata di 40, meno o più, scalini. Nessuna auto in sosta si giocava 5 contro 5 con la porta delimitata da due pietre. Avevamo quasi tutti il nome di un calciatore della squadra del cuore. Ricordo Michele, il milanista, che era “Altafini” mentre io ero “Miranda”, un centravanti della Juventus che aveva solo un buon tiro ed io non sapendo fare altro potenziavo la stangata di sinistro per trovarmi una particolarità.

Crescendo mi rendevo conto dell’importanza economica di Piazza Bagni: era il cuore del termalismo di Casamicciola. Conoscevo anche i “ grandi imprenditori” che guidavano il tessuto economico con i loro alberghi e stabilimenti termali: l’ albergo Igea e delle Terme di Don Attilio Calvanese, l’albergo terme Scioli del rag. Ferdinando Scioli diretto dal genero rag. Franco Scibilia, le Terme Maltempo di Don Giosuè Maltempo, le Terme Lucibello di Don Peppino Iacono, le Terme Belliazzi, le Terme Barbieri del signor Buono, le Terme Manzi – del gruppo del comm. Angelo Rizzoli – che erano dirette dal Principe Antonio Pignatelli di Montecalvo di cui fui segretario alla squadra “ Juve Nizzola” presieduta dal Principe Antonio fino alla sua immatura scomparsa nel 1968, le Terme Fiola, le Terme Chiappino, le Terme Verde, la Casa Mazzella, le Terme Immacolata, l’ antico Albergo Quisisana della famiglia De Luise, l’ Hotel Terme Miramonte e Mare all’inizio del Viale Paradisiello. Al centro della Piazza c’era il caffè e pasticceria di Don Peppe Mazza – da Torre del Greco – che competeva per la bontà dei dolci con il Bar Calise di Piazza della Marina ed il negozio di alimentari di Mario Balestrieri. Più su – al corso Garibaldi – c’era il Bar Epomeo dal 1910 di Mattera “O’ spaccone” ed il Bar Pizzeria di Vito Migliaccio, la Macelleria di Peppino De Luise, la barberia di Pompeo Migliaccio, simpaticissimo con i suoi capelli rossi ed il sorriso smargiante.
Quasi tutte le case di Piazza Bagni erano “affittacamere” ed è probabile che con 100 anni di anticipo sui tempi i “B&B” siano stati inventati lì.

LA VIA DI OGGI
Da 53 anni – cioè dall’ istituzione del senso unico in Via Principessa Margherita dove ho casa – sono costretto ogni giorno con la macchina a fare il giro per Piazza dei Bagni. Imbocco via Pio Monte della Misericordia e la faccio tutta e così vedo le macerie del Pio Monte di sotto e quelle di sopra, cioè lo stabilimento -ospizio in vergognosa e puzzolente rovina e le mura crollanti delle sorgenti termali antichissime risalenti al 1604. Via Pio Monte della Misericordia invece di avere giardini fioriti a destra ed a manca ha terreni incolti ed abbandonati orridi alla vista di un essere civile. Poi un tratto di corso Vittorio Emanuele ed infine piazza Bagni. È vuota e senza gente. A qualsiasi ora del giorno. È un vuoto spaventoso e doloroso. È l’abisso rispetto alla descrizione di Franco Iacono di 60 anni fa. Il grande albergo delle Terme Manzi – l’unico che aveva le cinque
stelle ed appena rivalorizzato con un grande investimento dalla famiglia Polito di Forio – è chiuso per fallimento finanziario.

Il grande investimento si è rilevato improduttivo nella competizione nazionale e locale. Chiuse anche le terme Maltempo e le Terme ex-Scioli. È più facile indicare l’unico stabilimento termale aperto – quello Belliazzi – rispetto a tutti quelli chiusi. Nella piazza tenacemente resiste il Bar Bocconcino e Gennaro Di Costanzo, il gestore, è solo nel bar senza clienti con l’obiettivo almeno di “vendere 40 caffè nel corso dell’intera giornata ma non avviene sempre”. Il tavolinetto con due sedie sul marciapiede per attrarre clienti al Bar è sempre vuoto.
Negli ultimi 13 anni Piazza dei Bagni ha subito due alluvioni – 2009 e 2022 ed un terremoto nel 2017. Tutto il sistema economico è saltato ma è depauperato anche il tessuto sociale. Anche le abitazioni sono nella stragrande maggioranza vuote.

È chiusa perfino la cappella gentilizia di proprietà degli eredi del sacerdote Giovanni Piesco “aperta al culto dal vescovo Giuseppe Candito il 14 luglio 1892 e dedicata a San Francesco d’ Assisi” dice una lapide. Il portone della chiesetta è ricoperto da un tavolato con l’immagine di S. Francesco e con la scritta “Casamicciola risorgerà”. Forse una polemica tra gli eredi del sacerdote e quello che è rimasto della comunità locale. La festa del 4 ottobre di San Francesco era l’unica festività per Piazza Bagni con l’addobbo della cappella – che comunque pur essendo privata aveva un uso pubblico testimoniato dalla lapide che recita “aperta al culto” – e le luminarie con l’esibizione della banda musicale. Questa cappella abbandonata insieme all’ abbandono della “sorgente dell’occhio”, l’unica fredda, dove si bagnava Alphonse de Lamartine danno la dimensione triste della rovina, delle macerie, della notte civile.
Dopo Piazza Bagni debbo attraversare Corso Garibaldi che ha un muro crollante da sei anni e la corsia è protetta. Il platano sulla strada scassata ricorda permanentemente il terremoto.

Penso che il sociologo Crepet invitò come primo atto per la ricostruzione di “togliere le macerie dalle strade perché ve le portate dentro di voi”. Perfetto. Proprio quello che non si è fatto. Il tratto di corso Garibaldi alberato dai platini di Re Ferdinando a destra ed a manca ha tutte case e palazzi vuoti tranne l’eccezione del compendio dell’Hotel La Maggioressa aperto e faro di luce nella notte. Ma che ricostruzione è mai questa se l’area lievemente colpita dal terremoto (VIII grado della Mercalli) è ancora evacuata nei compendi immobiliari di alcune famiglie come quelle dell’avv. Antonio Iacono, la Villa Giuochi, la villa Eden?

L’ imbocco di Via Principessa Margherita manifesta l’orrore del terremoto.
Le due ville in stile Liberty ex- La Camera e dottor Iaccarino di proprietà di un ente religioso che si dice le abbia vendute ad un imprenditore napoletano sono abbandonate ed ormai i deliziosi giardini sono ricoperti di rovi. Vuoto il compendio dei fratelli Napoleone, della famiglia Di Massa, e di quella Boccalone ed ancora Mattera. Abbandonata la villa comunale della Bellavista dove c’erano il municipio ed il museo civico ed in parco pubblico è invaso dalla sterpaglia. Abbandonato l’edificio della scuola media Ibsen e l’ex-centro per l’impiego che era la villa del dottor Giuseppe Mennella (1867-1949) che ho inutilmente chiesto di recuperare per una “Casa della Storia”. Vuoto il villino Epomeo degli eredi del prof. Angelo Monti. È questo è lo spettacolo che offre Via Principessa Margherita di Savoia, la più importante strada residenziale di Casamicciola.
“La ricostruzione dipende dall’ iniziativa di tutti” ha ripetuto il Commissario Giovanni Legnini presentando l’ordinanza n.24 sulle “delocalizzazioni volontarie” il 14 settembre all’ Istituto tecnico Mattei. La considerazione di Legnini mi ha riportato alla mente un’altra osservazione che faceva spesso Ugo La Malfa: “l’Italia è il Paese dove la responsabilità collegiale finisce sempre in irresponsabilità collettiva”.

Infatti nella ricostruzione di Casamicciola c’è una “irresponsabilità collettiva”.
Nessuno si sente “responsabile” e ciascuno agisce per “competenza” trasferendo ad altri le “inadempienze”.
Pietro Nenni – di cui Franco Iacono fu amico intimo – diceva che i tempi bisogna affrontarli con “il pessimismo della ragione ma con l’ottimismo della volontà”. Se fosse vivo e passasse per Piazza dei Bagni del Gurgitello facendo il mio percorso quotidiano non so se Nenni lo ripeterebbe.

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