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domenica, Marzo 3, 2024

IL “DONO”DEL BARONE PER I DANNI DEL DUCA. 338 giorni “torna” il pericolo a San Montano

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Il pericolo torna attuale dopo 338 giorni e dopo tutta l’estate ricca di super eventi. Solo il 30 ottobre 2023, il pericolo diventa così pericolo che si corre ai ripari. Il 15 novembre lo sgombero del Parco. Nel frattempo migliaia di persone hanno frequentato il parco...

Gaetano Di Meglio | Di questa storia ne abbiamo già parlato sul nostro giornale nei giorni scorsi, tuttavia, però, crediamo che un supplemento di indagine sia necessario e obbligatorio. L’ordinanza di sgombero del Negombo, firmata lo scorso 15 novembre del sindaco Pascale ha bisogno di un approfondimento importante. Soprattutto per non passare per allocchi e per non fare come gli struzzi. Purtroppo abbiamo il collo che non si piega e resta dritto. E questo fatto non piace ai più.
Prima di dirci la cruda verità che viene fuori, è quanto mai opportuno capire di cosa stiamo parlando.

LA STORIA
A seguito degli eventi calamitosi del 26 novembre 2022 arriva l’ordinanza di sgombero del sindaco di Lacco Ameno di aree rientranti nell’area del Parco Termale Negombo. Un’altra “tegola” per Paolo Fulceri Camerini.
L’ordinanza sindacale contingibile e urgente del terreno alla via San Montano per rischio esterno è stata adottata all’esito delle ricognizioni dei tecnici della struttura commissariale e notificata alla Società Immobiliare Cinarime. Facendo riferimento alle schede AeDEI Ischia 2023, acquisite solo il 30 ottobre scorso, nelle quali sono stati evidenziati: «il pericolo di crollo di massi di grandi dimensioni, anche superiori al mc; la presenza di sinkholes; le vie esterne retrostanti l’edificio presentano un pericolo di crollo localizzato dal versante adiacente; transennatura e protezione passaggi area a rischio evidenziata in mappa allegata».

Pascale richiama la norma «che prevede che il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina, ovvero chi per suo conto è obbligato alla conservazione o alla vigilanza, deve provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo».
E quindi, «effettuato il necessario bilanciamento degli interessi pubblici e privati coinvolti, attraverso una esaustiva, ragionevole e proporzionata ponderazione e valutazione degli stessi», valutata l’urgenza, ha adottato il provvedimento.

Ordinando «Lo sgombero immediato dei fabbricati (unità immobiliari) insistenti sulle proprietà private» individuate dalle particelle catastali.
Nonché «Il divieto di utilizzo di detti locali e dei fondi, dalla data odierna, ai proprietari e a chi, a qualunque titolo, occupi gli alloggi in questione, nonché a chiunque altro, fatta eccezione per il personale espressamente autorizzato ad effettuare rilievi ed interventi tecnici in condizioni di sicurezza, nelle more delle determinazioni da prendersi con i medesimi proprietari e con gli organi e gli enti competenti, in ordine agli interventi di carattere definitivo da porre in essere; ai proprietari dei terreni e dei fondi de quibus, di provvedere ad horas all’esecuzione di tutte le opere ed accorgimenti utili ed opportuni al transennamento, con strutture fisse (recinzioni, barriere provvisorie, paratie, ecc.), idonee ad interdire a chicchessia l’uso delle zone interessate, nonché all’esecuzione dei lavori per la rimozione dei pericoli riferibili allo stato di criticità rilevata e sopra dettagliata».

Intima altresì «non appena saranno rimosse le condizioni interdittive, al proprietario, come sopra generalizzato, degli immobili sopra descritti ed identificati, e fatto salve successive verifiche, di far effettuare una verifica approfondita degli immobili insistenti sui fondi di che trattasi e di provvedere a mettere in atto tutti i lavori di assicurazione che il caso richiede a salvaguardia della pubblica e privata incolumità». Avvertendo che in caso di inottemperanza si procederà d’ufficio ai lavori con spese in danno.
Una ordinanza un po’ “generica” nei contenuti, ma che di fatto al momento inibisce una parte del parco termale, rinviando a successive valutazioni l’onere degli interventi definitivi.


LO SCANDALO
Ora è necessario focalizzarci su tre date in particolare. 26 novembre 2022, 30 ottobre 2023 e 15 novembre 2023.
La frana di Casamicciola è avvenuta, un anno fa, il 26 novembre 2022. Passano i giorni e il 30 ottobre, dopo un’intera estate lavorativa fatta alla grande, dopo i grandi concerti dell’estate, i grandi eventi di qualità come Ipomea e Ischia Safari, e alla fine della stagione turistica, quando il parco termale del Duca chiude, i tecnici producono le schede AeDEI il 30 ottobre.
Dopo 338 giorni, come abbiamo letto, mettendo a rischio tutti quelli che in questo lasso di tempo hanno frequentato il più bel parco termale che abbiamo sull’isola, si scopre che stati evidenziati: «il pericolo di crollo di massi di grandi dimensioni, anche superiori al mc; la presenza di sinkholes; le vie esterne retrostanti l’edificio presentano un pericolo di crollo localizzato dal versante adiacente; transennatura e protezione passaggi area a rischio evidenziata in mappa allegata».

Alla faccia della sicurezza! Alla faccia del pericolo e, soprattutto, alla faccia dell’ordinanza contingibile e urgente!
In pratica, dopo il 15 novembre, il Duca potrà chiedere ai fondi della ricostruzione per mettere in sicurezza il parco.
Ma se dopo 338 giorni non c’è stato l’ombra di un solo pericolo e migliaia e migliaia di cittadini hanno goduto del parco, come si fa a sostenere questo pericolo?
Chi ha esposto a questo pericolo tutti gli avventori del Negombo?
Siamo davanti ad un tuffo nella sicurezza? Davanti ad un tuffo nei fondi per il ristoro dei danni?
Ci verrebbe da usare altre terminologie, ma ci fermiamo al titolo “Un dono per il duca”. E le intelligenze ischitane potranno, da sole, collegare gli eventi, le date e gli effetti di questa ordinanza contingibile e urgente dopo 338 giorni.
Un po’ come la storia delle perizie asseverate per il sisma. Come dire, c’è chi riesce a trasformare la parola emergenza in ricchezza. E sono pochi. I più, infatti, restano solo ad emergenza!

PUBBLICO-PRIVATO
La storia di questo costone pericoloso, però, ha un’altra pagina da raccontare. Una pagina che va letta con attenzione.
Il pericolo che incombe sul Parco Negombo è uno di quelli che rientravano nel primo piano di messa in sicurezza presentato dal Comune di Lacco Ameno all’indomani della frana di un anno fa. Una previsione, questa, che si è scontrata, però, con la normativa in vigore che limita l’intervento pubblico sulle proprietà private. Un po’ la storia che abbiamo vissuto a Sant’Angelo e che il TAR ha interpretato in diversi modi. Dal primo elenco di interventi, però, dopo una successiva verifica e dopo diverse riunioni, anche presso la Struttura Commissariale, il Comune di Lacco Ameno ha ritenuto di scorporare questo intervento e di lasciarlo nella esclusiva responsabilità del privato. A questo punto, però, entra in gioco l’ordinanza del sindaco e la pubblicazione dell’ordinanza di sgombero in virtù delle Schede Aedei. Questa condizione, come è chiaro, consente alla Società del Negombo di attivare il processo di richiesta di contributo al Commissario. Richiesta che non è stata ancora avviata e che, però, rimarca l’interrogativo che ci siamo già posti: c’è il pericolo o no? Perché da Novembre 2022 si arriva ad Ottobre 2023 per sgomberare il parco? Perché si sottovaluta il pericolo e si consente al Parco di lavorare durante tutto il 2023? Una domanda legittima, non trovate?

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