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Due case di necessità salvate dalle “ruspe”. Continua la “difesa” ad oltranza

Bloccate “in extremis” dall’avvocato Bruno Molinaro le ruspe di stato per due abitazioni di necessità a Napoli e a Torre del Greco. Tra gli esecutati una bimba di nove mesi. I paradossi di un paese sempre più “leviatano”

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Bloccate all’ultimo momento dal Tribunale e dalla Corte di appello di Napoli due demolizioni di abitazioni di necessità a Napoli (Pianura) e a Torre del Greco in accoglimento di tempestive istanze di sospensione presentate dall’avvocato Bruno Molinaro, legale degli occupanti, fra cui alcuni minori e una bimba di nove mesi, destinati ad essere deportati in case famiglia in caso di resistenza allo sgombero già programmato.

Nelle istanze di sospensione il difensore aveva, fra l’altro, rappresentato che “l’istante ha interesse ad evitare che la sanzione venga eseguita non solo perché deve essere salvaguardato il proprio diritto alla tutela giurisdizionale, ma anche perché, essendo sprovvista di altro alloggio e non avendo il comune prospettato alcuna soluzione alternativa a garanzia del diritto di abitazione, l’esecuzione della ingiunzione di demolizione finisce per rappresentare una misura abnorme e non proporzionata allo scopo, esponendo l’istante stessa ad un pericolo concreto di danno grave ed irreparabile, particolarmente accentuato in un momento storico, come quello attuale, in cui l’emergenza sanitaria da Covid-19 continua a far registrare un elevato numero di contagi e di vittime”.

Per la demolizione prevista a Napoli il dramma della famiglia raggiunta dall’ordine di evacuazione della Procura Generale è stato efficacemente riassunto dall’avvocato e scrittore umorista Gianni Puca in un post pubblicato sui social poco prima dell’accesso sui luoghi della Polizia e della impresa incaricata della esecuzione.

“Sono notti che non dormo. Martedì, a Napoli, una famiglia di persone perbene verrà divisa in maniera crudele, senza una motivazione valida. Quattro minori, di cui uno di pochi mesi e uno di un anno andranno in una casa famiglia. Gli assistenti sociali hanno riferito che i genitori potranno stare con loro per quindici giorni. Ciò perché vivono in una casa costruita circa venti anni fa dai loro nonni, in assenza di concessione. Successivamente, hanno pagato condono, ma il Comune ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per rilasciare la licenza edilizia, tenendosi, tuttavia, i soldi del condono. Ossia gli ultimi risparmi di una famiglia umile, i risparmi di una vita. Ora il nonno non abita più lì, ci sono i figli, i nipotini, che sono nati e cresciuti lì. Ma il Comune di Napoli e la Procura hanno urgenza di abbattere quell’edificio e quelle famiglie, sebbene si trovi in mezzo alle campagne di Pianura, in un punto che non dà fastidio a nessuno. C’è urgenza di spendere circa 100 mila euro di denaro pubblico per abbattere un edificio, senza poterli recuperare, atteso che quella famiglia non possiede altro. C’è urgenza di buttare dei bambini in mezzo alla strada, di strapparli ai genitori.

E si deve abbattere proprio quel fabbricato, perché i mostri ecologici, quelli sottratti alla camorra, quelli ancora appartenenti ai camorristi o a gente che merita più rispetto, non si possono toccare. Solo a Pianura ci sono migliaia di edifici costruiti senza licenza edilizia. Certamente non giustifico i nonni che hanno commesso l’abuso, ma mi chiedo un paio di cose: 1) se la popolazione, tra un piano regolatore e l’altro, si raddoppia, quelli nati medio tempore dove dovrebbero andare ad abitare? 2) se solo a Pianura ci sono migliaia di costruzioni abusive, il Comune e la Procura dov’erano? Perché non hanno evitato che iniziassero a costruire? 3) se si decide di eliminare il problema abbattendo tutte le costruzioni abusive, considerato che il 90% di queste persone non ha i soldi per autodemolire, il Comune andrebbe in fallimento? 4) come mai nel calendarizzare le demolizioni non si segue l’ordine logico stabilito dalla stessa Procura di Napoli? Perché si inizia dalla povera gente? 5) Come il Comune pensa di risolvere il problema di tante famiglie messe per strada da un giorno all’altro? Non sarebbe più semplice, logico, umano e economicamente conveniente per un comune già in dissesto, acquisire questi immobili (quello nella fattispecie è già stato pure acquisito), e far pagare agli occupanti un canone di locazione come quello che fa pagare lo stesso comune di Napoli a quelli che hanno occupato abusivamente alloggi di edilizia popolare?

Almeno i primi l’immobile se lo sono costruiti a spese loro, i secondi ci sono entrati forzando le serrature. Possibile che con questi problemi da risolvere, chi di Potere pensa a fare provvedimenti per vietare di stendere il bucato sui balconi, per vietare ai bambini di giocare a pallone per le strade? Una volta i napoletani erano compatti. Certi atti di prepotenza estrema facevano scoppiare rivoluzioni. Martedì mezza Napoli dovrebbe stare a Pianura, a via Arcangelo Corelli, sotto casa di questi bambini, e l’altra mezza Napoli sotto il Comune di Napoli, per far sentire la voce di Napoli al mondo. Per far capire a chi è lì a governarci, che noi abbiamo cacciato i piemontesi, i tedeschi, gli juventini, e tutti quelli che ci hanno occupati senza il nostro consenso.

A Napoli lo abbiamo deciso sempre noi da chi farci occupare e fino a quando. Abusivi siete voi! Che fine ha fatto l’umanità? Sarei felice se tutti gli amici giornalisti dessero risalto a questo evento di straordinaria disumanità”

Nel caso di Torre del Greco la sospensione è stata, invece, disposta dallo stesso giudice che l’aveva precedentemente negata, una volta accertato che la parte, con il patrocinio sempre dell’avvocato Molinaro, aveva proposto ricorso per cassazione, lamentando, fra l’altro, l’illegittimo rigetto di una istanza di rinvio della discussione dell’incidente di esecuzione poiché “l’attestazione dell’esito del test antigenico rapido per la sorveglianza Covid 19”, rilasciata dalla Regione Campania alla interessata e recante “esito positivo”, era risultata priva di sottoscrizione da parte dell’operatore sanitario.

Il difensore, nel proprio ricorso, ha evidenziato, sul punto, che l’istante, una volta effettuato il test antigenico presso la farmacia di riferimento, aveva ricevuto, dalla stessa Regione Campania, come da prassi, un sms contenente il codice OTP da inserire, unitamente ai numeri della propria tessera sanitaria, sulla piattaforma regionale E COVID Sinfonia, sottolineando, nel contempo, che non vi è alcuna norma che preveda l’obbligo di sottoscrizione della certificazione da parte dell’operatore sanitario, come – del resto – confermato anche dal Protocollo d’Intesa stipulato tra la Regione Campania – Federfarma Campania e l’Asso Farm Campania, avente ad oggetto “accordo per l’effettuazione dei test antigenici rapidi di screening per l’infezione di SARS CoV – 2 da parte delle farmacie della Regione Campania”.

Le due vicende, come tante altre simili, lasciano intendere, in definitiva, che lo Stato italiano rassomiglia sempre più a un “Leviatano”, incarnazione del caos, in quanto, anche di questi tempi segnati da guerra, pandemia, crisi economica, ecc., il grido di dolore dei pochi malcapitati di turno continua ad essere ignorato, probabilmente perché la furia giustizialista ha preso il sopravvento ed anche perché la politica nazionale, abdicando al proprio ruolo e rinnegando la sovranità popolare, ha scelto di essere subalterna alla Magistratura, che ovviamente si preoccupa solo di far eseguire le sentenze.

Pazienza … se poi l’esecuzione di tali sentenze avvenga nella maggior parte dei casi dopo decenni e senza un criterio, generando paura e perplessità tra le persone, soprattutto tra quelle più umili che si guardano intorno e non capiscono perché mai, in prossimità delle loro case da abbattere, ci sono palazzi e talvolta interi quartieri abusivi che restano al loro posto, nemmeno sfiorati dall’azione di ripristino della c.d. legalità violata.

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